Rinnovabili, quasi 7 progetti su 10 bloccati dalla burocrazia

CATEGORIE:

Il rapporto di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili” presentato a KEY di Rimini analizza ritardi nelle autorizzazioni, nodi irrisolti tra Mase e Mic e il calo dei nuovi progetti sottoposti a valutazione.

ADV
image_pdfimage_print

In Italia quasi sette progetti rinnovabili su dieci restano intrappolati nella burocrazia.

Su 1.781 impianti attualmente in valutazione nelle procedure Via Pnrr-Pniec, ben 1.234 (il 69,3%) sono ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica, con alcuni dossier fermi da anni e 17 progetti che aspettano una risposta addirittura da prima del 2021.

È il quadro che emerge dal report “Scacco Matto alle rinnovabili” di Legambiente (link in basso), presentato alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, che fotografa una transizione energetica rallentata da iter autorizzativi lunghi, pareri contrastanti tra le istituzioni e un numero crescente di progetti bloccati.

Una situazione che, secondo l’associazione ambientalista, appare particolarmente critica alla luce dell’attuale contesto geopolitico e delle tensioni energetiche degli ultimi anni, che hanno evidenziato la fragilità di un sistema ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili.

I dati salienti

Nel rapporto vengono analizzati numeri, procedure e casi concreti di impianti bloccati, e vengono avanzate alcune proposte operative rivolte al governo per accelerare la transizione energetica.

Tra gli esempi più emblematici citati da Legambiente figurano due parchi eolici offshore in Puglia: uno nel Golfo di Manfredonia, presentato nel 2008, e un altro nel basso Adriatico tra Zapponeta, Manfredonia e Cerignola, depositato nel 2012. Quest’ultimo ha ottenuto nel 2023 un parere positivo con prescrizioni dalla Commissione tecnica, ma a quasi quindici anni dalla presentazione resta ancora fermo.

Il rallentamento emerge anche da altri indicatori amministrativi. Sono 160 i progetti ancora in attesa della determina finale della Presidenza del Consiglio (richiesta in caso di conflitto tra Mase e Mic), 45 in più rispetto all’anno precedente, mentre 88 impianti risultano bloccati da pareri delle istituzioni competenti per i beni culturali, di cui 80 dal ministero della Cultura.

Secondo Legambiente, proprio le soprintendenze rappresentano spesso uno dei principali fattori di rallentamento, con valutazioni negative che in diversi casi contrastano con i pareri favorevoli della Commissione tecnica Via Pnrr-Pniec, organismo che peraltro opera con organico incompleto (di norma dovrebbero esserci 70 commissari, ma al momento ne mancano 20).

A preoccupare è anche il drastico calo delle nuove iniziative sottoposte a valutazione ambientale. Dopo il boom registrato negli anni precedenti, con 609 progetti presentati nel 2023 e 603 nel 2024, nel 2025 le nuove istanze di Via sono scese a 149, segnando un crollo del 75,3% rispetto all’anno precedente.

Un rallentamento che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi energetici nazionali: l’Italia deve infatti arrivare a 80 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030 (a partire dal 2021), come previsto dal decreto sulle aree idonee.

Parallelamente, Legambiente critica anche alcune scelte normative recenti, come l’impostazione del decreto bollette che sottrarrebbe risorse allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica continuando invece a sostenere il sistema del gas.

Il rapporto analizza anche i conflitti territoriali che rallentano lo sviluppo degli impianti. Negli ultimi anni Legambiente ha mappato 108 casi di blocchi alle rinnovabili, di cui 18 registrati nel 2026. La regione con il maggior numero di casi è la Puglia (14), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10 ciascuna).

Tra gli episodi più rilevanti citati, c’è un progetto eolico da 23 MW previsto su un’ex cava ad Ariano Irpino, fermo per la presenza di un vincolo archeologico, e l’hub rinnovabile offshore al largo di Ravenna (oltre 750 MW tra eolico, solare galleggiante, accumuli e idrogeno) che, nonostante la Via positiva e i permessi ottenuti nel 2024, resta bloccato per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato.

In Umbria, invece, alcuni cittadini di Terni si sono visti negare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti perché giudicati “non esteticamente gradevoli” e visibili dall’alto.

Nel rapporto l’associazione evidenzia però anche i segnali positivi della transizione energetica. Nel 2025 eolico e solare hanno superato per la prima volta nella storia europea la produzione elettrica da fonti fossili, generando 841 TWh all’anno, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Ue, contro 809 TWh delle fonti tradizionali e 652 TWh del nucleare.

Anche l’Italia ha contribuito a questo risultato con 65,7 TWh di generazione da eolico e solare, di cui 44,3 TWh dal fotovoltaico e 21,4 TWh dall’eolico. A fine 2025 la potenza rinnovabile cumulativa installata nel Paese ha raggiunto 81,48 GW, con 8,1 GW sommati nell’ultimo anno.

Secondo Legambiente, per centrare gli obiettivi al 2030 l’Italia dovrà installare oltre 11 GW di nuova potenza rinnovabile ogni anno, un ritmo che l’associazione considera raggiungibile a condizione di semplificare gli iter autorizzativi e garantire maggiore certezza normativa.

Nonostante le criticità, i dati mostrano anche un miglioramento nella qualità dei progetti presentati: dal 2009 a oggi, 384 procedure di valutazione ambientale si sono concluse con esito positivo, pari al 66% del totale, segno di una crescente capacità delle imprese di sviluppare progetti tecnicamente solidi.

Tra le richieste, l’associazione vorrebbe rendere “aree di accelerazione” quelle già compromesse (come le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie), e quelle in cui gli impianti sono già presenti.

Andrebbe poi rivisto il decreto Agricoltura, dando la possibilità di realizzare impianti a terra su terreni agricoli che non sono mai stati produttivi, e andrebbe garantita una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali.

Ancora, si chiede di rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi (diventati aree idonee col recente DL Transizione 5.0) di superficie superiore a 1.500 mq come previsto in altri Paesi europei.

Il dibattito a Rimini

I numeri che fotografano un rallentamento degli iter autorizzativi sono stati giudicati “paradossali” dalla responsabile energia di Legambiente, Katiuscia Eroe. “Vorremmo smettere di presentare questo rapporto, ha aggiunto, perché mette in evidenza ancora le criticità nello sviluppo degli impianti, blocchi che non arrivano più solo dai territori ma anche dalla politica”.

Quest’ultima “non sa reagire in modo corretto” e propone “soluzioni sbagliate come il dl bollette, il nucleare, il carbone, gas con nuovi rigassificatori”.

“Istituzioni, battete un colpo”, è l’appello di Attilio Piattelli, presidente di Coordinamento Free. “Noi oggi non vediamo un ingaggio istituzionale, che invece avviene solo in risposta alle crisi come quella dell’Ucraina. Manca un incontro istituzionale tra rinnovabili e cittadini, la politica ci deve aiutare nella comunicazione”.

Al tavolo anche un rappresentante del Mase, Fabrizio Penna, capo Dipartimento dell’unità di missione per il Pnrr. “Dividersi tra buoni e cattivi  – ha detto – non produce risultati. Secondo me siamo ancora in tempo per gli obiettivi al 2030, abbiamo dimostrato con i fatti di crederci, nonostante l’enorme problema sul permitting”.

Tiene banco anche la questione delle aree idonee. “Con il dl 175 si è deciso di mettervi un punto fermo”, ricorda Fulvio Bonabitacola, assessore alle Attività produttive della Campania, regione che Legambiente usa come modello per i procedimenti autorizzativi (Il modello Campania per le autorizzazioni degli impianti a fonti rinnovabili).

Il merito, secondo l’associazione, è dell’ufficio speciale “Valutazioni ambientali” regionale. La direttrice, Simona Brancaccio, presente anch’essa all’evento, ha dimostrato come la Campania, grazie alle valutazioni ambientali, rappresenti una regione virtuosa e in grado di creare sviluppo sostenibile.

“La Campania sta vivendo un momento storico unico, siamo finalmente e giustamente i primi della classe e non più fanalino di coda. Finalmente creiamo sviluppo senza emettere CO2 in atmosfera utilizzando la sostenibilità come pilastro della crescita economica dei nostri territori, supportando anche le aree interne spesso dimenticate e spopolate”, ha detto Brancaccio.

Mentre altri territori si apprestano a presentare le proprie proposte di legge per integrare la lista di aree considerate idonee all’installazione di impianti Fer, dal palco il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, conclude esprimendo preoccupazione per l’iter dell’Umbria: “Anche loro stanno per accodarsi ai ‘no’ senza senso della Sardegna”.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy