Nuovi incentivi e vecchi mantra per l’auto elettrica

Il Mase vara sostegni per 597 mln €, ma Mimit e Forza Italia tornano sulla “neutralità tecnologica” per frenare l’e-mobility. Intanto l’Agcm (che multa Enel X sulle colonnine) spiega: “Incrementare il circolante parallelamente alle ricariche”.

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Il Governo sembra accelerare e frenare allo stesso tempo sullo sviluppo della mobilità elettrica. Le ultime settimane, infatti, sono state caratterizzate da alcuni interventi che, se incrociati, destano perplessità.

Da segnalare, in primis, un decreto attuativo adottato dal Mase a inizio agosto che regola gli incentivi a fondo perduto per l’acquisto di veicoli elettrici da parte di persone fisiche e microimprese con residenza o sede legale nelle “aree urbane funzionali”, cioè le città oltre i 50.000 abitanti e le zone di pendolarismo, come spiega il dicastero (si veda anche A settembre in arrivo nuovi incentivi per le auto elettriche).

L’iniziativa, a valere su risorse Pnrr, mette a disposizione complessivamente 597 milioni di euro per chi acquisterà un nuovo veicolo rottamandone uno termico fino a Euro 5.

Le modalità operative e la data di apertura della piattaforma per l’accesso agli incentivi (sviluppata da Sogei) saranno prossimamente comunicate dal ministero, che intanto precisa come l’incentivo sarà riconosciuto alle persone fisiche per l’acquisto di un’auto elettrica (categoria M1), con un contributo di 9.000 o 11.000 euro in base al valore Isee, oppure alle microimprese per l’acquisto di veicoli elettrici commerciali (categorie N1 e N2), fino a un massimo di 20.000 euro per mezzo, nel limite del 30% del prezzo di acquisto e nel rispetto della normativa “de minimis”.

Il contributo sarà comunque erogato sotto forma di sconto diretto in fase di acquisto.

Secondo Gilberto Pichetto Fratin si mettono in campo “risorse importanti per favorire la diffusione dei veicoli a zero emissioni e contribuire a città più pulite e vivibili”; ma le parole del ministro sembrano lasciare il tempo che trovano se messe in relazione a quelle recenti del ministro Adolfo Urso e del responsabile Energia di Forza Italia, Luca Squeri.

Il titolare del Mimit, insieme al suo omologo tedesco, ha diffuso una posizione sulla strategia della Commissione europea per la decarbonizzazione delle flotte aziendali, invocando il vecchio mantra della “neutralità tecnologica” per “non limitarsi solo ai veicoli elettrici”.

Concetti ripresi da Squeri in un’interrogazione depositata alla Camera in cui si chiede allo stesso titolare del Mimit “se non ritenga opportuno farsi promotore, sia in ambito nazionale che in sede europea, di piani volti a favorire il ricambio del parco auto tramite incentivi all’acquisto di vetture di produzione europea a basse emissioni anche non elettriche e non necessariamente nuove” (l’atto è disponibile in basso).

L’interrogante, riassumendo brevemente i trend più recenti del mercato automotive Ue, ritiene che “una politica industriale intelligente” si basi “sulla neutralità tecnologica, non con l’imposizione dell’elettrico come unica soluzione”. Dunque, “occorre sostenere opzioni tecnologicamente mature e sostenibili come l’ibrido o i biocarburanti”.

E-car e colonnine di ricarica, interventi Antitrust ed elenchi Gse

In attesa che la cronica dicotomia politica tra “elettrificazione” e “neutralità tecnologica” si chiarisca, a fotografare il settore arrivano Agcm e Gse con due interventi del mese di agosto.

Nel primo caso l’Antitrust ha pubblicato un provvedimento di sanzione da 2,3 mln € a Enel X in tema di “posizione dominante” sul mercato delle colonnine di ricarica (provvedimento disponibile in basso), non mancando però di riportare nell’atto una breve analisi sul settore.

In particolare, con riferimento al totale del parco circolante al 31 dicembre 2024, le vetture completamente elettriche sono pari a circa 280.000, su un totale di circa 40,6 milioni di autovetture circolanti, scrive l’Autorità.

Lo scorso anno, inoltre, le infrastrutture di ricarica accessibili al pubblico installate sono salite a circa 64.391 punti (+27% sul 2023) in 33.414 stazioni, di cui circa 54.093 già attivi.

L’Italia si posiziona così al sesto posto per numero assoluto di punti di ricarica a uso pubblico tra i Paesi europei ed è seconda se si considerano le sole ricariche veloci in corrente continua.

“I trend non confermano che vi sia sostanziale carenza di infrastrutture disponibili sul territorio nazionale, ma indicano piuttosto un’urgente necessità di incrementare il parco Bev italiano in parallelo con la crescita dei punti di ricarica”, secondo l’Agcm.

Sulla diffusione dei sistemi di ricarica, infine, si segnala che il Gse ha aggiornato l’elenco dei dispositivi in luoghi non accessibili al pubblico, suddividendo la statistica tra: dispositivi provvisti di “gestione dinamica del carico” che permettono di regolare la potenza di ricarica sulla base di quella disponibile e residua al punto di prelievo; dispositivi che ne sono privi.

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