La proposta di incentivare la rottamazione anche per l’acquisto di auto non elettriche avanzata dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (vedi qui), non è piaciuta all’associazione italiana che promuove la mobilità elettrica, Motus-E.

In realtà, si legge in una nota di Motus-E, un sistema di incentivo alla rottamazione esiste già ed è proprio quello che favorisce l’acquisto di auto a zero e basse emissioni. Domani ci troveremmo quindi nella situazione di incentivare con soldi pubblici anche le trazioni termiche.

E con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, ricorda l’associazione, dal primo gennaio 2020 non si possono più vendere auto che superino mediamente 95 grammi di diossido di carbonio al chilometro, a meno di pagare multe da capogiro. Questo è solo l’inizio, chiarisce la nota, perché il limite scenderà progressivamente nei prossimi anni. È evidente che, in questo contesto di transizione, l’industria dell’auto deve adeguarsi, e lo sta facendo, per riconvertire le proprie attività di produzione e commercializzazione

Dal canto loro, spiega Motus-E, i governi europei stanno supportando la transizione con sistemi di incentivazione diretta (ad esempio Germania, Austria, Spagna, Irlanda, Slovenia, Romania) basati sulla rottamazione o supporto tramite schemi di bonus-malus che penalizzano in maniera esponenziale le vetture nuove con maggiori emissioni. Nessun paese europeo prevede schemi di incentivazione (diretta o indiretta) per l’acquisto di veicoli con motori termici.

Il risultato è che in Francia la quota di mercato delle auto elettriche è passata dal 3,5% di dicembre 2019 all’11% di gennaio 2020 e la Germania, il cui governo ha annunciato l’innalzamento dell’incentivo per le elettriche pure da 4.000 euro a 6.000 euro, ha visto la quota crescere dal 4% al 6,5% lo scorso mese.

Così un’Europa a geometrie variabili, con paesi che puntano senza mezzi termini sull’elettrico e paesi che fanno della retroguardia e del compromesso i principali mezzi di autotutela, considerando anche che il limite sulle emissioni vale a livello comunitario e non di singolo Stato membro, rischia di trasformare l’Italia in un mercato poco appetibile per l’elettrico, un mercato in cui è possibile proseguire nelle proprie strategie commerciali di vendita di auto termiche.

Proposte come quella di Patuanelli, secondo l’associazione, rischiano di fiaccare qualsiasi slancio di ripresa sia in termini industriali che occupazionali, in un contesto macroeconomico non certo favorevole, proprio nel momento in cui si stanno riconvertendo gli stabilimenti per la produzione di auto elettriche.