L’Italia verso il livello di “allarme gas” e i rischi per il prossimo inverno

CATEGORIE:

Ecco di cosa si discuterà al Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema gas naturale convocato dal MiTE. Il principale timore riguarda la necessità di riempire per tempo gli stoccaggi, a fronte di minori volumi in arrivo in questi giorni dalla Russia. Le opzioni sul tavolo.

ADV
image_pdfimage_print

Diventa concreta la possibilità che il governo italiano decida di alzare il livello di allerta gas, a causa dei timori per le scorte invernali e dei continui tagli delle forniture da Mosca.

Oggi, martedì 21 giugno, è prevista una prima riunione del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema gas naturale (Ctem), convocata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Si discuterà, in particolare, se passare dal livello di pre-allarme (dichiarato lo scorso febbraio con lo scoppio del conflitto in Ucraina) al livello di allarme. Cingolani poi valuterà in modo approfondito la situazione, anche con le società di fornitura gas, in una seconda riunione che dovrebbe tenersi domani, mercoledì 22 giugno.

Per alcuni giorni di fila, ricordiamo, si sono ridotte in percentuali variabili (fino a un -50% circa giornaliero) le consegne di gas a Eni dalla Russia, come comunicato dalla stessa Eni.

Così recita la nota pubblicata dal cane a sei zampe sul suo sito web il 19 giugno: “Gazprom ha comunicato per la giornata di oggi la consegna di volumi di gas nuovamente in linea con quanto consegnato negli ultimi giorni. Eni si riserva di comunicare eventuali aggiornamenti nel caso in cui vi fossero variazioni significative nelle quantità in consegna comunicate da Gazprom“.

E il premier italiano, Mario Draghi, ha accusato Mosca di fare un uso politico del gas, allo scopo di rallentare il riempimento degli stoccaggi europei – il riferimento è soprattutto ai minori volumi di combustibile in arrivo tramite il gasdotto Nord Stream 1 – senza però danneggiare il proprio business.

Infatti, Gazprom sta incassando più soldi, perché i volumi diminuiscono ma intanto i prezzi del gas continuano a impennarsi, con picchi intorno ai 130 euro per MWh alla borsa di Amsterdam.

Il timore principale è per il prossimo inverno: in questo momento, gli approvvigionamenti di gas bastano ampiamente a coprire la domanda, con circa 200 milioni di metri cubi giornalieri di offerta e una richiesta di circa 150-160 milioni, come ha ricordato in questi giorni Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, parlando a Repubblica delle Idee.

Ma occorre portare gli stoccaggi a livelli ben più alti di quelli attuali (80-90%, mentre ora siamo al 54%) in modo da affrontare i mesi più freddi senza rischi.

“Questo inverno è quello più critico – ha precisato Descalzi – perché con l’arrivo dei rigassificatori, e con ulteriori contributi e diversificazioni che vengono non solo dal gas ma anche dalle rinnovabili e da tutto il processo di transizione, i prossimi inverni saranno molto più sicuri”.

Ecco perché il governo sta pensando alle possibili misure per fronteggiare un’eventuale riduzione prolungata delle consegne di gas da Gazprom.

Tra le possibili opzioni, figura un potenziamento degli incentivi per riempire gli stoccaggi; oppure un intervento di moral suasion rivolto alle grandi aziende fornitrici di gas, al fine di indurle ad agire in questa direzione per scongiurare difficoltà a coprire picchi di domanda invernale.

Altro nodo da sciogliere è quello del tetto europeo ai prezzi del gas: su questa misura spinge molto il governo italiano. Se ne discuterà al Consiglio europeo del 23-24 giugno. Il price cap, insieme con la diversificazione dei fornitori – Algeria, Qatar, Egitto, per citare alcuni degli accordi più importanti stretti nelle ultime settimane – dovrebbe consentire al nostro Paese e agli altri Stati membri di affrontare in sicurezza la maggiore domanda di gas che si avrà in inverno.

Per quanto riguarda il passaggio dallo stato di pre-allarme a quello di allarme (il secondo livello di gravità su tre: il terzo è lo stato di emergenza), che cosa cambierebbe in Italia?

Secondo il Piano di emergenza gas, adottato a fine 2019 in base al regolamento Ue 2017/1938 e aggiornato nel settembre 2020, nei primi due livelli figurano misure come un aumento delle importazioni da altre aree, la riduzione volontaria dei consumi industriali (i cosiddetti interrompibili) e il ricorso a combustibili alternativi al gas.

Solo con un eventuale livello di emergenza, potrebbero scattare misure eccezionali; ad esempio, il MiTE potrebbe imporre regole di dispacciamento della produzione elettrica per limitare gli usi del gas, così come diminuire i prelievi di gas dei clienti industriali e ridurre le temperature e/o gli orari per il riscaldamento, al fine di razionare il combustibile.

Altre possibili azioni sono: impiego dello stoccaggio strategico, richiesta di attivare le misure di solidarietà da parte degli altri Paesi Ue.

In definitiva, cambiamenti di una certa entità si avrebbero solamente in caso di passaggio al livello di emergenza, ma è una ipotesi che il governo vorrebbe evitare con i prossimi interventi.

ADV
×
0
    0
    Carrello
    Il tuo carrello è vuotoRitorna agli abbonamenti