L’Italia è contro i limiti al gas imposti dalla Commissione Ue nella lista degli investimenti “verdi”.

Intanto la commissaria Ue alle Finanze, Mairead McGuinness, parlando al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha assicurato che la Commissione presenterà il nuovo testo sulla tassonomia (saranno possibili solo “piccole modifiche”) il 2 febbraio.

Nel parere inviato a Bruxelles sulla proposta di regolamento delegato in materia di gas e nucleare, il nostro Paese evidenzia i suoi timori per le restrittive soglie di emissione previste per le centrali a gas da autorizzare entro il 31 dicembre 2030.

Questi impianti, secondo la bozza di atto delegato Ue, dovranno emettere non più di 270 grammi di CO2 equivalente per kWh, o una media annua di 550 kg di CO2eq/kW su un periodo di 20 anni.

Tuttavia, si legge nel parere italiano, applicare questi limiti (neretti nostri nelle citazioni) “potrebbe comportare anche rischi per la stabilità dei sistemi energetici” soprattutto in una fase, come quella attuale, in cui si assiste a un forte rincaro dei prezzi energetici.

Si chiede, pertanto, di “ridurre la discrepanza tra i limiti di emissione per le centrali esistenti e per quelle nuove” dal momento che “quasi nessuna delle centrali esistenti e nuove in Italia sarebbe allineata con i limiti di emissione indicati nella bozza di testo” e nemmeno l’utilizzo della tecnologia CCS (Carbon capture and storage) sarebbe sufficiente per rispettare il cap alle emissioni.

In sostanza, l’Italia chiede di “riconoscere, almeno fino al 2035, la sostenibilità degli impianti a gas necessari per garantire la stabilità del sistema elettrico” e, per gli impianti nuovi o da rinnovare, di “allineare le soglie di emissione alle migliori tecnologie disponibili almeno fino al 2035, prevedendo una progressiva riduzione delle emissioni di CO2 attraverso le tecnologie di cattura della CO2 o aumentando la quota di utilizzo di gas low-carbon”.

Ricordiamo che la proposta della Commissione Ue ha appena incassato due “no” piuttosto pesanti: quello del commissario austriaco al Bilancio, Johannes Hahn, contrario all’inclusione del nucleare nella lista degli investimenti green, e quello della Piattaforma Ue della finanza sostenibile, organismo di esperti creato dalla stessa Commissione per valutare i criteri tecnici delle tecnologie da ammettere nella tassonomia.