Nemmeno la Commissione europea rimane compatta sulla sua proposta di includere gas e nucleare tra gli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale.

Una nuova bocciatura della classificazione delle attività economiche “verdi” (la tassonomia) arriva dal commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn.

Parlando a un piccolo gruppo di media internazionali, tra cui l’agenzia Ansa, Hahn ha dichiarato che “se il testo dell’atto delegato resta così, voterò contro“.

Intanto la bozza presentata da Bruxelles ha incassato il parere negativo della Piattaforma Ue della finanza sostenibile, organismo di esperti creato dalla stessa Commissione per valutare i criteri tecnici delle tecnologie da ammettere nella tassonomia green.

Secondo Hahn, “ci vorrà ancora del tempo” per avere la versione finale del regolamento, perché la Commissione sta analizzando il parere ricevuto dal gruppo di esperti e non è da escludere che la presentazione del testo definitivo sarà ulteriormente rinviata.

Il commissario austriaco ha poi sottolineato che “il denaro europeo non può essere utilizzato per le centrali nucleari o per le centrali a gas” e questo è scritto “sul nostro regolamento che include anche i fondi strutturali”.

L’Austria è tra i Paesi più contrari al nucleare, tanto che il governo aveva annunciato un possibile ricorso alla Corte Ue se il regolamento sarà approvato con l’inclusione dell’atomo nella tassonomia.

La Piattaforma della finanza sostenibile ha evidenziato che i criteri tecnici proposti per il nucleare sono incompatibili con gli obiettivi ambientali della tassonomia, tra cui la protezione delle risorse idriche e marine, la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, la transizione verso un’economia circolare.

Per il “no” al nucleare è anche la Germania, che però è favorevole all’utilizzo crescente del gas come combustibile “ponte” verso le energie rinnovabili.

Berlino, infatti, ha chiesto alla Commissione di allentare i vincoli alle emissioni per i nuovi impianti a gas autorizzati entro il 31 dicembre 2030, così come l’Italia.

Queste centrali, secondo la Commissione, dovranno emettere non più di 270 grammi di CO2 equivalente per kWh, o una media annua di 550 kg di CO2eq/kW su un periodo di 20 anni, mentre il governo italiano (fonte Radiocor) vorrebbe innalzare tali limiti, rispettivamente, a 340 grammi di CO2eq/kWh e 750 kg di CO2eq/kW.