Gli interventi a breve termine volti ad affrontare l’attuale crisi energetica devono essere accompagnati da una costante attenzione agli obiettivi a medio e lungo termine della transizione verso le tecnologie pulite.

I prezzi elevati dei combustibili fossili, le preoccupazioni per la sicurezza degli approvvigionamenti e l’urgenza del cambiamento climatico, sottolineano la pressante necessità di passare più velocemente a un sistema energetico più green.

Lo stesso avvertimento ripetuto da molti arriva anche dall’Irena, l’Agenzia internazionale per le rinnovabili, che ha presentato ieri il suo World Energy Transitions Outlook (documento in basso).

“L’80% della popolazione mondiale vive in Paesi che sono importatori netti di combustibili fossili. Per contro, le energie rinnovabili sono disponibili in tutti i Paesi e offrono una via d’uscita dalla dipendenza dalle importazioni”, ha ricordato il direttore generale di Irena, Francesco La Camera, nel presentare il report.

L’Outlook individua, per centrare l’obiettivo di fermare il riscaldamento globale a 1,5 °C, un fabbisogno di investimenti di 5,7 trilioni di dollari all’anno fino al 2030, incluso l’imperativo di disinvestire 0,7 trilioni di dollari all’anno dai combustibili fossili per evitare stranded asset.

Un investimento nella transizione – si spiega – porterebbe concreti benefici socioeconomici e di benessere, raggiungendo 85 milioni di nuovi posti di lavoro in tutto il mondo nelle rinnovabili e in altre tecnologie legate alla transizione tra oggi e il 2030; questo incremento dei posti di lavoro supererebbe ampiamente la perdite di 12 milioni di occupati nei settori dei combustibili fossili.

Secondo il rapporto, le rinnovabili dovrebbero crescere in modo considerevole in tutti i settori, dal 14% dell’energia totale di oggi a circa il 40% nel 2030. Entro quell’anno, le aggiunte annuali globali di energia da Fer dovrebbero triplicare, come raccomandato dall’Ipcc. Allo stesso tempo – avverte l’Irena – è necessario sostituire in modo risoluto l’energia da carbone ed eliminare gradualmente le attività legate ai combustibili fossili, riqualificando le infrastrutture.

L’Outlook individua nell’elettrificazione e nell’efficienza enegetica fattori chiave della transizione energetica, oltre che nell’idrogeno e nelle biomasse sostenibili.

In particolare, l’elettromobilità è vista da Irena come centrale per la transizione energetica, con un aumento delle vendite di veicoli elettrici (EV) fino ad avere una flotta globale di mezzi “alla spina” venti volte più grande di oggi.

Per l’Agenzia è necessaria una serie completa di politiche trasversali e strutturali che coprano tutte le opzioni tecnologiche e gli obiettivi di una “giusta” transizione. L’aumento delle ambizioni nei Contributi programmati a livello nazionale (NDC) e nei piani energetici nazionali, nell’ambito del Patto per il clima di Glasgow – prosegue Irena – deve fornire certezza e guidare le strategie di investimento in linea con l’obiettivo di 1,5°C.

In particolare, per l’Agenzia, i maggiori consumatori di energia del mondo e gli emettitori di carbonio del G20 e del G7 dovrebbero sostenere la fornitura globale del 65% di energie rinnovabili nella produzione di energia entro il 2030.

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