Investimenti record nelle rinnovabili, ma la spesa per le fossili prevale ancora nel 2022

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Breve analisi degli ultimi rapporti della Iea, di Irena e di Rystad Energy sulla spesa capitale per le varie fonti energetiche.

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Gli investimenti in energie rinnovabili sono cresciuti a livelli record nel 2021, e nei pacchetti di ripresa economica dei governi la spesa per le energie verdi è aumentata del 50% dalla fine di ottobre, raggiungendo livelli senza precedenti.

La spesa energetica globale è destinata a raggiungere un livello record di oltre 2 trilioni di dollari (2mila miliardi $) nel 2022, anche sulla scia degli investimenti nelle rinnovabili. Ciò nonostante, la spesa capitale quest’anno sarà guidata ancora da petrolio e gas, che continueranno a fare la parte del leone, come peraltro negli anni passati.

Questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dando uno sguardo a tre recenti rapporti: il Sustainable Recovery Tracker dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), Renewable Capacity Statistics 2022 dell’International Renewable Energy Agency (Irena), allegato in basso, e una nota di Rystad Energy.

Potenza e investimenti per le energie rinnovabili

Le fonti rinnovabili hanno continuato a crescere l’anno scorso, nonostante le incertezze geopolitiche e i colli di bottiglia logistico-produttivi. Nel 2021, la capacità globale da rinnovabili è amentata del 9,1% a 3.064 GW su scala mondiale, secondo il rapporto di Irena, consultabile dal link in fondo a questo articolo.

Anche se l’energia idroelettrica continua a rappresentare la quota maggiore della potenza totale  rinnovabile globale con 1.230 GW, sono il fotovoltaico e l’eolico a dominare le nuove installazioni. Assieme, queste due tecnologie hanno contribuito per l’88% di tutta la nuova capacità rinnovabile nel 2021, ha indicato Irena, secondo cui il fotovoltaico è cresciuto del 19%, seguito dall’eolico, che ha aumentato la sua capacità del 13%.

La crescita delle rinnovabili è stata sostenuta anche dai governi.

La spesa pubblica per le energie pulite stanziata dai governi in risposta alla crisi del Covid-19 è aumentata del 50% negli ultimi cinque mesi e ora ammonta a oltre 710 miliardi di dollari in tutto il mondo, anche se ci sono preoccupanti squilibri tra le diverse aree, secondo l’ultimo aggiornamento del Sustainable Recovery Tracker della Iea.

Tale quota di spesa è senza precedenti e ammonta a oltre il 40% in più dei pacchetti di stimolo verdi che i governi avevano reso disponibili dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Le economie avanzate rappresentano la maggior parte di questo sforzo, con oltre 370 miliardi di dollari di spesa prevista entro la fine del 2023; un livello che risulterebbe coerente con il percorso verso emissioni nette zero entro il 2050 tracciato dalla Iea.

Nelle economie emergenti e in via di sviluppo, tuttavia, l’importo totale delle risorse dedicate alle misure di recupero sostenibile è di soli 52 miliardi di dollari, oltre 7 volte inferiore a quello stanziato nelle economie avanzate, a causa del livello di ricchezza molto inferiore. Si tratta di un livello ben al di sotto di ciò che sarebbe necessario per un percorso verso emissioni nette zero entro il 2050.

Ed è improbabile che il divario si riduca a breve termine, dato che governi con mezzi fiscali già limitati devono ora affrontare anche la sfida di mantenere l’accessibilità al cibo e al carburante per i loro cittadini, nel bel mezzo dell’impennata dei prezzi delle materie prime dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, secondo la Iea.

Spesa per le fonti fossili

L’aumento dei prezzi del petrolio, del gas e dell’energia, insieme agli obiettivi dell’Unione europea di diventare meno dipendente dalle forniture russe e all’inflazione post-Covid-19, catapulteranno la spesa energetica globale a 2,1 trilioni di dollari nel 2022, secondo la ricerca di Rystad Energy.

A preoccupare i mercati energetici c’è la possibilità che la guerra in corso in Ucraina faccia deragliare la transizione energetica, ma gli ultimi dati suggeriscono che la spesa nelle energie verdi crescerà più velocemente che nel settore dei combustibili fossili.

Senza l’invasione, tuttavia, ci sarebbe stata una minore crescita degli investimenti in petrolio e gas e la quota delle energie verdi nella spesa energetica globale sarebbe leggermente superiore al 31% di oggi, ha indicato Rystad Energy.

La spesa per l’estrazione e la raffinazione di petrolio e gas è ora prevista in crescita del 16%, cioè di 142 miliardi di dollari, rispetto all’anno scorso, dato che i produttori di idrocarburi in tutto il mondo sono intenti ad aumentare i propri investimenti per potenziare la produzione.

Per l’energia rinnovabile nel 2022, sulla base dei progetti attualmente sulla rampa di lancio, la potenza globale dovrebbe aumentare a 250 GW nell’eolico e nel fotovoltaico, portando gli investimenti nelle rinnovabili a crescere del 24%, cioè di 125 miliardi di dollari.

In termini assoluti, ciò vuol dire che greggio e gas continueranno a ricevere la quota maggioritaria degli investimenti anche nel 2022, come evidenzia il grafico sottostante.

“La nostra attuale crisi energetica si aggiunge all’evidenza che il mondo non può più fare affidamento sui combustibili fossili per soddisfare la sua domanda di energia. Il denaro diretto alle centrali elettriche a combustibili fossili produce risultati poco gratificanti, sia per la sopravvivenza di una nazione che per il pianeta”, si legge nel rapporto di Irena

Per raggiungere gli obiettivi climatici, le rinnovabili devono crescere ad un ritmo più veloce della domanda di energia. Tuttavia, molti paesi non hanno ancora raggiunto questo punto, nonostante l’aumento significativo dell’uso delle rinnovabili per la produzione di elettricità, ha concluso Irena.

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