Caro energia, Bankitalia: più rinnovabili e meno oneri in bolletta

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Il direttore generale Angelini invita ad accelerare su reti e accumuli e a trasferire parte dei costi energetici sulla fiscalità generale. Propone nuove regole europee per i finanziamenti alla riqualificazione degli edifici.

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Per ridurre strutturalmente il costo dell’energia elettrica in Italia occorre accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, delle reti e degli accumuli, ma anche valutare un ulteriore alleggerimento degli oneri presenti nelle bollette, trasferendo alcune componenti sulla fiscalità generale.

Ne è convinto Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, che ha parlato di questi e altri argomenti energetici nel suo intervento (pdf in basso) alla 58ª Giornata del Credito, tenutasi a Roma il 7 ottobre.

Nell’analisi, dedicata al rapporto tra energia, competitività e sistema finanziario, Angelini ha sottolineato anche la necessità di facilitare gli investimenti nell’efficienza energetica, annunciando una proposta di nuove regole europee sui prestiti verdi per sostenere la riqualificazione degli edifici.

Più rinnovabili per ridurre il peso del gas sui prezzi

Secondo il direttore generale, l’espansione delle Fer, accompagnata dal potenziamento delle reti e dei sistemi di accumulo, può contribuire ad abbassare i prezzi elettrici all’ingrosso in Italia.

Il meccanismo è legato al funzionamento del mercato elettrico: aumentando la disponibilità di energia prodotta da fonti a basso costo marginale, diminuiscono le ore nelle quali sono le centrali più costose, generalmente alimentate a metano, a determinare il prezzo dell’elettricità.

Secondo un’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente, nelle prime 16 settimane del 2026 il costo della generazione elettrica da gas ha influenzato i prezzi all’ingrosso in Italia nel 66% delle ore, contro appena il 9% della Spagna.

Nel Power Barometer 2026 di Eurelectric, il gas risulta aver determinato il prezzo elettrico italiano nel 73% delle ore del 2025.

Angelini ricorda inoltre che le rinnovabili hanno ormai raggiunto livelli di competitività economica paragonabili a quelli delle fonti fossili. Secondo diversi studi, questa convenienza si mantiene, alle attuali quote di produzione, anche considerando i costi di integrazione nel sistema elettrico, come quelli per reti, accumuli e servizi necessari a garantire la sicurezza delle forniture.

L’Italia deve però recuperare terreno. Nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41% della produzione elettrica nazionale, contro il 49% della media europea (si veda grafico a cura di Ember).

Le nuove installazioni, pur essendo aumentate soprattutto grazie al fotovoltaico, procedono a un ritmo inferiore sia alla media Ue che a quello previsto dal Pniec.

Meno oneri in bolletta per favorire l’elettrificazione

Accanto all’aumento della produzione rinnovabile, Bankitalia invita a intervenire sulla composizione delle bollette.

Angelini suggerisce di valutare ulteriori passi per trasferire sulla fiscalità generale le voci della bolletta elettrica destinate a finalità redistributive o di politica generale, in linea con quanto previsto dal Pnrr.

Il trasferimento modificherebbe la distribuzione di questi costi tra contribuenti e consumatori. Questo consentirebbe di ridurre il prezzo finale dell’elettricità, incoraggiando il passaggio dai combustibili fossili alle tecnologie elettriche e alleggerendo il peso della spesa energetica sulle famiglie meno abbienti.

Una misura da valutare attentamente, precisa Angelini, considerando gli effetti distributivi e la sostenibilità dei conti pubblici.

Il direttore generale mette invece in guardia dagli interventi generalizzati e prolungati contro il caro energia, che richiedono ingenti risorse pubbliche senza ridurre la dipendenza dalle importazioni.

In presenza di crisi eccezionali, ritiene preferibili misure temporanee e mirate per i soggetti più vulnerabili, una visione in linea con le disposizioni Ue sulla flessibilità da 14,4 miliardi concessa all’Italia nel biennio 2027-2028.

Prestiti verdi, la proposta per nuove regole europee

Un’altra parte interessante dell’intervento riguarda il finanziamento della riqualificazione energetica degli edifici, per la quale Banca d’Italia propone una semplificazione delle regole europee sui prestiti verdi.

Gli elevati costi iniziali degli interventi, spesso difficili da sostenere per le famiglie, sono un problema anche quando i risparmi energetici renderebbero conveniente l’investimento nel medio-lungo periodo.

In Italia, tra il 2022 e il 2024, la quota dei mutui verdi sulle nuove erogazioni è raddoppiata, secondo Bankitalia, raggiungendo il 12%.

I dati disponibili indicano che questi finanziamenti presentano, a parità di condizioni, una rischiosità inferiore alla media. Gli investimenti nell’efficienza energetica riducono infatti l’esposizione delle famiglie e delle imprese agli aumenti dei prezzi dell’energia, migliorandone la capacità di rimborso.

A ostacolare una maggiore diffusione dei prestiti verdi sono però la complessità delle definizioni previste dalla Tassonomia europea, la carenza di dati e le differenti modalità di misurazione delle prestazioni energetiche utilizzate nei vari Paesi.

Per questo Bankitalia ha recentemente pubblicato una proposta di definizione semplificata di prestito verde (pdf), che intende portare al confronto europeo.

L’idea è affiancare ai finanziamenti conformi alla Tassonomia europea una seconda categoria, basata su criteri energetici più semplici: per esempio, potrebbero essere considerati verdi i prestiti destinati a riqualificazioni che consentano di ridurre almeno del 30% i consumi di energia primaria oppure di migliorare l’edificio di almeno una classe energetica. Per questa seconda categoria non sarebbe necessario dimostrare il rispetto di tutti i requisiti ambientali aggiuntivi previsti dalla Tassonomia.

Una classificazione più uniforme permetterebbe di valutare meglio i rischi dei finanziamenti. Se emergessero evidenze sufficientemente solide della loro minore rischiosità, secondo Angelini si potrebbe arrivare anche a ridurre i requisiti patrimoniali delle banche su questi prestiti, favorendo condizioni di credito più convenienti.

Autorizzazioni, fotovoltaico industriale e nucleare

L’intervento del direttore di Bankitalia affronta anche gli ostacoli alla realizzazione dei nuovi impianti, richiamando i ritardi nelle autorizzazioni e nelle connessioni e giudicando meritevoli di attenzione le proposte di trasferire maggiori competenze autorizzative dalle Regioni allo Stato.

Per ridurre le opposizioni locali suggerisce di coinvolgere maggiormente le comunità nei benefici degli investimenti, attraverso sconti in bolletta e interventi di riqualificazione ambientale (si veda anche Rinnovabili, 10 criteri per valutare l’impegno degli operatori verso i territori).

Sul fronte industriale, il direttore generale di Bankitalia cita una stima di Cerved, società italiana specializzata nell’analisi dei dati economico-finanziari e nella valutazione del rischio di credito, secondo cui il pieno sfruttamento delle coperture dei capannoni esistenti per installare fotovoltaico consentirebbe di aggiungere 30 GW, con investimenti stimati tra 30 e 36 miliardi di euro.

Per sostenerli, Angelini richiama strumenti come i Ppa, i contratti di prestazione energetica e le formule che permettono di ripagare gli interventi attraverso i risparmi conseguiti, sottolineando anche le difficoltà di accesso al credito delle Pmi.

Infine, sul nucleare, Angelini evidenzia le incertezze tecnologiche, economiche e finanziarie ancora esistenti. Per l’Italia, osserva, eventuali contributi significativi alla produzione elettrica potranno arrivare soltanto nel lungo periodo. Questa fonte, inoltre, non eliminerebbe le dipendenze strategiche europee legate all’approvvigionamento delle tecnologie e del combustibile.

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