Il fotovoltaico residenziale rallenta, mentre cresce la domanda di sistemi di accumulo per le imprese e i grandi impianti.
Nel mercato degli inverter e delle batterie è forte la concorrenza sui prezzi e, per i produttori attivi in Europa, acquistano sempre più importanza le questioni legate alla cybersicurezza e al contributo allo sviluppo della filiera locale.
È il quadro che emerge dall’intervista a Valter Pische, Territory Manager South Eastern Europe di GoodWe, che distingue le difficoltà del segmento domestico dalle opportunità offerte dal mercato commerciale e industriale e dai progetti di grande taglia.
“Vediamo un rallentamento, non drammatico, ma abbastanza significativo nel settore residenziale, accompagnato da una domanda crescente di accumuli nel segmento C&I e da un numero sempre maggiore di progetti utility scale, soprattutto con grandi batterie di accumulo”, spiega Pische.
La diffusione delle batterie sta modificando anche la domanda di inverter. Nel residenziale, osserva il manager riferendosi alle vendite di GoodWe, “ormai nessuno acquista solamente gli inverter, ma soluzioni ibride”. Nel settore commerciale e industriale si continuano invece ad acquistare anche inverter senza accumulo, sebbene la richiesta di sistemi integrati sia in aumento.
Nei grandi impianti, a favorire l’integrazione delle batterie sono soprattutto le esigenze di gestione dell’energia e di interazione con la rete, l’ottimizzazione dei consumi delle imprese energivore e le opportunità di arbitraggio, sfruttando le differenze di prezzo dell’elettricità nelle diverse ore della giornata.
“Quando si parla di fotovoltaico, facciamo ormai riferimento sempre più spesso all’impianto fotovoltaico con le batterie”, sintetizza Pische.
GoodWe cresce e punta sulla ripresa del residenziale
In un mercato che procede a velocità diverse, GoodWe dichiara risultati positivi. “Siamo cresciuti in maniera significativa sia in Italia sia a livello europeo, superando il 30% in entrambi i mercati rispetto al 2025”, afferma Pische.
Per il residenziale italiano, il manager descrive un inizio d’anno particolarmente debole, con una contrazione prossima al 30% rispetto al 2025, seguita però da segnali di ripresa. Tra le possibili cause del rallentamento indica la carenza di incentivi, pur senza ricondurre la flessione a un unico fattore.
Le aspettative per gli ultimi mesi del 2026 sono più favorevoli. Secondo Pische, anche l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe contribuire a rilanciare gli investimenti: “Ci aspettiamo un finale dell’anno in forte espansione”.
Per sostenere la domanda, tuttavia, occorre anche migliorare l’offerta e la comunicazione ai clienti. Il manager rileva infatti una crescente richiesta di autonomia dalla rete elettrica da parte delle famiglie, ma ritiene che i benefici dell’integrazione tra fotovoltaico e accumulo non siano ancora spiegati in modo sufficientemente efficace.
Secondo Pische, l’utente finale tende a concentrarsi soprattutto sull’investimento iniziale, anche perché il prezzo di un impianto chiavi in mano rimane elevato rispetto al costo dei singoli componenti. “C’è bisogno di una comunicazione più efficace e comunque di intervenire sui costi”, osserva, sottolineando che questa responsabilità riguarda l’intera filiera, dai produttori agli installatori.
La pressione sui prezzi spinge verso nuove soluzioni
Nel mercato degli inverter, intanto, la pressione sui prezzi non accenna a diminuire. Secondo Pische, non è stato ancora raggiunto un equilibrio e la concorrenza continua a essere molto intensa, anche per l’ingresso di operatori non specializzati, attratti da prodotti sempre più destinati a un mercato di massa.
Per GoodWe, una delle risposte è ampliare la gamma dei servizi e delle soluzioni offerte insieme ai componenti. “Ormai non vendiamo più solamente un inverter o una batteria, ma una soluzione di efficientamento”, spiega il manager.
L’azienda punta quindi ad accompagnare il cliente dalla progettazione all’installazione, attraverso un’offerta che integra diversi componenti e servizi. Una strategia che, secondo Pische, consente anche di differenziarsi in un mercato caratterizzato da una forte competizione sui prezzi.
Il manager non indica invece un livello medio dei prezzi o una percentuale di riduzione che ritiene sostenibile per il settore nell’attuale fase di mercato.
Cybersicurezza e produzione europea: le sfide per i produttori globali
Tra le principali questioni che i produttori internazionali devono affrontare in Europa, Pische pone il riconoscimento degli investimenti e della presenza delle aziende estere sul territorio europeo.
A suo giudizio, le politiche industriali dell’Ue dovrebbero considerare non soltanto la localizzazione degli stabilimenti produttivi, ma anche l’occupazione e i servizi sviluppati dalle multinazionali nel continente. “Il nostro team in Italia è composto da 10 persone e, compreso il customer service, arriviamo a 30. A livello europeo siamo quasi 250 persone”, sottolinea.
GoodWe produce attualmente all’estero, ma sta valutando anche possibili attività produttive locali. Secondo Pische, questo impegno dovrebbe essere tenuto in considerazione nelle decisioni europee, evitando penalizzazioni legate esclusivamente al Paese di origine delle aziende. “Non dovremmo essere discriminati”, sostiene, richiamando le possibili conseguenze di eventuali restrizioni anche per i lavoratori italiani ed europei impiegati nelle strutture locali della multinazionale.
Il riferimento è anche alle misure europee sulla cybersicurezza degli inverter. Come riportato da QualEnergia.it, dal 1° novembre 2026 si applicheranno restrizioni agli inverter dei fornitori considerati «ad alto rischio» nei progetti energetici finanziati dall’Ue, connessi o destinati a essere connessi alla rete elettrica. Le limitazioni riguardano l’accesso a questi finanziamenti e non costituiscono un divieto generale di vendita degli inverter cinesi.
La questione della cybersicurezza, peraltro, non si limita alla protezione dei dati personali, ma riguarda anche gli accessi da remoto, il controllo degli impianti e la sicurezza della rete elettrica. Come evidenziato nel rapporto dello Smart Energy Expert Group (vedi Fotovoltaico e cybersicurezza: rischi crescenti e come affrontarli), le vulnerabilità dei sistemi connessi a internet possono esporre gli impianti ad attacchi informatici, con possibili conseguenze sulla produzione e sulla stabilità del sistema elettrico.
Sul piano normativo, la direttiva NIS2 (Ue 2022/2555), recepita in Italia con il decreto legislativo 138/2024, prevede per i soggetti interessati obblighi di gestione dei rischi informatici, responsabilità degli organi direttivi e notifica degli incidenti significativi (vedi Cybersecurity, le linee guida per la NIS2).
Per i prodotti hardware e software con elementi digitali interviene invece il Cyber Resilience Act, regolamento Ue 2024/2847, che introduce requisiti di sicurezza e obblighi di gestione delle vulnerabilità. Le principali disposizioni si applicheranno dall’11 dicembre 2027, mentre dall’11 settembre 2026 sono già in vigore gli obblighi di segnalazione delle vulnerabilità attivamente sfruttate e degli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti.
Pische condivide la necessità di rafforzare la protezione dei dati e degli utenti, sottolineando le misure adottate dalla propria azienda: “GoodWe ha in Europa tutti i server relativi ai dati di monitoraggio e alcuni partner svolgono verifiche approfondite sulle attività dell’azienda”.
Il manager chiede tuttavia che le scelte europee tengano conto delle misure di sicurezza effettivamente adottate e degli investimenti realizzati sul territorio, evitando di penalizzare i produttori in base alla sola nazionalità della casa madre.
A suo giudizio, la tutela della produzione europea nei progetti sostenuti con fondi pubblici dovrebbe accompagnarsi a strumenti capaci di favorire anche gli investimenti delle aziende estere in stabilimenti produttivi e attività di assemblaggio nel continente.
Un approccio che, secondo Pische, potrebbe contribuire allo sviluppo della filiera industriale europea, favorendo nuovi investimenti, occupazione e trasferimento di tecnologie.
(intervista e articolo a cura di Giorgia Piantanida)






























