Finanza verde, cambio di rotta per la Net-Zero Banking Alliance

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Il sodalizio propone il passaggio da "alleanza" a "iniziativa quadro" per far fronte all'emorragia di soci che decidono di attuare in proprio le strategie green. L'ultima è stata la svizzera Ubs a inizio agosto.

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Cambio di rotta per la Net-Zero Banking Alliance (Nzba), l’iniziativa promossa dalle Nazioni Unite che raggruppa le banche impegnate a sostenere le zero emissioni nette entro il 2050.

Invece di continuare a costituirsi come “alleanza basata sui soci”, si discute internamente la trasformazione in “iniziativa quadro”, un cambio di governance e di posizionamento dettato anche dalla costante emorragia di membri, che ha subìto un’accelerazione negli ultimi tempi.

Accelerano le defezioni

Molte banche hanno abbandonato la Nzba di recente, soprattutto quelle americane, spinte dalle pressioni di alcuni politici repubblicani, secondo cui l’adesione potrebbe essere considerata una violazione delle norme antitrust e, in generale, influenzate dalle politiche di Trump.

Nel tempo sono arrivate le defezioni di colossi come JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Morgan Stanley, Wells Fargo e Goldman Sachs (Banche e compagnie fossili fanno marcia indietro sugli investimenti green). A queste si sono aggiunte lo scorso gennaio BlackRock e a inizio agosto la svizzera Ubs.

Quest’ultima ha dichiarato in un comunicato che la Nzba “ha fornito modelli preziosi per la definizione degli obiettivi iniziali”, ma che ormai Ubs “ha potenziato le proprie capacità interne e ha deciso di abbandonarla”.

Tutti gli istituti citati hanno cercato di motivare il proprio esodo affermando di voler continuare a perseguire i propri obiettivi di sostenibilità in maniera indipendente.

Inizialmente le banche aderenti avevano concordato l’allineamento dei loro portafogli a un percorso di contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 °C. Lo scorso aprile, però, i membri hanno votato per portare il limite a 2 °C e hanno eliminato l’obbligo di raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, per scongiurare ulteriori defezioni.

La decisione entro fine settembre

Entro la fine di settembre i membri del sodalizio dovranno votare per il cambio di statuto.

Il gruppo direttivo ritiene che il passaggio a “iniziativa quadro” sia “il modello più appropriato per continuare a supportare le banche di tutto il mondo affinché restino resilienti e accelerino la transizione dell’economia reale in linea con l’accordo di Parigi, oltre che per continuare a collaborare con il settore bancario globale, sviluppando ulteriori linee guida e strumenti necessari a supportare loro e i loro clienti”, ha affermato la Nzba in un comunicato.

“Riconoscendo che le banche e le principali parti interessate hanno grandi opportunità di trarre vantaggio dai risultati dell’Alleanza e di accelerare l’azione sulle priorità chiave – prosegue la nota – la Nzba incoraggia il settore bancario a rimanere fermo nell’attuazione dei propri impegni net zero”.

Intanto anche in Canada le principali istituzioni bancarie stanno paventando un possibile ritiro dalla coalizione climatica del Glasgow Financial Alliance for Net Zero” (Gfanz), il gruppo formatosi dopo la COP26 di Glasgow che si descrive come “una coalizione globale di importanti istituzioni finanziarie impegnate ad accelerare la decarbonizzazione dell’economia”.

L’importanza di questi sodalizi non è da sottovalutare, così come il potere delle banche di orientare i flussi di denaro verso le fonti fossili.

Secondo un’indagine di ReCommon pubblicata nel maggio 2024 i principali istituti di credito globali sono stati responsabili nel 2022 di più emissioni di gas serra di Italia, Germania, Regno Unito e Francia messe insieme con i loro finanziamenti.

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