La Spagna ha deciso di riaprire la partita delle rinnovabili con la nuova versione del Piano nazionale per l’energia e il clima al 2030 (PNIEC), appena posta in consultazione pubblica fino al 25 marzo.

E il piano del governo Sánchez-bis, in carica dall’inizio di gennaio dopo mesi di crisi politica e l’accordo tra socialisti e Unidas Podemos per formare il primo esecutivo tutto di sinistra, punta a traguardi più ambiziosi rispetto a quelli indicati nella bozza originaria.

Ricordiamo che la Spagna è tra quei dieci paesi che non hanno ancora trasmesso i loro piani definitivi alla Commissione europea; all’appello mancano anche Francia e Germania, mentre l’Italia ha inviato il suo PNIEC a Bruxelles nei tempi stabiliti.

In particolare, spiega una nota del ministero spagnolo della transizione ecologica guidato da Teresa Ribera, si punta a ridurre del 23% le emissioni di anidride carbonica nel 2030, in confronto ai livelli del 1990, due punti percentuali in più di quanto scritto nella versione iniziale del PNIEC.

Inoltre, il piano abbraccia la strategia europea al 2050 con la previsione di realizzare un mix elettrico al 100% di rinnovabili e di raggiungere la neutralità climatica; si parla di eliminare almeno il 90% delle emissioni nette totali di CO2.

Più in dettaglio, in tema di rinnovabili, queste ultime dovranno arrivare al 74% del mix elettrico al 2030, come già fissato nella prima versione del piano, ma con un contributo più rilevante del fotovoltaico, il cui obiettivo di potenza cumulativa installata passa da 36-37 GW a 39 GW.

Per le altri fonti di generazione (vedi la tabella sotto), si prevedono 50 GW di eolico, 7 GW di solare termodinamico, 27 GW di cicli combinati a gas, mentre il carbone sarà del tutto azzerato: altra novità quest’ultima rispetto alla bozza precedente, che lasciava la possibilità di mantenere in esercizio fino a 1.300 MW di unità alimentate con questa fonte fossile.

Intanto il nucleare scenderà da 7 a circa 3 GW al 2030.

Le rinnovabili, più in generale, secondo le indicazioni del PNIEC, dovranno coprire il 42% dei consumi finali di energia.

Si dovranno attivare investimenti complessivi per 241 miliardi di euro nel periodo 2021-2030 e creare tra 253.000-348.000 nuovi posti di lavoro netti annuali al 2030, in confronto allo scenario tendenziale senza le misure del piano.

Ricordiamo che il nuovo governo spagnolo ha anche dichiarato l’emergenza climatica annunciando una serie di misure, di cui le prime (almeno cinque) dovrebbero essere presentate entro cento giorni.

In particolare, evidenzia una nota ministeriale, si punta a un progetto di legge per azzerare le emissioni nette di CO2 al 2050 grazie a un mix elettrico 100% rinnovabile, alla diffusione dei veicoli elettrici e un sistema fiscale compatibile con la decarbonizzazione dell’economia.

Documenti allegati (pdf in spagnolo):