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Il Pianeta si scalda? Tranquilli, c’è la Siberia…

Uno studio russo-americano ha provato a stimare gli impatti dei cambiamenti climatici sulle regioni artiche della Russia. In vaste zone ci sarebbero condizioni più favorevoli agli insediamenti umani.

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La Siberia potrebbe diventare un “paradiso” per nuovi insediamenti umani, se le temperature medie del nostro Pianeta andranno fuori controllo, oltre i limiti fissati dagli accordi internazionali sul clima.

Ogni cambiamento ha il suo rovescio della medaglia: il surriscaldamento globale non fa eccezione, aprendo le porte a migrazioni di popoli verso territori resi abitabili da un ambiente più mite.

Questo, in sintesi, lo scenario descritto in uno studio congiunto russo-americano tra il Langley Research Center della NASA e il Krasnoyarsk Research Center.

Gli scienziati hanno cercato di stimare gli impatti del global warming sulle regioni artiche della Russia asiatica, che oggi in massima parte presentano condizioni del tutto sfavorevoli alla presenza stabile dell’uomo, a causa del freddo e del permafrost che ricopre il suolo.

Tuttavia, questo quadro potrebbe evolversi abbastanza radicalmente.

Gli autori, infatti, spiega una nota divulgativa della ricerca Assessing landscape potential for human sustainability and ‘attractiveness’ across Asian Russia in a warmer 21st century (qui il documento completo), hanno combinato modelli climatici e mappe socio-economiche delle aree geografiche interessate, in particolare hanno utilizzato due scenari di previsione elaborati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Unite che studia l’evoluzione del clima).

Scenari che predicono diversi incrementi delle temperature medie terrestri entro la fine del secolo, secondo le differenti concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

Oggi le immense distese siberiane rappresentano oltre il 70% del territorio ex sovietico, ma la densità di popolazione è molto bassa (ci vive meno del 30% dei russi, circa 39 milioni di persone).

Il cambiamento climatico però potrebbe aumentare notevolmente il “potenziale ecologico” di queste zone.

Secondo gli scienziati, le regioni artiche inadeguate alla vita umana si ridurrebbero, tanto da offrire condizioni ambientali favorevoli o addirittura molto favorevoli in vaste aree intorno al 2080, attirando schiere di migranti climatici con la possibilità di coltivare nuove terre e sfuggire al caldo intenso delle regioni più meridionali.

Nel 2080, le temperature medie di gennaio in Siberia potrebbero salire di 3-9 gradi centigradi mentre quelle medie di luglio di 2-6 gradi, se l’uomo non riuscirà a tagliare velocemente le emissioni di CO2 come raccomandato dall’IPCC (vedi anche qui).

Così il clima sarà più temperato e le piogge cadranno con più frequenza.

Ma questo avverrà a caro prezzo: altre rilevanti porzioni del nostro Pianeta saranno colpite da eventi meteorologici sempre più estremi e devastanti, e la stessa Siberia “liberata” dai ghiacci e dal freddo avrà i suoi problemi.

Ad esempio perché lo scioglimento del permafrost modificherà l’equilibrio di interi ecosistemi, con impatti imprevedibili sulla flora e sulla fauna, senza dimenticare che andrà ricostruita la rete delle infrastrutture, una volta che il terreno avrà perso lo strato di permagelo (pensiamo a strade, case, ponti e così via).

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