In primavera l’Ufficio parlamentare di bilancio pubblicherà uno studio relativo agli impatti del cambiamento climatico e delle politiche di transizione ecologica sulla spesa dello Stato.
Secondo le anticipazioni date dalla presidente dell’Ufficio, Lilia Cavallari, in uno scenario tendenziale in cui non saranno fatti ulteriori sforzi nelle politiche di settore e le temperature globali aumenteranno fino a tre gradi centigradi al 2050, le conseguenze degli eventi meteo estremi incideranno sulle casse pubbliche per una cifra pari al 5% del Pil nazionale entro i prossimi 25 anni, rispetto allo 0,2 di oggi.
Diversamente, in uno scenario attivo di rinnovato impegno climatico, tale da contenere l’innalzamento delle temperature entro 1,5 gradi, la spesa salirebbe allo 0,9% al 2050.
L’anticipazione di questi dati è stata fatta ieri, 24 febbraio, in occasione di un convegno sul ruolo delle società partecipate nella transizione organizzato alla Camera da Ecco e Asvis.
Ad aprile, in particolare, dovranno essere nominati i vertici di numerose partecipate dello Stato, tra cui Enel, Eni, Terna e Snam.
“È fondamentale che il Governo rafforzi i meccanismi di governance, indirizzando le imprese partecipate verso investimenti coerenti con un percorso di transizione energetica, sia per gestire i rischi economico-finanziari legati al clima sia per garantire che l’interesse pubblico prevalga sulle logiche di breve periodo”, secondo Matteo Leonardi, cofondatore e direttore del think tank Ecco.
Ciò che bisogna tenere presente, come emerso nel corso dell’evento, è che le strategie industriali non possono essere incentrate su infrastrutture fossili che aumetano il rischio di “stranded assets”, cioè investimenti destinati a perdere valore prima del loro fine vita.
In tal senso Leonardi cita espressamente il settore gas, criticando anche il Dl Bollette nella parte in cui interviene su questa fonte: “Quale interesse viene difeso? Quello delle fossili o quello della collettività?” (si veda anche Cosa risponderà l’Ue sull’Ets nel Dl Bollette?).
L’Italia è oggi “in ritardo sugli obiettivi di transizione ecologica e presenta ancora, nonostante le opportunità offerte dalle rinnovabili, un’elevata dipendenza dall’estero in termini energetici e alti costi per le imprese e le famiglie che frenano la competitività e determinano un’elevata povertà energetica”, rimarca Enrico Giovannini, cofondatore e direttore scientifico Asvis.
“Dobbiamo quindi accelerare. Il ruolo delle imprese pubbliche partecipate è insostituibile per trainare tutto il sistema economico verso una maggiore sostenibilità”.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di queste aziende, ha una funzione di indirizzo sui temi della transizione e della lotta al cambiamento climatico, secondo Olga Cuccurullo, dirigente generale al Mef e membro del Cda Enel. “La rilevanza della transizione è evidenziata da noi non solo in termini di costi-benefici, ma anche sul piano della corporate social responsibility (Csr). Pur avendo altre competenze, il ministero accompagna le partecipate verso la transizione ecologica”, ad esempio promuovendo i rating si sostenibilità.
Un’idea pratica per rafforzare quest’azione arriva infine da Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, per il quale “i piani delle aziende dovrebbero essere almeno su dieci anni per essere costretti a dire cosa si vuole fare”, anche in termini Csr. “I mercati, però, chiedono risposte a breve termine, ma la finanza non è un fine, è un mezzo”.
Da questo punto di vista Enrico Giovannini di Asvis propone, nell’ambito delle nomine per le partecipate, di introdurre l’istituto della lettera di mandato vincolante per i nuovi amministratori, come già succede in altri Paesi.





























