C’è l’accordo sull’obiettivo climatico per il 2040 ma con maggiori flessibilità per raggiungerlo, in particolare grazie a un utilizzo più cospicuo dei crediti internazionali della CO2.
Questo l’esito del Consiglio Ue sull’ambiente iniziato ieri, 4 novembre, che dopo oltre 18 ore di negoziati si è protratto nella mattinata di oggi, 5 novembre; al momento di pubblicare questo articolo, manca ancora una nota ufficiale del Consiglio sul testo concordato.
L’Italia ha giocato un ruolo di primo piano nel definire il compromesso sulla proposta di regolamento, promuovendo anche altre richieste, come quella di menzionare esplicitamente l’uso di biofuel nei trasporti.
Stando alla bozza di testo citata dall’agenzia Euractiv, i ministri dei 27 hanno sostenuto il target di tagliare del 90% le emissioni di CO2 entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, come indicato dalla Commissione europea. Tuttavia, si useranno crediti internazionali della CO2 per coprire il 5% dell’obiettivo complessivo di riduzione a livello Ue, rispetto al 3% suggerito da Bruxelles. Tale opzione sarà pienamente operativa dal 2036, dopo una fase-pilota quinquennale dal 2031 al 2035.
Quindi le riduzioni “domestiche” delle emissioni, basate su progetti e misure da realizzare sul territorio Ue, arriveranno all’85%; il restante 5% sarà delocalizzato in Paesi extra-Ue con progetti per installare fonti energetiche rinnovabili o per assorbire anidride carbonica, ad esempio con programmi di forestazione. Le emissioni “evitate” saranno appunto attestate dai relativi crediti della CO2.
La bozza prevede che si possa considerare un’altra opzione di flessibilità: consentire ai singoli Paesi di coprire un ulteriore 5% delle riduzioni nazionali della CO2 acquistando crediti internazionali.
Sui crediti, come abbiamo scritto, si sono levate diverse critiche dalle associazioni ambientaliste, in linea con il parere del Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici, che si era espresso contro la delocalizzazione di progetti “green”.
Difatti, puntare sui crediti internazionali della CO2 è complesso per diversi motivi, tra cui ad esempio le difficoltà legate alla rendicontazione precisa, obiettiva e certificata delle emissioni, che vanno calcolate come se fossero state ottenute “in casa propria”.
“La Commissione ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti come Italia (…) erano rilevanti”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, parlando oggi alla stampa al termine dei negoziati.
Tra le istanze, Pichetto ha citato anche lo slittamento di un anno, al 2028, del nuovo mercato europeo della CO2 per edifici e trasporti stradali (il cosiddetto Ets 2) e l’inclusione nella proposta normativa dell’uso di biocarburanti sostenibili nei trasporti dopo il 2030. Ciò è propedeutico alla revisione del regolamento Ue sulle auto, che nella versione in vigore prevede di azzerare le emissioni allo scarico dei nuovi veicoli dal 2035, escludendo la possibilità di usare motori endotermici.
Si conferma quindi l’orientamento più morbido del blocco dei 27 sugli obiettivi climatici, improntato alla neutralità tecnologica. D’altronde, l’Italia è tra i primi Paesi ad aver manifestato il suo supporto all’iniziativa sui carburanti sostenibili lanciata dal governo brasiliano in vista della Cop 30 di Belém.
L’Ue resta comunque divisa tra Paesi che cercano di frenare le ambizioni climatiche e quelli che invece, come Spagna e Olanda, volevano mantenere la linea tracciata dalla Commissione nel testo proposto a luglio (massimo 3% di crediti della CO2).
Queste divisioni hanno comportato dei ritardi per il blocco Ue, che non aveva ancora concordato ufficialmente il suo NDC (Nationally Determined Contribution), ossia il piano con gli impegni climatici al 2035 che ogni Paese firmatario dell’Accordo di Parigi nel 2015 deve presentare alle Nazioni Unite.
Al Consiglio Ue si è trovato un accordo anche su questo: è previsto un taglio delle emissioni compreso tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990.
Ora Bruxelles ha il suo mandato per partecipare alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, la citata Cop 30 di Belém in Brasile, in calendario dal 10 al 21 novembre.


























