Green public procurement: criteri ambientali minimi ignorati da un Comune su due

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Nonostante gli obblighi, gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione sono ancora poco diffusi, mostra uno studio presentato alla Camera.

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Gli acquisti della pubblica amministrazione non sono ancora così “verdi” come dovrebbero essere: una recente indagine realizzata dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla società di consulenza Punto 3 (allegata in basso), presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha evidenziato che i Criteri Ambientali Minimi (CAM) previsti dal Codice degli appalti, nella maggior parte dei casi, restano inapplicati.

In teoria, gli enti pubblici dovrebbero adottare dei parametri di sostenibilità ambientale quando predispongono i bandi di gara per l’acquisto di forniture e servizi: è il cosiddetto “green public procurement” che dovrebbe riguardare tutti i settori, dal tipo di carta utilizzata negli uffici alla ristorazione, dalla gestione dei rifiuti e del verde pubblico all’illuminazione stradale, e così via.

Eppure, 22 comuni sui 40 monitorati nel 2017 (il 55% del campione), spiega l’indagine, non hanno applicato i CAM in nessuna categoria di beni/servizi.

E su un totale di 658 bandi aggiudicati nel 2017 da questi 40 comuni, soltanto 140 – per un importo complessivamente impegnato di poco superiore a 15 milioni di euro – includevano dei criteri ambientali minimi, quindi parliamo di un 21% appena.

Più in dettaglio, come riassume il grafico seguente (figura 3 a pag. 14 del documento allegato), vediamo che il maggior numero di bandi con CAM si è avuto per le commesse di apparecchi elettronici con 26 procedure di acquisti verdi, ma in termini percentuali il settore più green è quello delle forniture di carta per ufficio, con il 60% di bandi che includono i CAM (21 in totale vs 14 procedure senza criteri verdi), davanti ai servizi di ristorazione con il 50% di gare in cui sono stati inseriti dei requisiti ambientali minimi.

Molto bassa, invece, l’applicazione di tali criteri nei bandi per l’acquisto di veicoli, per la manutenzione del verde e per l’edilizia.

Dalle schede di monitoraggio impiegate nell’indagine, in particolare, è emerso che la complessità dei criteri ambientali è la maggiore difficoltà riscontrata dai comuni nel definire le procedure delle forniture verdi, come precisa il grafico sotto (figura 12 a pag. 21).

In definitiva, conclude l’indagine, “emerge in modo inequivocabile che il Green Public Procurement risulta essere ancora uno strumento poco conosciuto ed utilizzato […]”.

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