Grecia, via libera a 2,3 miliardi per decarbonizzare le isole

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Il programma sostenuto dal Fondo alimentato con 25 milioni di quote Ets finanzierà interconnessioni, rinnovabili con accumulo, infrastrutture idriche e ricarica elettrica.

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La Grecia punta sulla decarbonizzazione delle sue isole con un programma di investimenti da 2,3 miliardi di euro, che comprende nuove interconnessioni elettriche, impianti rinnovabili con accumulo, infrastrutture idriche e punti di ricarica per i veicoli elettrici.

Il piano del Fondo per la decarbonizzazione delle isole (Island Decarbonisation Fund) ha ottenuto il via libera della Commissione europea e della Banca europea per gli investimenti (Bei), come annunciato il 2 settembre dal ministero greco dell’Ambiente e dell’Energia.

Il Fondo, creato specificamente per la Grecia, riunisce in un unico strumento finanziario diversi interventi destinati alla trasformazione energetica e ambientale dei sistemi insulari, ancora in molti casi fortemente dipendenti dai combustibili fossili importati.

Più di 1,6 milioni di persone vivono sulle oltre 200 isole greche e durante la stagione turistica la domanda elettrica aumenta sensibilmente. Sulle isole non interconnesse, secondo la Bei, il costo della produzione elettrica può arrivare fino a dieci volte quello dell’elettricità fornita attraverso la rete sulla terraferma.

Oltre 2 miliardi tra reti, rinnovabili e accumuli

La parte più consistente del programma, pari a 1,1 miliardi di euro, sarà destinata alle interconnessioni elettriche e alle relative infrastrutture energetiche nel Dodecaneso, nelle Cicladi e nelle isole dell’Egeo nordorientale.

Altri 977 milioni di euro finanzieranno progetti da fonti rinnovabili abbinati a sistemi di accumulo. Il ministero sottolinea in particolare il sostegno al fotovoltaico in autoconsumo, che potrà riguardare abitazioni, alberghi, ristoranti, negozi e uffici, ma anche ospedali, strutture assistenziali, scuole, edifici pubblici e attività agricole.

Completano il pacchetto 200 milioni di euro per dighe e bacini multifunzionali e 56 milioni per le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici.

Le interconnessioni hanno un ruolo centrale nella strategia. Collegare progressivamente i sistemi insulari alla rete continentale dovrebbe infatti consentire di ridurre l’utilizzo delle centrali alimentate con fonti fossili, integrare quantità maggiori di energia rinnovabile e contenere i costi di approvvigionamento. Rinnovabili e accumuli dovrebbero invece aumentare l’autonomia energetica locale e la flessibilità del sistema elettrico.

Il Fondo finanziato con 25 milioni di quote Ets

I 2,3 miliardi indicano il valore complessivo degli interventi approvati. Non coincidono con la dotazione del Fondo, che il governo greco stima attualmente in circa 2 miliardi di euro (l’importo finale dipenderà dal prezzo delle quote di emissione nel sistema europeo EU Ets).

Il meccanismo nasce dall’articolo 10a, paragrafo 9, della direttiva Ets. Alla Grecia è stata riconosciuta la possibilità di mettere all’asta fino a 25 milioni di quote di emissione per finanziare la decarbonizzazione dell’approvvigionamento elettrico delle proprie isole.

Il Fondo è stato formalizzato nel novembre 2024 con un accordo tra governo greco, Commissione europea e Bei. La Commissione stimava già allora che la vendita delle quote avrebbe potuto generare circa 2 miliardi di euro, destinando più della metà delle risorse alla produzione rinnovabile e finanziando anche accumuli, interconnessioni e infrastrutture per la mobilità elettrica.

Un ulteriore passaggio è arrivato il 23 luglio 2026, quando la Grecia ha notificato alla Commissione la valutazione positiva della proposta progettuale e ha chiesto di procedere con la vendita delle 25 milioni di quote. Bruxelles ha quindi previsto di aggiornare il calendario delle aste Ets per il 2027, distribuendo le quote destinate al Fondo nell’arco di dodici mesi.

Il ruolo della Bei

Secondo il rapporto 2025 della Commissione europea sul funzionamento dell’EU Ets, spetta alla Bei valutare la sostenibilità finanziaria e i benefici socioeconomici della proposta greca. Una volta soddisfatte le condizioni previste e ottenuta la conferma della Banca, le quote possono essere messe all’asta e i relativi proventi utilizzati per cofinanziare fino al 60% delle componenti dei progetti approvati.

La stessa Bei spiega che la direttiva le attribuisce compiti che comprendono la conferma dei progetti e la gestione finanziaria del meccanismo. Alla componente finanziaria si aggiunge quella di assistenza tecnica: attraverso l’InvestEU Advisory Hub, la Banca ha sostenuto la Grecia nella preparazione di una pipeline di investimenti, un’attività considerata particolarmente importante per le isole più piccole, remote e scarsamente interconnesse.

In una sua analisi pubblicata nel febbraio 2025, la Bei stimava inoltre che il meccanismo, attraverso contributi in grado di coprire fino al 60% dei singoli investimenti e il ricorso ad altre fonti finanziarie, avrebbe potuto mobilitare oltre 4 miliardi di euro in sei anni in nove gruppi insulari.

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