Il voto di ieri, mercoledì 6 luglio, al Parlamento Ue, che fa entrare gas e atomo nella lista dei papabili investimenti green (la tassonomia verde), segna un incidente di percorso per quella idea di Europa come avanguardia della transizione energetica, che non avrebbe dovuto concedere nuovi spazi alle lobby delle fonti fossili e del nucleare.

Si torna al “principio di realtà” sostenuto dai paladini delle fonti convenzionali di energia: la presunta necessità di atomo e gas sulla strada per eliminare i combustibili fossili più inquinanti, in primis il carbone, e così ridurre le emissioni di CO2.

Il mito del gas come combustibile ponte a basso costo della transizione verso le rinnovabili, è stato messo a dura prova dalla crisi energetica, dai prezzi alle stelle del metano e dalla spasmodica ricerca di alternative al gas russo. Ma tutto ciò non è bastato.

Gli eurodeputati hanno bocciato la risoluzione approvata a giugno dalle commissioni Ambiente ed Economia del Parlamento, che chiedeva di respingere la proposta di Bruxelles (tramite un suo atto delegato) di includere gas e nucleare nella tassonomia.

Serviva una maggioranza assoluta di 353 voti pro-mozione per costringere la Commissione Ue a modificare o ritirare la proposta; invece ne sono arrivati solo 278.

Così il piano di Bruxelles è ora ufficialmente approvato dal Parlamento; prima che diventi legge, serve ancora un ok dal Consiglio Ue, che sembra scontato, poiché servirebbe una maggioranza di ben 20 Stati membri per mettere il veto.

Quindi gas e nucleare si apprestano a ottenere la loro etichetta verde, con la conseguente possibilità di essere finanziati con fondi europei e inviando così segnali contradditori agli investitori, come afferma anche Banca Etica in una nota.

Difatti, “i tantissimi risparmiatori e investitori europei che vorrebbero indirizzare le proprie risorse verso progetti green, si troveranno davanti alla concreta possibilità di investire in prodotti che contengono anche azioni di società attive nel nucleare e aziende che estraggono e trasportano gas fossile”, spiegano dall’istituto di credito.

Come sottolinea Greta Thunberg su Twitter, la posizione europea sottende una certa ipocrisia, perchè da una parte la Commissione Ue sta cercando di indebolire la Russia e ridurre le importazioni di gas da Mosca, puntando a un mix energetico più sicuro e autonomo grazie alle rinnovabili, agli accumuli e allo sviluppo di nuove tecnologie (idrogeno verde in testa).

Ma allo stesso tempo le istituzioni Ue non riescono a staccarsi dalla centralità del gas e prendono decisioni che rischiano di rafforzare il peso geopolitico russo in campo energetico, perchè una tassonomia con dentro gas e nulceare porta con sè le pressioni lobbistiche dei colossi russi come Gazprom, Lukoil e Rosatom (si veda Tassonomia Ue: il voto del Parlamento su gas e nucleare sarà anche un voto sulla Russia).

Mentre Pascal Canfin, eurodeputato francese a capo della commissione Ambiente, membro del gruppo Renew Europe (che in maggioranza, lui compreso, ha votato contro la mozione e dunque a favore di gas e atomo) cerca di rassicurare gli animi di Verdi, Socialisti e attivisti per il clima.

Su Twitter, infatti, Canfin ricorda che i nuovi investimenti nel gas saranno possibili solo a certe condizoni rigorose: per rimpiazzare il carbone, fino al 2030 e con soglie di emissione considerate non pericolose.

Paolo Borchia, eurodeputato della Lega, riassume così il risultato della plenaria: “gas e nucleare, come sostenuto con tenacia dalla Lega, sono essenziali per la decarbonizzazione, ciò che non si vuole capire è che il Green Deal va rifondato, visto che attualmente rappresenta una delle maggiori cause delle fluttuazioni dei prezzi di energia e materie prime”.

Si riaffaccia così il mantra del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: bisogna investire di più sul gas, anche potenziando la produzione nazionale, sul nucleare, sui combustibili alternativi nei trasporti, in nome della neutralità tecnologica contro la corsa verso la mobilità 100% elettrica.

In sostanza: bene le rinnovabili, purché non siano troppe.

Al contrario, afferma Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria del Senato e a capo del comitato transizione ecologica M5S, “il nucleare potrà essere considerato sostenibile solo quando avrà risolto il problema dei rifiuti radioattivi” mentre per quanto riguarda il gas, “sono sotto gli occhi di tutti le problematiche che esso comporta, a livello ambientale, geopolitico ed economico”.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, parla di “duro colpo” al Green deal europeo e di “una scelta politica senza alcuna base scientifica“.

In una nota, infatti, Legambiente ricorda il parere fortemente contrario alla inclusione di gas e nucleare nella tassonomia, espresso dalla Piattaforma sulla finanza sostenibile, il gruppo di esperti indipendenti nominati dalla stessa Commissione per avere un supporto scientifico.

Secondo tali esperti, infatti, il nucleare va escluso perché non rispetta i criteri (art. 17 del regolamento sulla tassonomia) relativi al principio del non arrecare danni significativi all’ambiente, in particolare in tema di gestione e smaltimento delle scorie radioattive.

Mentre il “no” al gas fossile, è motivato dal fatto che gli impianti a gas, per poter fornire un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici, come richiesto dal regolamento, dovrebbero emettere meno di 100 grammi di CO2e/kWh, mentre gli impianti più efficienti sono ben sopra questa soglia.

Rimane un piccolo spiraglio, quello di una azione legale promossa da alcuni Paesi davanti alla Corte di giustizia Ue contro la nuova tassonomia. Era nelle intenzioni del governo austriaco, ad esempio, ma pare una strada difficile da seguire.

Intanto Greenpeace ha annunciato che presenterà alla Commissione europea una richiesta formale di revisione interna, e in caso di esito negativo, intenterà una causa legale alla Corte di Giustizia europea.

“Il gas e il nucleare non sono verdi, e etichettarli come tali è un evidente greenwashing che danneggia il clima e le generazioni future. Oggi le lobby del gas fossile e del nucleare hanno ottenuto che vengano dirottati miliardi di investimenti che sono assolutamente necessari per garantire la transizione climatica”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Abbiamo perso questa battaglia, ma non rinunceremo a combattere. Riteniamo che questo atto sia incoerente con il regolamento sulla tassonomia, pertanto, insieme ad altre organizzazioni come ClientEarth, il WWF valuterà tutte le possibili strade, comprese eventuali azioni legali, per fermare il greenwashing e proteggere la credibilità dell’intera tassonomia dell’UE – e invita gli Stati membri e gli eurodeputati a fare lo stesso”.