Gli incentivi per l’acquisto di nuovi veicoli commerciali elettrici si sono esauriti ieri, 29 luglio, in appena 50 minuti.
Secondo il segretario generale di Motus-E, Francesco Naso, il risultato “testimonia ancora una volta tutto il potenziale interesse degli italiani per questa tecnologia, ma anche la necessità di una pianificazione più strutturata e programmatica degli strumenti di supporto al mercato”.
Sedici milioni esauriti in meno di un’ora
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva riservato 16 milioni di euro all’acquisto di veicoli elettrici delle categorie N1 e N2.
La categoria N1 comprende i veicoli fino a 3,5 tonnellate, come furgoni leggeri, piccoli autocarri e pick-up; quella N2 include invece i mezzi da 3,5 a 12 tonnellate, tra cui camion medi e furgoni di grandi dimensioni destinati alle consegne più pesanti.
Il ministero aveva inoltre messo a disposizione altri 24 milioni di euro per l’acquisto di veicoli commerciali, indipendentemente dal tipo di alimentazione (il bando). Anche una parte molto rilevante di queste risorse, tuttavia, è stata utilizzata per l’acquisto di mezzi a batteria.
Proprio l’attesa, durata oltre un anno e mezzo, di questi fondi, aveva contribuito a rallentare le vendite di veicoli commerciali elettrici in Italia, in controtendenza rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi europei.
Comunque, grazie alla breve apertura degli incentivi, sono stati ordinati molti più veicoli commerciali elettrici di quanti ne siano stati immatricolati in tutta la prima metà del 2026.
Serve una programmazione stabile
Il risultato segue quanto già accaduto lo scorso ottobre, quando gli incentivi per l’acquisto di automobili elettriche si erano esauriti in un solo giorno. Per Naso diventa quindi sempre più urgente definire “una pianificazione e un effettivo coordinamento delle misure di incentivazione diretta, fiscali, sul prezzo dell’energia e per le infrastrutture di ricarica”.
Si tratta, secondo Motus-E, di un insieme di stimoli che, in questa fase, potrebbe consentire all’Italia di ridurre il divario accumulato nella mobilità elettrica rispetto al resto d’Europa.
“Sarebbe in particolare utile – spiega Naso – ripristinare ora il fondo del Mase dedicato alle infrastrutture di ricarica nelle aziende, uno strumento da 90 milioni di euro cruciale per il settore dell’autotrasporto e della logistica”. Risorse che non erano state utilizzate a causa di requisiti di accesso estremamente stringenti, che ne avevano di fatto impedito l’impiego da parte delle imprese.
“In attesa della prossima tornata di incentivi ai veicoli commerciali del 2027 – conclude il segretario di Motus-E – per scongiurare una nuova battuta d’arresto del mercato sarà fondamentale il reintegro dei fondi annunciato dal ministro Adolfo Urso in occasione dell’ultimo Tavolo Automotive al Mimit. Alla luce dei risultati odierni, queste risorse andrebbero dedicate esclusivamente ai veicoli elettrici”.
Camion elettrici, l’Italia sotto la media europea
Nonostante il rallentamento rispetto agli altri Paesi, in Italia la diffusione dei furgoni e camion elettrici nei segmenti più leggeri, tra 3,5 e 12 tonnellate, aveva mostrato nel primo trimestre del 2025 alcuni segnali positivi, soprattutto rispetto ai mezzi pesanti oltre le 12 tonnellate.
In quel periodo, i veicoli a zero emissioni nella fascia tra 3,5 e 12 tonnellate avevano raggiunto il 15,7% delle nuove immatricolazioni, contro circa il 5% dello stesso periodo del 2024. La media europea nel 2025 è stata pari al 21% (Veicoli pesanti a zero emissioni, uno sguardo al mercato europeo e italiano).
Il divario è molto evidente con i Paesi del Nord Europa: in Olanda la quota dei mezzi a zero emissioni supera il 70%, mentre in Svezia e Danimarca si colloca rispettivamente oltre il 60% e intorno al 62%.
Anche secondo uno studio di Transport & Environment, per promuovere l’adozione di camion e furgoni elettrici servono specifiche politiche nazionali, ma anche sotto questo profilo l’Italia risulta tra i Paesi europei meno avanzati nell’impiego di alcuni strumenti considerati fondamentali.
Gli incentivi alla ricarica nei depositi
Le differenze più marcate riguardano soprattutto il sostegno alle infrastrutture di ricarica nei depositi delle flotte.
Svezia e Danimarca coprono rispettivamente fino al 50% e al 40% dei costi di investimento. In Francia sono previsti contributi fino a 15.000 euro per singolo punto di ricarica e fino a 960.000 euro per i grandi hub logistici. Nei Paesi Bassi, invece, il sostegno può variare da 400 a 88.000 euro per unità.
Come ha spiegato Motus-E, in Italia, al momento, non esistono incentivi specificamente destinati alla ricarica nei depositi, nonostante questa infrastruttura sia considerata cruciale per la diffusione dei camion elettrici.
La ricarica presso le sedi aziendali consente alle imprese di sfruttare le soste programmate, ricaricare i mezzi nelle ore notturne e contenere il costo dell’energia, soprattutto quando l’infrastruttura è integrata con sistemi di gestione intelligente dei carichi o con impianti fotovoltaici.
Una ricarica integrata nelle operazioni di trasporto
Anche l’idea che la ricarica dei camion elettrici comporti necessariamente una perdita di tempo è in parte fuorviante.
Nella pratica, la ricarica può essere pianificata e integrata nelle normali operazioni di trasporto, visto che gli autisti devono già rispettare pause obbligatorie e, durante una sosta di circa 45 minuti, con potenze di ricarica elevate è possibile recuperare un’autonomia significativa, anche nell’ordine dei 250 km.
Molti percorsi urbani, periurbani e regionali prevedono inoltre il rientro quotidiano dei veicoli al deposito, permettendo di effettuare la ricarica durante la notte a costi generalmente più contenuti.
La ricarica non è dunque un’attività da improvvisare, ma un elemento da integrare nella progettazione dei percorsi e nell’organizzazione della flotta, coordinandola con le pause degli autisti, le operazioni di carico e scarico e le tratte regolari tra i diversi hub logistici.
Quando è ben pianificata, può incidere in misura molto limitata sui tempi operativi del trasporto, fino a diventare quasi impercettibile nella gestione quotidiana della flotta.



























