Cosa accade quando una città introduce una zona a zero emissioni per la logistica?
Secondo un nuovo studio della Clean Cities Campaign la risposta è chiara: la diffusione dei veicoli commerciali elettrici accelera, molto più di quanto avvenga con altre politiche urbane. Lo studio è stata realizzato dopo i primi otto mesi dall’avvio delle Zone a zero emissioni (ZEZ) nei Paesi Bassi; quelle orientate al trasporto merci sono definite ZEZ-F (Zero-Emission Zones for Freight).
Un risultato che non arriva dal nulla. Le ZEZ infatti funzionano davvero quando vengono introdotte con tempistiche certe, accompagnate da un dialogo costante tra amministrazioni e operatori logistici. È questa combinazione che ha permesso alle imprese di prepararsi per tempo e ha prodotto, fin da subito, benefici concreti nella riduzione delle emissioni.
Il contesto normativo
Il report, “The rise of electric vans and trucks: Early evidence from Dutch zero-emission zones for freight” (link in fondo), ricorda che per ridurre le emissioni dei trasporti urbani l’Ue ha già fissato obiettivi molto severi: stop alla vendita di nuovi furgoni a benzina e diesel dal 2035 e tagli significativi della CO₂ dei camion entro il 2040.
Tuttavia, lo studio avverte che con le norme attuali non si raggiungeranno i livelli di riduzione necessari. La decarbonizzazione di furgoni e camion procede con un ritmo troppo lento e per questo sono indispensabili interventi più rapidi e incisivi nelle città.
Molti città europee si stanno già muovendo: centri di consolidamento merci, cargo-bike elettriche, micro-logistica, infrastrutture dedicate. Ma tra le misure più efficaci e ambiziose ci sono le Zone a Zero Emissioni, aree in cui l’accesso è consentito solo a veicoli a emissioni zero, oltre che a pedoni e ciclisti.
Perché in Olanda le ZEZ-F sono una priorità
Danimarca, Svezia e Paesi Bassi dispongono già di quadri legislativi nazionali che consentono ai comuni di istituirle. E nei Paesi Bassi l’urgenza è evidente: la logistica urbana è responsabile del 30-50% dell’inquinamento atmosferico da traffico e di circa il 35% delle emissioni di CO₂ del settore dei trasporti.
I furgoni, che percorrono la gran parte dei chilometri totali, sono così destinati a crescere, con una domanda prevista in aumento del 19% entro il 2035.
Per far fronte a questo scenario, dal 2025 le città olandesi hanno iniziato a introdurre le prime ZEZ per il trasporto merci: oggi sono 18, e diventeranno 29 entro il 2030, grazie a un percorso sviluppato in anni di collaborazione fra governo nazionale, amministrazioni locali e imprese. Secondo le stime, dal 2030 queste zone eviteranno ogni anno circa 1 megatonnellata di CO₂.
Le ZEZ spingono la transizione elettrica
I primi riscontri del caso olandese mostrano che le ZEZ stanno già accelerando la diffusione di furgoni e camion elettrici: secondo la Clean Cities Campaign, nei comuni che hanno introdotto o programmato una ZEZ-F, i mezzi elettrici non si limitano ad aggiungersi al parco circolante, ma stanno sostituendo progressivamente i diesel.
Le ZEZ-F sono operative nei Paesi Bassi da circa otto mesi. Il periodo di tolleranza, in cui non erano previste sanzioni, si è concluso a luglio 2025. Molte aziende, però, avevano iniziato la transizione prima dell’avvio formale, permettendo oggi una valutazione chiara dei primi effetti, utile anche per le città europee che stanno valutando misure simili.
I numeri lo confermano: nel primo semestre 2025, il 78,4% dei nuovi furgoni immatricolati nei Paesi Bassi è elettrico, a fronte di una media europea dell’8,5%.
Inoltre, il Paese rappresenta un quarto dei nuovi camion elettrici venduti nell’Ue, con una crescita del 187,6% in un solo anno.
Lo studio ha dimostrato (grafico in basso) che nei comuni con ZEZ-F attive o pianificate, la quota di furgoni elettrici nel parco circolante ha raggiunto il 6,1%, oltre tre volte rispetto ai comuni che non prevedono queste politiche (1,7%).
Significativo anche l’effetto di ricaduta: i comuni confinanti arrivano al 2,9%, segno che le ZEZ influenzano le scelte degli operatori anche al di là dei confini amministrativi.
Le strategie aziendali confermano questo quadro: molte imprese citano le ZEZ-F come uno dei principali motivi che le ha spinte ad accelerare il rinnovo della flotta verso veicoli elettrici.
Tempistiche chiare e un confronto costante tra amministrazioni locali e settore logistico hanno permesso agli operatori di prepararsi per tempo, generando fin da subito una riduzione delle emissioni.
Il procedimento che autorizza le ZEZ-F nei Paesi Bassi
In Olanda l’istituzione delle ZEZ-F segue un procedimento nazionale armonizzato, pensato per evitare una frammentazione delle regole da città a città. Il quadro comune, definito dal governo insieme alle municipalità e alle associazioni di settore, stabilisce regole uniformi su accesso, calendario, esenzioni e modalità di controllo.
Le città che intendono istituire una ZEZ-F devono adottare un decreto sul traffico che definisce la zona, pubblicandolo almeno 4 anni prima dell’entrata in vigore per garantire certezza e prevedibilità agli operatori.
L’implementazione è graduale: all’inizio, solo i veicoli commerciali di nuova immatricolazione devono essere a zero emissioni; quelli esistenti possono continuare a circolare fino alle scadenze previste per ciascuna classe emissiva. Le città possono affiancare alla ZEZ misure di supporto come nuova infrastruttura di ricarica, micro-hub e programmi dedicati alle imprese.
L’esenzione e la gestione dei permessi sono centralizzate presso l’autorità nazionale olandese per veicoli e traffico, così da garantire uniformità.
Il controllo avviene tramite telecamere a lettura targhe e agenti comunali. Sono previste multe per chi accede alla ZEZ-F senza i requisiti: 120 euro per i furgoni e 310 euro per i camion, sanzioni entrate in vigore alla fine del periodo di tolleranza.
Il messaggio per le città italiane
Per l’Italia, dove le zone a basse e zero emissioni sono spesso frammentate, sperimentali o poco omogenee, il modello olandese è un esempio concreto di pianificazione anticipata, un supporto economico mirato e un coordinamento multilivello.
L’esperienza olandese suggerisce che:
- regole chiare e coordinate permettono alle imprese di pianificare con anticipo;
- gli incentivi funzionano meglio quando sono collegati a scadenze progressive ma non negoziabili;
- le ZEZ sono più efficaci delle sole Zone a Basse Emissioni (LEZ), perché modificano realmente le decisioni d’acquisto.
Guardando avanti
Lo studio della Clean Cities Campaign prevede che gli effetti delle ZEZ-F saranno ancora più evidenti tra il 2026 e il 2027, quando entreranno in vigore nuove zone e l’offerta di furgoni elettrici, soprattutto medi e pesanti, sarà più ampia.
Per massimizzare i benefici, dicono gli autori, sarà fondamentale affiancare alle ZEZ:
- un piano strutturato per l’infrastruttura di ricarica
- lo sviluppo di micro-hub e l’impiego crescente di cargo-bike
- strumenti fiscali che disincentivino in modo progressivo i veicoli diesel più inquinanti.
Raccomandazioni politiche per diffondere le ZEZ-F in altri Paesi
Sulla base dei risultati della ricerca, gli autori dello studio suggeriscono un insieme di azioni che possono coinvolgere governi nazionali, città e istituzioni europee.
I governi dovrebbero innanzitutto garantire un quadro normativo chiaro e omogeneo, in grado di evitare la frammentazione tra territori.
Ciò significa definire regole nazionali coerenti, centralizzare la gestione delle esenzioni, applicare controlli standardizzati e offrire incentivi prevedibili per l’acquisto di veicoli elettrici, eliminando progressivamente il sostegno economico ai diesel.
A questo si aggiunge l’esigenza di pianificare con anticipo la capacità della rete elettrica, così da rispondere alla crescita delle flotte commerciali a zero emissioni.
Per le città europee l’indicazione principale è quella di annunciare l’introduzione delle ZEZ con largo anticipo, in modo da dare alle imprese il tempo necessario per programmare investimenti e rinnovi di flotta.
È importante inoltre coordinarsi con le città vicine per armonizzare regole, controlli e periodi di transizione, seguendo l’esempio del modello olandese. Parallelamente, i comuni dovrebbero affiancare agli obblighi strumenti di sostegno: incentivi economici, assistenza tecnica alle aziende, potenziamento dell’infrastruttura di ricarica pubblica e privata, oltre a strategie di approvvigionamento pubblico che favoriscano la diffusione di veicoli elettrici.
Sul fronte europeo, Clean Cities invita l’Ue a mantenere standard CO₂ ambiziosi e stabili, così da orientare in modo chiaro le scelte dei produttori e degli operatori.
Chiede inoltre di introdurre obblighi di transizione per le flotte pubbliche e per le grandi flotte private, e di rafforzare la cooperazione tra Stati membri nell’applicazione delle ZEZ, anche attraverso l’aggiornamento della Direttiva sull’Applicazione Transfrontaliera, così da rendere più efficace l’emissione e la riscossione delle sanzioni per i veicoli stranieri.
- Lo studio (pdf)



























