Il Green New Deal europeo richiederà la correzione al rialzo degli obiettivi 2030, già ambiziosi, contenuti nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) approvato dal Governo nel 2020 che ad oggi rappresenta la linea-guida del percorso italiano nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per raggiungere questi obiettivi e, a maggior ragione per quelli più ambiziosi del Green New Deal, occorre incrementare con decisione le installazioni di nuovi impianti a fonti rinnovabili con particolare riferimento al fotovoltaico, individuato come tecnologia chiave per far crescere la quota di rinnovabili nel nostro Paese e attuare il processo di decarbonizzazione del sistema elettrico.

Fotovoltaico, protagonista della strategia italiana

Per conseguire i traguardi di produzione di energia elettrica da fotovoltaico è necessario accelerare la realizzazione di nuovi impianti ricorrendo a tutte le opzioni disponibili: piccoli impianti domestici, medi impianti industriali e commerciali, grandi impianti a terra.

Qui ci concentriamo però anche su un altro segmento fondamentale: il presidio degli impianti FV già esistenti per mantenere o, se possibile, aumentare la loro produzione attraverso le attività di revamping e repowering.

La maggior parte degli impianti fotovoltaici esistenti in Italia sono stati realizzati negli anni 2010 e 2011 e pertanto sono giunti quasi alla metà del loro ciclo medio di vita (attorno ai 20-25 anni). Inoltre, l’efficienza degli impianti cala progressivamente nel tempo.

È quindi assolutamente necessario che gli impianti esistenti non calino la loro produzione e ancor più che non smettano di produrre quando arriveranno a fine vita e quando cesseranno gli incentivi ventennali sulla base di quali sono stati realizzati.

Grazie al calo dei costi di questi anni, dovuto ai volumi di vendita cresciuti nel mondo in maniera esponenziale, e all’aumento delle prestazioni consentito dal progresso tecnologico, investire sugli impianti esistenti è oggi un’opportunità concreta.

Revamping e Repowering: ottimizzare le risorse esistenti per massimizzare l’investimento

Il revamping permette di ammodernare gli impianti sostituendo componenti datate e inefficienti con nuove tecnologie molto più performanti in grado di aumentare la produttività e prolungare la vita degli impianti.

Grazie ai moduli più performanti in parallelo è possibile anche incrementare la potenza degli impianti esistenti senza necessità di consumo di suolo e di nuove infrastrutture di connessione alla rete, attuando il così il repowering.

Il presupposto di questi interventi è costituito dall’incrocio tra:

  • i progressi tecnologici che mettono a disposizione pannelli e inverter sempre più performanti e meno costosi
  • il decadimento delle prestazioni degli impianti nel tempo, implicito nella tecnologia costruttiva e spesso aumentato da una componentistica difettosa o a causa di una carente manutenzione.

Il grafico (fonte Energy Strategy Group su dati ARERA) mostra che il costo del kWh prodotto dagli impianti fotovoltaici tra il 2010 e il 2019 è fortemente diminuito, passando da 0,35 a 0,05 €.

Il costo è espresso come LCOE (Levelized Cost Of Energy) che tiene conto del costo complessivo del sistema, cioè la somma del costo di installazione e del costo di esercizio. Si nota che oggi la fonte fotovoltaica, che nel 2010 era la più costosa tra quelle esistenti, è più economica anche delle fonti fossili.

Già la normale sostituzione dei moduli fotovoltaici è un investimento con un pay-back accettabile (in dieci anni il calo di efficienza, già previsto in fase di progettazione, si aggira intorno all’ 8-10%).

Molti impianti si trovano invece in condizione di degrado considerevole, anche oltre il 20% di calo della generazione. In simili situazioni un intervento di revamping ben progettato può portare a un incremento importante della produzione con tempi di pay-back estremamente interessanti.

Le nuove generazioni di pannelli hanno inoltre efficienze molto maggiori di quelli di dieci e dodici anni fa (perfino raddoppiate) la loro sostituzione nell’ambito del revamping consente di mantenere la potenza di picco originale con una minore occupazione di spazio.

Per questo c’è anche l’opportunità di effettuare contestualmente anche un intervento di repowering, occupando la superficie rimasta libera con altri pannelli nuovi o in alcuni casi anche coi pannelli vecchi disinstallati in condizioni migliori, risolvendo in molti casi la criticità dell’occupazine di suolo da parte del FV.

Si ottiene così un aumento della potenza installata a parità di superficie con ulteriori benefici. La potenza aggiuntiva non beneficerà dei precedenti incentivi, ma aumenterà la quantità di energia prodotta per essere autoconsumata in sito o immessa in rete per la vendita oppure per la condivisione in nuove comunità energetiche.

Per approfondire il tema del revamping, Energy Intelligence organizza, insieme a QualEnergia.it, un webinar giovedì 30 settembre alle ore 15, dal titolo “Ammodernamento degli impianti fotovoltaici esistenti”, nel corso del quale Energy Strategy Group e Energy Intelligence forniranno elementi di dettaglio, metodologie di intervento e casistiche concrete con diversi dati tecnici ed economici.