La finanza per il clima è in ritardo: i 100 miliardi di $ di aiuti arriveranno nel 2023

Il traguardo era stato fissato per il 2020. La nuova tabella di marcia presentata dalla presidenza UK della CoP 26.

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La finanza per il clima colmerà i suoi ritardi, se tutto andrà bene, nei prossimi due anni.

Il traguardo dei 100 miliardi di dollari in aiuti economici ai paesi più poveri sarà tagliato solo nel 2023, secondo il Climate Finance Delivery Plan appena pubblicato dalla presidenza UK della CoP 26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre.

Nel 2009 i paesi più ricchi e industrializzati, come impegno per la lotta contro il surriscaldamento globale, decisero di mobilitare 100 miliardi di $ ogni anno, entro il 2020, per finanziare progetti di economia verde nelle economie meno sviluppate: fonti rinnovabili, efficienza energetica, tutela e conservazione degli ecosistemi, progetti di adattamento al cambiamento climatico.

Eppure, a oggi, quella cifra non è stata ancora raggiunta. Nel 2021, infatti, mancheranno ancora una ventina di miliardi.

Il nuovo piano, si legge in una nota della presidenza UK, mostra che le nazioni sviluppate faranno rilevanti progressi nel 2022 verso il target dei 100 miliardi per poi toccare questa somma nel 2023 e superarla nei due anni successivi, fino al 2025.

Il grafico seguente, tratto dal piano, riassume il previsto andamento della finanza per il clima tra 2021 e 2025, tenendo conto degli impegni fissati da singole Nazioni (come Canada e Germania) e dagli istituti di credito internazionali.

Ad esempio, lo scorso giugno il Canada aveva annunciato un raddoppio dei suoi contributi finanziari internazionali per il clima (5,3 miliardi di $ nei prossimi cinque anni), mentre la Germania nel 2020 ha contribuito con oltre 7,8 miliardi di euro alla finanza climatica globale.

Nel 2019, la Gran Bretagna ha raddoppiato il suo impegno a 11,6 miliardi di sterline per il periodo aprile 2021-marzo 2026, rispetto al precedente impegno di 5,8 miliardi per il 2016-2021.

Contro il nuovo piano di aiuti climatici si sono mosse le critiche di diverse organizzazioni.

Oxfam, in particolare, sottolinea che questa tabella di marcia non prevede un robusto impegno per fornire maggiore sostegno sotto forma di sovvenzioni anzichè di prestiti.

“È inaccettabile che i paesi più poveri, che hanno fatto poco per causare la crisi climatica, siano costretti a contrarre prestiti per proteggersi da crescenti disastri climatici come siccità e tempeste”, si legge nella nota Oxfam.

Inoltre, secondo Oxfam, è difficile verificare la tempistica presentata in questo piano, perché si basa sulle autodichiarazioni dei paesi donatori e ciò consente ai governi di “sovrastimare grossolanamente il valore del supporto che forniscono”. In sostanza, manca uno standard rigoroso per la rendicontazione degli aiuti e per verificare come siano spesi i soldi.

Mentre il think-tank E3G, specializzato in analisi sui temi energetici e ambientali, scrive che il piano presentato dalla presidenza UK ha delle lacune.

In particolare, mancano indicazioni su come compensare le carenze di fondi nel periodo 2020-2022. Il problema è una mancata assunzione di responsabilità per molti paesi più sviluppati, che hanno erogato meno finanziamenti e così hanno costretto i paesi più poveri a riunciare a decine di miliardi di dollari di aiuti.

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