Eolico offshore, potenziale enorme ma serve un quadro certo

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Specie con le turbine galleggianti, potrebbe contribuire non poco ai 12 GW di Fer che dobbiamo aggiungere ogni anno da qui al 2030. L'evento Anie–Elettricità Futura tenutosi oggi.

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Secondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato a livello mondiale per potenziale di sviluppo dell’eolico offshore galleggiante e, in prospettiva, leader della filiera tecnologica in Europa.

Questa tecnologia, la più giovane in Italia, secondo gli studi del Politecnico di Torino ha un potenziale di 207,3 GW, pari a 3,4 volte la potenza rinnovabile totale installata al 2022.

I due dati (citati anche nel recente studio della neonata Floating Offshore Wind Community, creata da The European House – Ambrosetti), sono stati spunto di discussione all’evento organizzato oggi da Anie e da Elettricità Futura.

Un convegno con oltre 300 partecipanti in presenza, dove istituzioni, imprese, associazioni, investitori e costruttori hanno parlato, tra le altre cose, del contesto europeo, della tecnologia flottante, della bancabilità e della gestione dei rischi finanziari e del ruolo dei porti e delle infrastrutture portuali.

Per concretizzare le opportunità – è il messaggio uscito dall’incontro – è importante disporre di un quadro normativo e regolatorio stabile a lungo termine per abilitare i nuovi investimenti e velocizzare gli iter autorizzativi dei nuovi impianti.

Il contesto della discussione è il Piano 2030 del settore elettrico elaborato da Elettricità Futura, coerente con il REPowerEU, che prevede 85 GW di nuove Fer dal 2022 al 2030, di cui 25 GW di eolico, per portare la potenza totale rinnovabile installata in Italia a 143 GW.

Per il 2023 la stima dell’installato effettivo elaborata da Anie ed Elettricità Futura, in base a dati Terna, è di 6 GW di rinnovabili. Sono quindi 76 i GW di rinnovabili da installare in Italia dal 2024 al 2030 per centrare l’obiettivo. Considerando che circa 8 GW degli impianti esistenti dovranno essere sostituiti perché obsoleti, per raggiungere i 143 GW al 2030 sarà necessario realizzare oltre 12 GW all’anno.

In tutto questo, l’interesse degli operatori per le turbine in mare è altissimo: le richieste di connessione per eolico offshore sono a circa 100 GW, dicono i dati Terna citati all’evento.

Numeri che stridono con il target del Pniec al 2030, che prevede 2 GW di eolico in mare: un obiettivo sottodimensionato che il ministro Pichetto nei giorni scorsi ha difeso, citando la complessità degli interventi e i tempi che richiedono, ad esempio per attrezzare i porti, dotarsi di navi idonee e così via.

L’eolico offshore è un’attività capital intensive, e sbloccare gli investimenti necessari richiede regole e provvedimenti chiari e certi a lungo termine. L’Europa è peraltro un grande hub tecnologico delle turbine offshore a livello mondiale, è emerso dal convegno.

“Il fattore tempo è fondamentale per raggiungere gli obiettivi entro il 2030; determinante sarà la sinergia tra i vari attori della filiera e il sincronismo dei loro investimenti in un quadro normativo che agevoli e acceleri le iniziative, unitamente ai sistemi di accumulo”, ha osservato Filippo Girardi, presidente di Anie Federazione.

Per Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, “bisogna lavorare per rendere competitivo l’eolico offshore flottante. Inizialmente anche il solare comportava costi più elevati che nel giro di pochi anni sono drasticamente calati. Disporre di un quadro autorizzativo efficace aiuterà certamente anche questo settore innovativo. Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante promette importanti sinergie tra la filiera nazionale dell’eolico e il comparto manufatturiero italiano, due eccellenze del Made in Italy competitive a livello mondiale. Possiamo sviluppare la filiera nazionale facendo leva sui primati industriali raggiunti dall’Italia a livello europeo, nei settori del ferro e dell’acciaio e nella produzione di piattaforme galleggianti”.

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