L’Unione europea ha concesso all’Italia circa 14 miliardi di flessibilità di bilancio sull’energia, pari allo 0,6% del Pil nel triennio 2026-2028 (Patto di stabilità, le condizioni del “sì” dell’Ue alla richiesta italiana).
Un’opportunità che il nostro Paese è chiamato a cogliere per accelerare su rinnovabili, elettrificazione dei consumi e abbandono delle fonti fossili. Infatti, secondo un documento di raccomandazioni (pdf) indirizzato al nostro Paese, il governo dovrebbe “affrontare gli alti prezzi dell’elettricità causati dalla dipendenza strutturale dal gas accelerando lo sviluppo dell’energia rinnovabile e dello storage, implementando pienamente le riforme del permitting a livello locale e riequilibrando la tassazione energetica alleggerendola sull’elettricità, in particolare per le imprese”.
Le misure proposte dal Pd
Tra le proposte giunte all’esecutivo Meloni c’è quella del Partito Democratico. Sono state esposte dalla segretaria Elly Schlein, che ha parlato alla fine della scorsa settimana al forum di Cernobbio, oltre ad aver illustrato il suo piano in una lettera pubblicata su Repubblica.
Per il Pd i 14 miliardi di euro di flessibilità andrebbero così distribuiti:
- 2 miliardi per rafforzare il Conto termico, per sostituire le caldaie a gas con le pompe di calore;
- 3 miliardi per ampliare il Piano per l’edilizia residenziale pubblica, con l’obiettivo di efficientare 100mila case popolari;
- 4 miliardi di incentivi alle imprese per l’elettrificazione dei processi industriali;
- 3 miliardi per il Fondo unico per metropolitane e trasporto rapido di massa, e per l’acquisto di autobus elettrici;
- 2 miliardi per reti, batterie e colonnine di ricarica.
Si tratta di “cinque misure bandiera, semplici, su strumenti già avviati e che funzionano”, che i dem vorrebbero promuovere in vista della definizione del piano di spesa.
Il primo intervento, che punta a raddoppiare la dotazione di risorse del Conto Termico, “aiuterebbe a ridurre la povertà energetica che colpisce il 9% delle famiglie italiane”, spiega Schlein nella lettera a Repubblica.
La seconda proposta, quella sul Piano Casa per l’edilizia residenziale pubblica (Erp), andrebbe incontro alle esigenze delle “famiglie più esposte al caro bollette, spesso costrette a scegliere tra riscaldare la casa e pagare le altre spese”. Gli incentivi per l’elettrificazione dei processi industriali aiuterebbero le imprese “a ridurre i consumi di gas” e sosterrebbero “la filiera delle pompe di calore industriali, di cui l’Italia è il primo produttore in Europa”.
A tutte queste misure andrebbe associata immediatamente una riduzione della tassazione dell’energia elettrica, sollecitata anche dalla Commissione europea, perché “è assurdo che sia tassata più del gas”.
Il governo italiano deve ancora presentare la richiesta per l’attivazione della clausola di salvaguardia per l’energia, contenente i provvedimenti che intende finanziare. La richiesta potrebbe essere poi approvata dal Consiglio Ue Ecofin di ottobre.
L’appello sulle rinnovabili al “campo largo”
Con queste proposte Schlein vuole dare seguito all’impegno preso di fronte ai firmatari dell’appello al campo largo “Energia per l’Italia”, incontrati a Roma il 28 agosto.
Il vertice, ha spiegato la segretaria Pd, ha confermato “la volontà del partito di fondare le scelte per la transizione ecologica ed energetica sul dialogo costante con la comunità scientifica”.
“Siamo convinti – ha precisato la segretaria dem – che serva una vera programmazione democratica, capace di coniugare la massima partecipazione dei territori con l’urgenza indifferibile di accelerare sulla realizzazione degli impianti di energia pulita. Stabiliamo un’alleanza che speriamo possa essere utile tanto ai nostri amministratori quanto al lavoro per la costruzione di un programma elettorale con impegni trasparenti, vincolanti e coraggiosi per lo sviluppo delle rinnovabili”.
La lettera (pdf) nasce da un’iniziativa dell’associazione Energia per l’Italia e mette in evidenza con una certa “preoccupazione” il fatto che al campo largo facciano riferimento alcune Giunte regionali “decisamente indietro nel cronoprogramma del Pniec”, come nel caso di “Toscana, Emilia-Romagna e soprattutto Sardegna”. Anzi, sarebbe meglio dire, spesso avverse ad un vero sviluppo delle rinnovabili sul territorio.
In particolare la Sardegna, affermano i firmatari dell’appello, “è protagonista di una vera e propria crociata contro le rinnovabili e contro l’Esecutivo Meloni, reo, secondo le incredibili posizioni del Governo regionale, di proporne addirittura troppe”. Sul banco degli imputati finisce “la visione ideologica che demonizza gli operatori dell’energia pulita, etichettandoli come speculatori”.
Il dialogo resta aperto in vista delle elezioni e sarà portato avanti con un tavolo di lavoro Pd con i firmatari dell’appello che coinvolga i territori e al quale prenderanno parte Annalisa Corrado, Antonio Misiani e Andrea Orlando, già presenti il 28 agosto a Roma.
“Siamo consapevoli sui problemi di Regioni e rinnovabili, tant’è che in tutte le nostre proposte di legge miriamo a disinnescare alla base le difficoltà che il Governo non ha gestito e ora si riversano sui territori”, ha spiegato a QualEnergia.it Annalisa Corrado, referente per il Clima del Pd.
Insomma, le singole proposte avanzate dal Pd nazionale possono anche essere condivisibili. Ciò che continua a mancare, però, nel Pd e più in generale nell’attuale schieramento di centro-sinistra, è una visione riconoscibile e una strategia condivisa di lungo periodo sulla transizione energetica del nostro Paese.
Nell’immediato, sarebbe intanto urgente avviare un confronto serio con i propri amministratori regionali e locali sugli ostacoli che, proprio a quei livelli, hanno finora rallentato o impedito l’attuazione di molte delle misure necessarie. In caso contrario, il rischio è che anche le proposte più convincenti restino confinate nel campo delle buone intenzioni.



























