Cosa sarà finanziato con lo sblocco di 14 miliardi per l’energia?

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I leader di maggioranza vogliono attivare la deroga al patto di stabilità per il caro bollette, ma l’Ue ammette solo investimenti mirati alla transizione ed esclude sussidi generici. Ad agosto un passaggio in Parlamento, poi il Mase dovrà definire le misure attuative.

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La decisione presa dai leader della maggioranza di attivare la clausola di salvaguardia nazionale sul patto di stabilità per investire nell’energia ha suscitato una nebbia di aspettative che probabilmente si dipanerà solo dopo l’estate.

Procedendo in ordine cronologico, il 21 luglio a Palazzo Chigi Giorgia Meloni ha incontrato Matteo Salvini, Antonio Tajani eMaurizio Lupi.

Il principale argomento di discussione doveva essere la legge elettorale, ma buona parte dei novanta minuti di confronto sono stati dedicati alla “national escape clause” (clausola di salvaguardia nazionale).

Si tratta di uno spazio di flessibilità fiscale per gli investimenti energetici, concesso nell’ambito delle deroghe al Patto di stabilità già previste per la difesa.

Il via libera agli Stati membri per avvalersi dello strumento è arrivato a giugno da parte della Commissione europea, che ha però vincolato la deroga al finanziamento della sicurezza energetica e della transizione, escludendo misure di sostegno generalizzato ai consumi o ai combustibili fossili (si veda Patto di stabilità, le condizioni del “sì” dell’Ue alla richiesta italiana).

In termini economici si prevede una flessibilità pari allo 0,3% del Pil all’anno nel triennio 2026-2028, con un tetto complessivo dello 0,6%.

Il termine per aderire alla misura è il 15 agosto, mentre il suo reale effetto dovrebbe fare riferimento al biennio 2027-2028, attivando così un budget di circa 6,8 miliardi di euro l’anno per due anni.

Tornando all’elenco dei prossimi passi, nella prima settimana di agosto la presidente Giorgia Meloni dovrebbe relazionare sulle decisioni prese in Parlamento.

Le Camere dovrebbero quindi approvare una risoluzione che impegnerà il Governo su come sfruttare l’opportunità della clausola di salvaguardia.

Niente sussidi generici, solo spesa per la transizione

Quali saranno gli effettivi investimenti che si potranno fare? Come accennato, la deroga al Patto di stabilità concessa dall’Ue vuole evitare che si produca ulteriore debito pubblico senza un reale ritorno della spesa.

Dunque, non si può pensare a questa strada per un’ulteriore sterilizzazione dell’accisa sui carburanti o per bonus a pioggia sulle bollette.

Sono invece ammissibili il rafforzamento delle reti elettriche, i sistemi di accumulo, le misure di efficienza energetica, il sostegno alla capacità produttiva delle tecnologie pulite e gli incentivi all’acquisto di batterie, fotovotlaico e veicoli elettrici.

È quanto mai scontato che sia il Mase a dover proporre una lista di misure pratiche e concrete da attuare, d’intesa con il Mef, che saranno presumibilmente vagliate dopo la pausa estiva dal Governo, per poi essere messe in campo entro la fine dell’anno, con effetto a partire dal 2027.

La Cisl chiede un tavolo al Governo

La Cisl, intanto, interviene sul caro energia, chiedendo al Governo l’apertura di un tavolo con le parti sociali per individuare sostegni immediati a famiglie e imprese, anche alla luce del protrarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Inoltre, si punta a interventi strutturali capaci di aggredire le cause profonde del problema.

“Nel 2025 le imprese italiane hanno pagato l’elettricità il 24,1% in più della media dell’area euro, mentre le famiglie l’hanno pagata il 13% in più”, spiega una nota del sindacato.

“Nello stesso anno, sul mercato all’ingrosso, l’Italia ha registrato il prezzo più alto tra tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Nei primi mesi del 2026 la tendenza si è aggravata: tra febbraio e marzo il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è salito da 114 a 143 €/MWh in un solo mese, per effetto delle nuove tensioni internazionali. Coerentemente con questo andamento, dal 1° luglio l’Arera ha già disposto un nuovo rialzo del 4,6% in bolletta per i clienti vulnerabili”.

Anche sul fronte del gas le famiglie italiane pagano più delle omologhe europee: “Nel 2025 il prezzo per i consumatori domestici è stato superiore del 7% alla media dell’area euro, con un aumento del 4,8% su base annua. Per le imprese ad alto consumo di gas pesa inoltre il differenziale con l’hub europeo di riferimento, che a inizio luglio ha toccato i 4 €/MWh; un livello che da solo vale circa un aggravamento del 10% della bolletta gas per le aziende energivore”, secondo la Cisl.

Su questa base il sindacato promuove l’uso dei circa 14 mld € di flessibilità di cui si è discusso ieri, chiedendo però soluzioni di breve termine al problema, non solo strutturali.

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