Emissioni zero nelle industrie e nei trasporti pesanti, è difficile ma si può fare

Dati e analisi nel nuovo studio IRENA: ecco come decarbonizzare i settori che oggi più dipendono dai combustibili fossili.

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Raggiungere le emissioni-zero di anidride carbonica entro metà secolo con le fonti rinnovabili: come si può fare nei settori che oggi più dipendono dall’uso di combustibili fossili?

Parliamo delle industrie e dei trasporti pesanti, che nel 2050 potrebbero valere il 38% delle emissioni complessive di gas-serra a livello globale, secondo uno studio pubblicato dall’Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (IRENA: International Renewable Energy Agency).

Nel documento, Reaching zero with renewables (allegato in basso), si esplorano le possibilità di eliminare l’utilizzo di fonti fossili in quattro comparti industriali a elevato consumo energetico – alluminio, cemento, ferro/acciaio, petrolchimica – e in tre settori dei trasporti, l’aviazione, le navi e i camion.

Vediamo meglio, partendo dai quattro settori industriali, che secondo l’agenzia nel 2050 saranno responsabili del 24% delle emissioni totali di CO2 (se non ci saranno interventi correttivi per aumentare la quota di fonti pulite), circa 8,6 Gt (giga-tonnellate) su 36,5 miliardi di tonnellate complessivamente immesse nell’atmosfera.

Nel 2017, ricorda il documento, queste industrie “pesanti” hanno contribuito per il 21% alle emissioni totali di anidride carbonica nel mondo, considerando sia le emissioni dirette (per gli usi energetici) sia quelle indirette, che si formano come sotto-prodotto di determinati processi chimici.

Vale la pena richiamare questo articolo per capire, più in dettaglio, da dove proviene la CO2 e quali sono le attività antropogeniche maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici.

Nel 2016, stando ai dati diffusi da Our World in Data, gli usi energetici in tutte le industrie mondiali hanno contribuito per il 24% circa alle emissioni complessive di CO2, cui bisogna aggiungere un 5% di emissioni imputabili alla formazione di anidride carbonica come sotto-prodotto nei cementifici e in altri stabilimenti.

Ebbene, tornando allo studio IRENA, gli analisti hanno individuato cinque opzioni tecnologiche che potrebbero portare (se usate tutte insieme con differenti persi percentuali) le industrie verso le emissioni-zero a metà secolo, come riassume il grafico sotto.

Si parla di efficienza energetica e riduzione della domanda, utilizzo diretto di elettricità rinnovabile, utilizzo diretto di calore prodotto da fonti rinnovabili/biomasse, uso indiretto di elettricità “verde” grazie ai carburanti sintetici e all’idrogeno, sistemi per catturare e rimuovere la CO2 (CCUS: carbon capture, utilization and storage).

La ricetta è simile per i trasporti, tranne che per il mancato riferimento alla tecnologia CCS e il conseguente maggior peso percentuale assegnato alle misure di efficienza energetica e all’uso di carburanti sintetici/idrogeno, si veda il prossimo grafico.

Il punto, si legge nello studio, è che (traduzione nostra dall’inglese), “sono disponibili potenziali soluzioni per ognuno di questi settori, ma nessuna di tali soluzioni è matura dal punto di vista commerciale né pronta per un’adozione su vasta scala, e rimangono molte incertezze sul loro potenziale di utilizzo ottimale”.

Ad esempio, la possibilità di ricorrere al CCS continua a destare molte perplessità, come spiegato nell’articolo Catturare la CO2 per salvare il clima: chi ci scommette ancora?

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