Emissioni in calo e boom delle rinnovabili: il quadro Ispra sull’energia in Italia negli ultimi 15 anni

Il settore elettrico contribuisce sempre meno alle emissioni di CO2, complice anche il ruolo delle rinnovabili. Il rapporto "Indicatori di efficienza e decarbonizzazione del sistema energetico nazionale e del settore elettrico".

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L‘incremento dell’efficienza energetica ed economica e la progressiva decarbonizzazione dell’economia nazionale, la rilevante contrazione del Pil e l’aumento della quota di consumi di energia da fonti rinnovabili dal 2007 hanno determinato una sensibile riduzione delle emissioni di gas serra.

Nel 2019 le emissioni totali si sono ridotte del 19,4% rispetto al 1990 e del 29% rispetto al 2005.

Nel complesso dal 1990 al 2019 il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili è più che quadruplicato passando da 6,5 a 29,5 Mtep.

Questi alcuni dei dati più rilevanti che emergono dagli indicatori energetici ed economici in relazione alle emissioni di gas a effetto serra e al consumo di energia evidenziati dal Rapporto Ispra (allegato in basso) “Indicatori di efficienza e decarbonizzazione del sistema energetico nazionale e del settore elettrico”.

Il documento – si spiega all’interno – ha analizzato il ruolo dei fattori che determinano l’andamento delle emissioni di gas serra, quali crescita economica, mix di fonti fossili e rinnovabili, efficienza di trasformazione e fattori di emissione dei combustibili.

In particolare l’analisi dell’Ispra fa notare che per il settore elettrico, si registra una rapida e costante diminuzione dei fattori di emissione di CO2 con un forte disaccoppiamento tra generazione elettrica e emissioni di gas climalteranti. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rispetto alla produzione nazionale – che approfondiremo di seguito attingendo dal documento integrale – è passata dal 16% nel 2005 al 39,5% nel 2019 con un incremento particolarmente rilevante delle fonti eolica e fotovoltaica.

L’andamento delle emissioni

Le emissioni totali di gas a effetto serra mostrano un andamento crescente fino al 2005, successivamente si osserva un declino delle emissioni che in seguito agli effetti della crisi economica del 2008 ha subito una ulteriore accelerazione.

Nel 2019 le emissioni totali si sono ridotte del 19,4% rispetto al 1990 e del 29% rispetto al 2005; il confronto tra l’andamento delle emissioni di gas serra e il Pil mostra che dal 1990 la crescita delle emissioni è stata più lenta di quella economica, mettendo in evidenza un disaccoppiamento relativo tra le due variabili che negli ultimi anni diventa assoluto.

Un analogo disaccoppiamento si osserva tra emissioni e consumo energetico, dovuto principalmente alla sostituzione di combustibili a più alto tenore di carbonio con il gas naturale, principalmente nel settore della produzione di energia elettrica e nell’industria, e all’incremento della quota di energia da fonti rinnovabili. Gli indicatori di energia consumata e emissioni di gas serra per unità di ricchezza prodotta, mostrano dal 2005 un incremento dell’efficienza energetica e della decarbonizzazione dell’economia nazionale.

Il consumo di energia per unità di Pilsi riduce del 17,4% dal 2005 al 2019, mentre le emissioni di gas serra per unità di PIL si riducono del 28,5%.

Analogamente, diminuiscono dal 2005 le emissioni di gas serra per unità di energia consumata in tutti i principali settori: da -7,9% per i trasporti a -16,8% per l’industria manifatturiera.

Per il settore elettrico, come anticipato, si registra una rapida e costante diminuzione dei fattori di emissione di CO2 con un forte disaccoppiamento tra generazione elettrica e emissioni di gas climalteranti.

Consumi di energia ed emissioni di gas effetto serra

Il consumo interno lordo nazionale – leggiamo nel rapporto – mostra un andamento crescente dal 1990 fino al 2005 quando raggiunge il picco di 189,4 Mtep, successivamente si osserva una riduzione dei consumi accelerata dagli effetti della crisi economica con il valore minimo di 149,8 Mtep raggiunto nel 2014. Il consumo interno lordo del 2019 è più alto di quello del 1990 del 4,9% ed è in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.

I combustibili di origine fossile rappresentano ancora il principale vettore del sistema energetico nazionale. Dal 1990 al 2007 la percentuale meda di tali combustibili rispetto al consumo interno lordo è stata superiore al 90%, sebbene con un andamento in leggera decrescita.

Successivamente la quota di energia di origine fossile subisce una forte contrazione. Dal 1990 al 2019 la componente fossile passa da 95,5% a 80,6%. Il declino del contributo fossile al consumo interno lordo è diventato particolarmente ripido dal 2007 (vedi grafico).

Il dettaglio dei diversi vettori energetici mostra che la composizione del mix combustibile nazionale è notevolmente cambiata dagli anni ’90. I prodotti petroliferi hanno rappresentato la componente prevalente con il 57,3% del consumo interno lordo nel 1990. La quota di prodotti petroliferi è costantemente diminuita fino al 34,8% nel 2019.

Nello stesso periodo si osserva un incremento della quota di gas naturale, dal 26,3% al 39,2%. La quota di combustibili solidi ha mostrato fino al 2012 un andamento oscillante intorno ad un valore medio di 8%.

Dal 2012 – prosegue il rapporto – si osserva una rapida diminuzione della quota di tale fonte energetica che nel 2019 rappresenta il 4,2% del consumo interno lordo, anche in conseguenza del previsto phase out di tale fonte nel settore termoelettrico entro il 2025. La quota di energia da fonti rinnovabili ha un andamento complementare a quanto osservato per le fonti fossili.

Dal 1990 al 2007 si osserva un incremento costante ma contenuto della quota di fonti rinnovabili, da 4,4% a 9%. Successivamente si osserva una accelerazione della quota fino al 19% del consumo interno lordo nel 2019. Nel complesso dal 1990 al 2019 il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili è più che quadruplicato passando da 6,5 a 29,5 Mtep. Dal 2017 nel bilancio Eurostat si rilevano anche i consumi delle pompe di calore.

Le fonti di energia rinnovabile prevalenti – evidenzia il rapporto – sono state storicamente quella geotermica e idroelettrica che dal 1990 al 2000 rappresentavano più dell’80% del consumo interno lordo di energia rinnovabile.

La restante quota era soddisfatta principalmente da energia proveniente da biomasse e rifiuti. Dopo il 2000 quest’ultima fonte mostra un tasso di crescita considerevole, e dal 2007 ha superato in diversi anni la quota del 50%. Nel 2019 la quota di energia da biomasse e rifiuti rinnovabili è scesa al 46,2%.

Negli ultimi anni anche l’energia solare (termica e fotovoltaica) e l’energia eolica assumono valori significativi e insieme rappresentano nel 2019 il 13,6% del consumo di energia rinnovabile. Dal 2017, come anticipato, Eurostat registra l’apporto delle pompe di calore che nel 2019 è stato del 8,5% del consumo interno lordo.

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