Fotovoltaico e batterie da balcone, quando sono una buona idea

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Fotovoltaico senza accesso al tetto e piccolo storage da balcone sono una soluzione valida, ma non sempre la migliore: a volte meglio scegliere soluzioni virtuali per permettere l’autoconsumo anche a chi sta in condominio.

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Da qualche anno, il mini-fotovoltaico da balcone offre una via d’accesso più semplice all’autoconsumo per chi non possiede un tetto, vive in condominio o non può installare un impianto tradizionale.

Oltre a diversi nostri articoli, sull’argomento abbiamo realizzato anche un podcast rivolto ai cittadini dal titolo “Come funziona il fotovoltaico da balcone?

Dal maggio scorso, in Germania, l’arrivo di offerte molto economiche ha reso più praticabile l’abbinamento tra kit FV da balcone e piccoli accumuli.

Ma è in Italia che, sempre da maggio, è stata aperta la via forse più semplice e flessibile per beneficiare del fotovoltaico anche negli appartamenti, con una forma di autoproduzione “virtuale”, in cui non si installa nulla ma si acquista il diritto alla produzione di una porzione di impianti rinnovabili reali.

Germania, il mercato “fisico” è più avanti

Il caso più vistoso di sviluppo “fisico” del fotovoltaico da balcone arriva dunque dalla Germania, dove la catena della grande distribuzione Lidl ha proposto in offerta una batteria Tronic da 2,24 kWh per piccoli impianti fotovoltaici plug-in a 299 euro, spostando molto verso il basso il prezzo percepito dell’accumulo da terrazzo, cioè a circa 133,50 €/kWh.

È disponibile una versione del prodotto controllabile tramite app, al costo aggiuntivo di 100 euro. Nella foto sotto di Lidl, lo storage in questione.

Le specifiche, oltre ai 2,24 kWh di energia nominale erogabile, indicano una chimica litio-ferro-fosfato, ingressi e uscite FV con connettori MC4 e peso vicino ai 20 kg. Il prodotto appare molto simile a modelli già presenti sul mercato, in particolare Könner & Söhnen KS 2240BSB e Marstek Saturn B2500-D, anche se le informazioni ufficialmente disponibili non consentono di dimostrare con certezza quale sia il produttore effettivo dello storage Lidl.

Quel che è certo è che la Germania è oggi il baricentro europeo del fotovoltaico plug-in. Quella di Lidl è un’evoluzione che mostra fin dove può spingersi la standardizzazione di un mercato già entrato nei negozi di bricolage, nei canali online e nei discount.

A giugno 2025, risultavano registrati in Germania oltre 1 milione di sistemi da balcone, per quasi 956 MW complessivi, secondo un’elaborazione di Heise su dati Marktstammdatenregister, il registro centrale degli impianti energetici gestito dalla Bundesnetzagentur.

E la crescita riguarda anche gli accumuli. SolarPower Europe rilevava che il segmento tedesco dei piccoli sistemi sotto 2 kWh è passato da poco più di mille unità nel 2023 a oltre 30mila nel 2024.

Le semplificazioni tedesche

L’impennata in Germania è stata possibile anche per una forte semplificazione delle regole. I kit fotovoltaici sono infatti trattati come un elettrodomestico standard, non come un impianto fotovoltaico tradizionale, seppur piccolo.

La norma DIN VDE V 0126-95 definisce i requisiti affinché un sistema plug-in possa essere collegato alla rete di casa tramite una normale spina domestica Schuko, senza la necessità di una presa dedicata o l’intervento di un elettricista. Questo almeno fino a 960 Wp di moduli con spina domestica e fino a 800 VA di potenza dell’inverter. Per potenze più alte, o con configurazioni diverse, è necessario un collegamento più strutturato anche in Germania.

Questa semplificazione riguarda però solo il normale kit fotovoltaico plug-in con moduli, microinverter, cavi e connessione alla rete domestica. Quando entra in gioco una batteria, il sistema diventa più complesso, dovendo accumulare e restituire energia in un secondo momento. In questo ambito, il percorso di standardizzazione tedesco non è ancora stato completato e si prevede infatti un ulteriore aggiornamento DKE/VDE dedicato ai piccoli accumuli.

In Italia non basta una presa qualunque

In assenza di dati ufficiali completi e aggiornati, l’impressione empirica, basata sulle testimonianze di alcuni distributori, è che il fotovoltaico da balcone è molto meno comune in Italia, con un divario di circa 1 a 10 rispetto alla diffusione degli impianti standard.

ARERA ha semplificato dal 2020 la connessione degli impianti sotto 800 Wp con la Comunicazione Unica, ma la categoria del vero “plug and play” è più ristretta. La definizione tecnica riguarda impianti fino a 350 Wp, completi e pronti alla connessione diretta tramite spina a una presa dedicata collegata al quadro elettrico di casa e visivamente identificabile rispetto alle altre prese dell’impianto elettrico dell’abitazione.

In altre parole, in Italia non basta collegare il kit alla prima presa disponibile sul balcone o in appartamento, anche se qualunque presa domestica è collegata al quadro elettrico. Una presa normale è pensata per prelevare energia, non per riceverla da un generatore. Per questo servono una linea adatta, una presa riconoscibile, protezioni coerenti e conformità alla norma CEI 0-21.

Nei kit più semplici, attorno ai 350-370 W, l’obiettivo è coprire una parte dei consumi di base diurni, soprattutto di carichi più o meno sempre accesi, come frigorifero, router Wi-Fi e dispositivi in stand-by.

Su queste taglie, una batteria, anche piccola, può avere poco senso economico, perché una quota elevata della produzione può già essere autoconsumata direttamente. Verso gli 800 Wp, invece, aumentano produzione potenziale e interesse per l’accumulo, ma, come detto, anche costi, complessità tecniche e documentali.

Come funziona il kit senza e con accumulo

Un kit fotovoltaico da balcone, in Italia, può avere una potenza massima di 800 Wp, è in genere composto da uno o due moduli, una struttura di fissaggio, un microinverter, cavi e una connessione verso l’impianto elettrico domestico. I moduli possono essere fissati a ringhiere, parapetti, facciate, terrazze, giardini o tetti bassi, cercando l’esposizione più favorevole e riducendo ombre, vento e rischi meccanici.

Il microinverter assicura la conversione della corrente continua (DC) in corrente alternata (AC) per alimentare istantaneamente i carichi di casa a livello del singolo modulo o di una coppia di moduli, senza cioè bisogno di un inverter di stringa, come per la maggioranza degli impianti residenziali (Fotovoltaico e microinverter: caratteristiche, vantaggi e svantaggi).

Quando si aggiunge una batteria, lo schema elettrico cambia. Nei sistemi in corrente continua, come quelli riconducibili alla piattaforma Tronic/Könner & Söhnen/Marstek di Lidl, i moduli sono collegati alla batteria tramite connettori MC4. L’unità di accumulo si colloca quindi tra pannelli e microinverter: riceve l’energia prodotta dai moduli, la gestisce sul lato DC e la invia poi al microinverter, dove avviene la conversione in AC.

Questo non significa che tutta l’elettricità prodotta debba essere prima caricata nella batteria. Una parte può attraversare l’unità di accumulo e arrivare subito al microinverter per alimentare i consumi presenti in casa; l’eventuale quota non usata subito può invece essere immagazzinata e restituita più tardi, sempre passando dal microinverter per la conversione in AC.

La posizione della batteria è importante perché evita alcune conversioni ripetute. In un sistema di accumulo AC, l’energia FV verrebbe prima trasformata in corrente alternata dal microinverter, poi riconvertita in corrente continua per essere accumulata e infine trasformata di nuovo in alternata al momento dell’uso. Questo schema può penalizzare l’efficienza, perché più conversioni significano più perdite elettriche e più elettronica di potenza.

La configurazione dello storage sul lato DC, però, non rende questi accumuli automaticamente universali. Prima di collegare una batteria tra moduli e microinverter bisogna verificare tensioni, correnti, finestra dell’inseguimento della massima potenza (Maximum Power Point Tracking o MPPT), potenza massima ammessa e compatibilità dei connettori. Dunque, il prodotto può essere “plug-in” nella logica commerciale, ma resta un componente elettrico da integrare correttamente nel sistema, soprattutto in caso di retrofitting di un sistema da balcone già esistente.

Quanto può rendere

L’economia di una batteria da balcone dipende dai kWh che riesce davvero a spostare dalle ore di sole alle ore di consumo, evitando acquisti dalla rete. Una batteria da 2,24 kWh può essere utile se durante il giorno i moduli producono più di quanto la casa consuma e se la sera ci sono carichi sufficienti per usare l’energia accumulata.

Gerard Reid, co-fondatore di Alexa Capital e strategista del settore energie rinnovabili, residente in Germania, ha stimato in un post il caso tedesco di un kit posizionato in modo favorevole e da circa 800 euro di costo installato, con 0,8 kW fotovoltaici, batteria da 2,24 kWh, produzione annua di 700-800 kWh, autoconsumo con batteria dell’85-95%, valore dell’elettricità di 0,38 €/kWh e tempo di rientro dell’investimento di 2,5-4 anni, esclusi inflazione, variazioni future del prezzo dell’elettricità, manutenzione o costo del capitale.

Nella sua ipotesi principale, 750 kWh prodotti, 90% di autoconsumo e 0,38 €/kWh portano a 257 euro l’anno di risparmio, cioè a un ritorno di circa 3,1 anni su 800 euro di investimento.

Nel caso, però, di orientamento sfavorevole, ombreggiamenti o installazione esattamente verticale, lo stesso kit potrebbe generare in Germania valori anche molto inferiori, attorno ai 400 kWh. Qui il tempo di rientro dall’investimento potrebbe raddoppiare a oltre 6 anni, avvicinandosi a medie più tipiche degli impianti residenziali standard, senza però godere di alcuni dei benefici di tali impianti, come la possibilità di vedersi remunerata l’energia immessa in rete.

Filosofie a confronto

La filosofia e le funzioni del fotovoltaico da balcone non sempre sembrano coerenti e compatibili con quelle dell’accumulo.

Il kit da balcone nasce soprattutto per coprire più o meno in toto carichi sempre accesi in casa, offrendo un contributo piccolo ma tangibile, semplice e a basso costo alla copertura dei consumi. Se, però, si vede che molta energia del kit da balcone finisce per essere regalata alla rete, la soluzione più consona potrebbe essere quella di sforzarsi di spostare qualche carico verso le ore diurne, piuttosto che installare uno storage e indebolire i vantaggi di semplicità e basso costo del solo kit fotovoltaico.

Se nasce cioè l’esigenza di accumulare l’energia di un kit da balcone, magari non si sono fatti correttamente i propri calcoli e può essere più razionale valutare altre forme di fornitura rinnovabile, più che puntare sullo storage da balcone, soprattutto se le condizioni di installazione dei moduli fotovoltaici non sono ideali e lo storage rischia di essere poco sfruttato.

Un rapporto del 2025 di SolarPower Europe conferma questa variabilità. Un sistema plug-in da 800 Wp in condizioni ottimali può produrre circa 900 kWh l’anno a Berlino e 1.200 kWh a Madrid. Lo stesso rapporto stima che installazioni verticali, ombreggiamenti e orientamenti non ideali possano ridurre la produzione del 30-60%, portando i valori reali a 360-600 kWh a Berlino e 400-800 kWh a Madrid.

Le alternative già disponibili in Italia

Il prodotto Lidl non è disponibile in Italia, ma anche da noi sono già reperibili sistemi di accumulo abbinabili al fotovoltaico da balcone, sebbene con costi più alti e architetture diverse.

Il più vicino per capacità è Hoymiles MS-A2, da 2,24 kWh, indicato da rivenditori italiani attorno a 1.000-1.100 euro Iva inclusa.

EcoFlow STREAM e Zendure SolarFlow Hyper 2000 con batteria AB2000/AB2000X si collocano attorno a 1,92 kWh nelle configurazioni base, con prezzi che variano molto in base al pacchetto, ma spesso nell’ordine di diverse centinaia di euro fino a oltre 1.000 euro.

Anker Solarbank 2 E1600 Pro parte invece da 1,6 kWh, espandibili, e risulta disponibile in Italia da circa 650 euro in su (Ecoflow e il suo fotovoltaico da balcone per abbattere la bolletta).

Il confronto richiede però cautela. Tronic/Könner & Söhnen/Marstek, cioè le batterie “tipo-Lidl”, lavorano sul lato corrente continua, tra moduli e microinverter, e puntano soprattutto sul basso costo per kWh. Hoymiles, EcoFlow, Zendure e Anker propongono invece sistemi più integrati, spesso collegabili lato corrente alternata e dotati di funzioni di gestione proprie. Questa architettura può perdere qualcosa in efficienza per le conversioni aggiuntive tra corrente continua e alternata, ma può essere più semplice da aggiungere a kit già esistenti e offrire misurazione, controllo tramite applicazione, gestione dei carichi o funzioni di backup più evolute.

Da tenere presente, in Italia, la possibilità di detrarre, in presenza di determinati requisiti previsti dalla normativa, il 50% della spesa dall’imponibile fiscale in 10 rate annuali.

L’alternativa senza balcone

Accanto ai kit fisici, stanno emergendo anche soluzioni impiantistiche “virtuali”, anche se l’elettricità verde in questione è del tutto fisica.

Un caso interssante è ebitts, la piattaforma digitale di Enel che consente di acquistare dei cosiddetti “Token Box”, che danno accesso a pacchetti di elettricità di impianti rinnovabili reali con forniture di lungo periodo, proprio come farebbe un kit da balcone o un impianto FV installato sul tetto di una casa.

Per chi vive in condominio, è spesso complicato accedere alla generazione distribuita e ancor di più all’accumulo distribuito. Sovente manca proprio uno spazio idoneo per installare i moduli e la batteria. Il balcone può essere ombreggiato, rivolto a nord, troppo piccolo, vincolato da regole condominiali o paesaggistiche, inadatto dal punto di vista estetico e strutturale.

ebitts consente di acquistare porzioni digitalmente rendicontate tramite tecnologia blockchain di produzioni fotovoltaiche ed eoliche reali, e di associare tale quota alla propria fornitura elettrica. La quota facente capo alla stessa Token Box può soddisfare fino a tre utenze diverse, tipo casa in città, casa al mare, ecc. Il sistema permette di compensare ora per ora i consumi elettrici, con le eventuali eccedenze non usate che vengono valorizzate e accreditate in bolletta.

La logica è diversa da quella del fotovoltaico da balcone. Non c’è un pannello sull’appartamento, non ci sono cavi, staffe, presa dedicata, ombre, vento o pratiche condominiali. Il beneficio deriva dalla produzione di impianti rinnovabili reali, localizzati in Italia e accessibili tramite un prodotto digitale. Enel indica tra gli impianti collegati il parco eolico di Barile Venosa, in Basilicata, da 8 MW e 22 GWh annui, e il parco fotovoltaico dei Piani della Marina, nel Lazio, da 170 MW e 280 GWh annui.

Due simulazioni ebitts per una famiglia di 3-4 persone restituiscono una Token Box di taglia “Medium” da 0,65 kW, con produzione stimata di 1.302 kWh/anno, metà solare e metà eolica. La versione a 10 anni costa 1.289 euro e indica 233 €/anno di risparmio, per 2.329 euro complessivi; quella a 15 anni costa 1.709 euro, con 232 €/anno e 3.476 euro complessivi di risparmio.

Ne deriva un tempo di rientro dell’investimento di circa 5,5 anni nella simulazione a 10 anni e di circa 7,4 anni in quella a 15 anni, calcolato dividendo il costo iniziale per il risparmio annuo stimato. Il calcolo usa un valore dell’energia di 0,182 €/kWh ed è una stima, dipendente da consumi orari, produzione consuntivata, tariffa applicata e condizioni di mercato.

Piccolo non vuol dire banale

L’energia distribuita sta entrando sempre di più negli appartamenti. Moduli, microinverter, accumuli e piattaforme digitali riducono la distanza tra consumatori e produzione elettrica, ma non eliminano la necessità di regole chiare, informazioni corrette e calcoli realistici.

La vera novità non è quella di un singolo prodotto, ma il moltiplicarsi delle strade per portare l’energia rinnovabile anche nei condomìni.

Un kit da balcone può coprire parte dei consumi di base; una batteria può aumentare l’autoconsumo se c’è produzione in eccesso; una soluzione virtuale può servire a chi non può installare nulla.

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