Elettrificazione dei porti: dall’Ue via libera al piano italiano da 570 milioni

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La Commissione europea approva il regime di sussidi per il "cold ironing" del nostro Paese: riduzione fino al 100% degli oneri generali di sistema per gli operatori navali che si riforniscono dalle reti elettriche terrestri.

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I 570 milioni di euro che l’Italia ha stanziato per incentivare le navi a utilizzare l’elettricità erogata da reti elettriche terrestri quando sono ormeggiate nei porti marittimi, il cosiddetto “cold ironing”, rientrano nelle norme Ue sugli aiuti di Stato.

La Commissione europea ha fatto sapere ieri di aver approvato il sussidio perché “contribuisce a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento atmosferico e acustico, conformemente agli obiettivi del Green Deal europeo”, si legge in una nota.

Il regime italiano, che sarà in vigore fino alla fine del 2033, prevede la riduzione fino al 100% degli oneri generali di sistema. Si tratta degli oneri inclusi nel prezzo dell’energia elettrica per finanziare determinati obiettivi di politica pubblica, tra cui le energie rinnovabili.

La riduzione si tradurrà in un calo del prezzo dell’energia elettrica per gli operatori navali che si riforniscono dalle reti elettriche terrestri, rendendo il costo competitivo rispetto a quello dell’energia prodotta a bordo utilizzando motori alimentati da combustibili fossili.

Lo sconto sulle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali per il cold ironing è stato inizialmente previsto all’interno del DL Milleproroghe 162/2019.

Arera, prevedendo il via libera della Commissione, ha avviato a fine maggio una consultazione sui propri orientamenti relativi ai principali aspetti implementativi (aperta fino al 30 giugno).

Ricordiamo che in totale per il cold ironing il Pnrr italiano stanzia circa 700 milioni di euro: i principali progetti al momento si trovano a Bari, Brindisi (dove il via libera è arrivato a marzo 2024), Termoli e Porto Nogaro (Udine).

A convincere la Commissione europea anche l’impegno assunto dall’Italia a istituire un meccanismo di monitoraggio annuale per verificare la differenza tra i costi effettivi di acquisto di energia elettrica erogata da reti elettriche terrestri e quelli dell’autoproduzione di elettricità alimentata da fonti fossili a bordo, adeguando di conseguenza il livello dell’aiuto.

Inoltre, secondo Bruxelles, il regime di aiuti italiano ha un impatto limitato sulla concorrenza e sugli scambi all’interno dell’Ue: “In particolare – si legge – l’aiuto è proporzionato e un eventuale effetto negativo sulla concorrenza e sugli scambi sarà limitato dato che la misura si applica a tutte le imprese interessate”.

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