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Efficienza energetica: dobbiamo impegnarci di più, a partire dalla riqualificazione edilizia

Gli obiettivi di efficienza energetica per l'Italia al 2030 sono molto ambiziosi. Elaborare una strategia forte sulla riduzione dei consumi in edilizia è fondamentale, con possibili ricadute positive sia economiche che culturali.

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Gli scenari climatici europei vedono un deciso rafforzamento degli obbiettivi a medio e lungo termine. La proposta della Commissione di alzare al 55% la riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 rispetto ai valori del 1990 e di puntare sulla neutralità climatica a metà secolo comporta un’accelerazione delle trasformazioni di una portata che sfugge a molti.

Efficiency First” si legge nei documenti della Commissione europea, perché è chiaro che per raggiungere obbiettivi così ambiziosi bisognerà rendere molto più efficiente l’uso dell’energia e delle risorse.

La Germania, ad esempio, si è data l’obiettivo di una riduzione del 30% dei consumi di energia primaria al 2030 e del 50% al 2050, rispetto al 2008.

Raggiungere questi obbiettivi non sarà semplice, anche a causa del cosiddetto “effetto rebound”. Si consideri che le nuove case tedesche sono quattro volte più efficienti rispetto a quelle di quarant’anni fa, ma con consumi solo dimezzati perché sono aumentati i livelli di comfort.

La riduzione teorica dei consumi derivante da interventi di efficienza deve tener conto che una parte del miglioramento si trasforma in temperature più elevate negli edifici, un periodo di riscaldamento prolungato e maggiori di ricambi d’aria.

Ed è significativo il fatto che la Germania, mentre ha superato di slancio i suoi obbiettivi sulle rinnovabili, sia piuttosto in ritardo sul versante dell’efficienza.

Obiettivi nazionali: sempre più ambiziosi per l’efficienza

E veniamo all’Italia che nel Piano Energia Clima (PNIEC) punta ad un valore dei consumi finali di 103,8 Mtep nel 2030. Considerando che nel 2018 il valore era di 116,4 Mtep, la riduzione alla fine del decennio dovrebbe essere dell’11%.

Ma, in realtà, i nuovi valori UE di riduzione delle emissioni al 2030 comporteranno uno sforzo anche più significativo. I consumi a livello europeo dovrebbero, infatti, passare dal -32,5% al -35,5% rispetto a quelli tendenziali calcolati nello scenario di riferimento Primes 2007.

Qualcuno potrebbe osservare che il PNIEC già prevedeva un taglio dei consumi finali più alto, del 39,7%. In realtà, la domanda italiana di energia, dopo la crisi del 2008, è calata del 14%, mentre quella europea solo del 4%. Quindi, anche noi dovremo rimboccarci le maniche: il nuovo obbiettivo di riduzione al 2030 dovrebbe infatti innalzarsi almeno al 42%.

Soprattutto tenendo conto che nella Relazione della Commissione al Parlamento europeo relativa alla Valutazione 2019 dei progressi realizzati dagli Stati membri rispetto agli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020, l’Italia è inserita nella categoria dei paesi per i quali l’assolvimento ai rispettivi obblighi sembra improbabile.

E questo, malgrado l’Italia risulti particolarmente virtuosa per quanto riguarda sia il settore dei trasporti, dove il consumo di energia finale fa registrare un calo del 12% nel 2018 rispetto al 2005, che quello industriale.

Dobbiamo quindi impegnarci di più. E i margini di intervento ci sono, partendo dal settore degli edifici.

L’efficienza in edilizia

Considerate le caratteristiche energetiche molto scadenti di larga parte del nostro parco edilizio, esiste infatti la possibilità di una significativa riduzione dei consumi.

Questo sforzo si collega del resto con gli obbiettivi della Renovation Wave, documento lanciato il 14 ottobre 2020 dalla Commissione.

Considerato che oggi il tasso medio delle superfici riqualificate energeticamente è solo dell’1% all’anno, la UE propone di raddoppiare questo tasso entro il 2030 e contemporaneamente di incrementare la riduzione specifica dei consumi per singolo intervento.

Il graduale aumento dell’impegno dovrebbe consentire di passare ad un aumento annuo dell’1,2% nel periodo 2023-2025 prima di stabilizzarsi almeno al 2% nel 2026-2029.

Per capire le dinamiche dei consumi nel settore residenziale è interessante l’ultima analisi per l’Italia di Odyssee-Mure che ne evidenzia la disaggregazione nel periodo 2000-2017.

I consumi finali sono arrivati a 32,9 Mtep con una crescita di 5,3 Mtep. Due sono i fattori che hanno determinato l’incremento. Da un lato l’aumento della superficie riscaldata ha portato ad un aumento di 4,5 Mtep, dall’altro il miglioramento delle condizioni di comfort ha contribuito con altri 4,3 Mtep. Questi incrementi sono stati però controbilanciati da interventi di efficienza energetica che hanno consentito di ridurre i consumi di 4,1 Mtep.

A questi risultati hanno contribuito le detrazioni fiscali, che hanno mobilitato il comparto edilizio con 42 miliardi € investiti dall’avvio dei meccanismi incentivanti nel 2007.

Si potrebbe però fare di più sul versante della riduzione dei consumi.

Pensando alle risorse europee del Recovery Plan, sarebbe saggio rivisitare l’attuale Ecobonus a partire dal 2022 in termini più ambiziosi dal punto di vista energetico andando progressivamente verso riqualificazioni energetiche spinte. I sostegni andranno infatti tarati in base alla loro sostenibilità economica, alla loro incisività e agli obiettivi di lungo termine.

E a proposito del lungo termine, va ricordato che l’Italia avrebbe dovuto notificare entro la fine di marzo 2020 l’aggiornamento della propria strategia al 2050 per la ristrutturazione degli edifici.

Un esercizio importante per capire il percorso in salita che ci aspetta. Ricordando però che l’uso intelligente dell’informatizzazione e della industrializzazione delle riqualificazioni potrà consentire di ridurre tempi e prezzi.

Il nuovo Bauhaus europeo: unire sostenibilità e bellezza

Un messaggio che ha colpito molto nel documento della Renovation Wave è l’intenzione di abbinare stile e sostenibilità energetica, con una spinta per il design e i materiali sostenibili.

Viene fatto un riferimento, già preannunciato dalla Von der Leyen, alla straordinaria esperienza del Bauhaus che ambiva ad insegnare “che chiunque ha diritto di accesso all’ “abitare felice”: non importano estrazione sociale, stipendio o mansione lavorativa, tutti devono poter vivere in un luogo che sappia assecondare le loro esigenze in maniera funzionale e che non appaia sgradevole, condensando utilità ed eleganza sperimentale in un unico progetto”.

Una scuola, soffocata poi dal nazismo, che ha plasmato generazioni di architetti e designers.

Vedremo comunque come evolverà questa suggestione. Certo, in un momento in cui l’Europa rafforza il suo ruolo, pensiamo all’impegno sul clima, il tentativo di connotare la transizione anche dal punto di vista culturale ha un suo fascino.

Potrebbero crearsi gruppi di ingegneri, architetti, paesaggisti, artisti, sociologi, psicologi. E penso che diverse istituzioni, Ministeri, Regioni o Comuni, si agganceranno con proposte operative al messaggio europeo.

Abbiamo interi quartieri da risanare, edifici da abbattere e ricostruire, si dovrà ripartire con una nuova edilizia popolare. Insomma, non mancheranno le opportunità per declinare lo spirito dello Bauhaus anche nel nostro paese.

tratto dall’articolo “Un’efficienza più ambiziosa, bella e virtuosa”, n.3/2020 della rivista Energia ambiente e innovazione (Enea)

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