L’educazione all’energia è una leva fondamentale non solo per formare cittadini più consapevoli, ma anche per preparare i giovani alle professioni del futuro.
In Europa, secondo la Rete Europea delle Agenzie e Regioni per l’Energia (FEDARENE), entro il 2050 i settori delle fonti rinnovabili richiederanno l’84% di tutti i posti di lavoro nel settore energetico.
Eppure molti ragazzi non intraprendono percorsi di studio o lavoro in questo ambito perché non ne conoscono le opportunità oppure non hanno sviluppato una consapevolezza sul tema.
Per questo FEDARENE sottolinea l’urgenza di introdurre l’educazione energetica già nelle scuole dell’obbligo, dunque prima dell’università.
Competenze per i lavori del futuro
La richiesta di professionisti qualificati nel settore energetico è in forte crescita. Secondo le stime del progetto europeo Energy Student, entro il 2050 i posti di lavoro passeranno da 18 a 26 milioni.
Tuttavia, lo stesso progetto segnala una criticità: in ambiti chiave come l’ingegneria degli impianti e l’installazione di tecnologie — dai pannelli solari ai sistemi di accumulo — la mancanza di competenze specializzate sta già rallentando la transizione energetica.
Anche un dato nazionale lo conferma: quasi sette imprese aderenti ad Anie su dieci hanno dovuto sospendere o rallentare progetti per carenza di personale adeguatamente formato, come evidenzia un’analisi dell’associazione (Aziende green, così la mancanza di capitale umano frena la transizione).
Da qui emerge con forza un messaggio: investire nell’educazione energetica, già a partire dalla scuola, non è più un’opzione, ma una necessità.
La situazione in Italia
Nel nostro Paese non mancano corsi di alto livello: lauree, master e percorsi ITS dedicati alla sostenibilità energetica. La nostra rubrica “La Formazione energetica in Italia” censisce al momento, oltre 60 opportunità attive.
Ma per creare un vero cambiamento culturale bisogna cominciare molto prima, dalle scuole elementari e fino alla superiori. È lì che si formano abitudini di consumo consapevole e si accende la curiosità verso le nuove tecnologie e professioni.
E questo momento è favorevole, tanto che molti insegnanti stanno pianificando le attività didattiche ed extracurriculari già per quest’anno scolastico.
Il Professore consiglia…
Per capire meglio come portare l’educazione energetica nelle scuole italiane, abbiamo intervistato Felicetto Massa, Presidente della Commissione Energia dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone e docente presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale Morosini di Ferentino, dove è responsabile dell’articolazione “Energia” del Dipartimento Meccanica – Meccatronica ed Energia.
Professor Massa, come reagiscono gli studenti quando si parla di energia e sostenibilità?

I ragazzi sono già sensibilizzati: conoscono termini come Agenda 2030 o sviluppo sostenibile. Ciò che manca è la capacità di tradurre questi principi in azioni concrete. Prendiamo l’obiettivo 7: pochi sanno cosa significhi garantire energia sicura, sostenibile e a costi equi, o conoscono i suoi indicatori, che richiedono un impegno tecnico e scientifico. Ad esempio, l’indicatore 7.2, sulla quota di rinnovabili, riguarda il miglioramento dei pannelli fotovoltaici o lo sviluppo di turbine eoliche più efficienti. Il 7.3, sull’efficienza energetica, si traduce in edifici a basso consumo, impianti più performanti e sistemi di monitoraggio dei consumi. Credo molto nell’analisi dei dati che questi indicatori permettono di raccogliere: sono fondamentali per l’Intelligenza Artificiale applicata all’energia, già capace di generare risparmi e ridurre le emissioni. È la strada verso la riduzione dei fabbisogni energetici e quindi delle emissioni, con l’obiettivo della Transizione Energetica e della Decarbonizzazione.
Quali metodi didattici funzionano meglio per coinvolgerli?
Le attività pratiche sono quelle che accendono l’interesse. Nel nostro Istituto, ad esempio, gli studenti si esercitano con il dimensionamento e l’analisi dei componenti di impianti elettrici e termici. Negli ultimi anni lavorano su solare termico, geotermia, pompe di calore e, in alcuni casi, sulla progettazione tramite software di simulazione. Non riusciamo a coprire tutto l’ampio settore energetico, ma cerchiamo di allinearci alle competenze richieste dall’Unione europea.
Quali sono le principali difficoltà nell’introdurre l’educazione energetica a scuola?
La prima barriera sono i costi: i laboratori necessari per formare competenze realmente spendibili nel settore energetico richiedono attrezzature costose, spesso fuori dalla portata delle scuole. In altri ambiti basta un computer, qui no. Questa mancanza genera un job mismatch, cioè un divario tra le competenze che gli studenti acquisiscono e quelle richieste dal mercato del lavoro. In Italia, inoltre, non esistono forme di finanziamento, come PNRR o PON, che tengano conto della differenziazione dei costi delle competenze formate, e questo rende ancora più difficile colmare il divario.
Un’altra difficoltà?
È la scarsa partecipazione femminile: gli Istituti Tecnici restano frequentati soprattutto da ragazzi, mentre molte studentesse scelgono i licei. Servono attività mirate per portare più donne nelle STEM e un cambio di passo culturale, forse anche rivoluzionando la denominazione da Istituti Tecnici a Licei Tecnologici, per renderli più attrattivi e inclusivi. L’industria italiana e l’intero settore tecnico-scientifico ne hanno bisogno.
In che modo si può rendere la formazione sull’energia meno astratta e più vicina agli studenti?
Per avvicinare i ragazzi al tema dell’energia servono tempo, esempi concreti e attività pratiche. Far leggere una bolletta di casa, calcolare la superficie necessaria per installare un pannello solare o stimare il risparmio ottenibile con l’isolamento di un edificio sono esercizi semplici ma molto efficaci per trasformare concetti complessi in qualcosa di tangibile e comprensibile. Un altro ambito su cui bisognerebbe lavorare di più è quello della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro, che è strettamente legato all’energia e, più in generale, alla qualità della vita. Parlare di consumi significa infatti anche affrontare temi come il comfort degli ambienti, la salubrità e la riduzione dei rischi, aspetti che toccano da vicino l’esperienza quotidiana degli studenti e li aiutano a capire quanto l’energia influisca sulla vita di tutti i giorni.
Se potesse proporre una nuova iniziativa nel suo Istituto, su cosa si orienterebbe?
Mi piacerebbe collaborare con aziende del settore per organizzare seminari aggiornati sulle ultime innovazioni, visto che i libri di testo spesso non sono al passo coi tempi. Un’altra idea è un concorso nazionale con stampa 3D: a Ferentino abbiamo una Galleria del Vento, quindi potremmo sfidare le scuole a progettare giranti per mini-eolico, premiando quelle più efficienti. Sarebbe un modo per unire competenze energetiche, progettazione e monitoraggio.
E nelle scuole non tecniche si può fare educazione energetica?
Certo, ma spesso dipende dalla sensibilità del docente o del dirigente scolastico. Alcune scuole partecipano a campagne come “Italia in classe A” di Enea, oppure a concorsi, ma le adesioni sono poche perché partecipare richiede preparazione e impegno, e non tutte le scuole si sentono pronte.
Un suo consiglio ai suoi colleghi?
Partire dal concreto: far capire ai ragazzi i benefici del risparmio energetico e delle rinnovabili, mostrando anche gli effetti sulla riduzione della CO₂ e sui cambiamenti climatici. Dove possibile, dimostrare con esempi pratici: impianti, isolamento degli edifici, tecnologie per l’efficientamento. Per i giovani, il settore scolastico e residenziale è un ottimo punto di partenza… quello industriale sarebbe un plus. E ricordiamoci che l’inizio dell’anno scolastico è il momento giusto per pianificare seminari e incontri con esperti o volontari.
Vuoi portare educazione energetica nelle scuole? Ecco come fare
Tra le varie iniziative attive in Italia, c’è la già citata campagna nazionale “Italia in Classe A” promossa da Enea che mira a diffondere una cultura dell’uso consapevole ed efficiente dell’energia.
È rivolta a Pubbliche Amministrazioni, imprese, istituti di credito, famiglie e studenti, utilizzando diversi strumenti: brochure, manuali, linee guida, un portale interattivo, press kit, materiali divulgativi, progetti pilota e corsi di formazione online.
All’interno della campagna trova spazio anche “KdzEnergy“, un progetto dedicato ai bambini e alle scuole, che propone giochi, glossari e persino “TED Talks” realizzati dagli studenti già coinvolti.
Pensato soprattutto per i bambini tra 7 e i 10 anni, questo percorso educativo dura circa 8 ore e si sviluppa in tre fasi: lezioni con materiali didattici sulla produzione e consumo di energia in casa, in città, a scuola e negli edifici pubblici; laboratori per raccontare l’Italia dell’efficienza energetica; produzione di contenuti multimediali in cui gli studenti esprimono le loro proposte.
KdzEnergy è tuttora disponibile e può essere utilizzato autonomamente dai docenti tramite la piattaforma online. Inoltre, le scuole interessate possono richiedere interventi formativi o giornate dedicate scrivendo direttamente a: [email protected].
Altro progetto interessante è “Next Generation ERG” che oltre a sensibilizzare le nuove generazioni sui temi delle rinnovabili, vuole rafforzare il legame tra scuola, territorio e industria.
Giunto alla decima edizione, nel solo anno scolastico 2023-2024 ha coinvolto circa 5.900 studenti delle scuole secondarie, in particolare nei comuni dove il Gruppo ERG gestisce impianti di energia rinnovabile. Attraverso una piattaforma digitale, le classi possono vivere un tour virtuale dedicato al solare e all’eolico, arricchito da contenuti multimediali che rendono l’apprendimento più coinvolgente e interattivo.
Sempre in Italia abbiamo un’iniziativa che coinvolge tre scuole del Lodigiano “Facciamo una CERS – Scuole”. Questo progetto da un lato fa conoscere le energie rinnovabili e dall’altro avvia la creazione di una Comunità Energetica Rinnovabile Solidale (CERS), con l’installazione di due impianti fotovoltaici in edifici scolastici.
Grazie alla presenza di Zucchetti Centro Sistemi nel partenariato, si include lo sviluppo di un software di monitoraggio, come laboratorio permanente. Gli altri partner del progetto sono la Provincia di Lodi, il consulente ingegneristico per la decarbonizzazione “Bluefoundation” e l’agenzia di comunicazione “Minimals”.
Non mancano le iniziative europee. Un esempio è il progetto “Energy Student – Empowering the Next Generation for a Sustainable Future” (finanziato da Erasmus+ e concluso nel 2024), che ha coinvolto 450 studenti in Slovenia e nei Paesi Bassi attraverso attività interattive come misurazioni dei consumi, laboratori sul clima, strategie di risparmio e percorsi di mentoring tra pari, in cui gli studenti più grandi guidavano i più giovani.
Questa esperienza ha mostrato concretamente come l’educazione energetica possa rendere le scuole più sostenibili — con una riduzione dei consumi del 15% — e al tempo stesso stimolare l’interesse verso le carriere scientifiche e tecniche, contribuendo anche a ridurre il divario di genere nel settore.
Insomma, strumenti e materiali per parlare di energia ai ragazzi non mancano, ma quello che serve davvero è la volontà degli insegnanti di portarli dentro le aule.





























