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Direttiva sulle case green, verso un compromesso che lascia spazio alle caldaie a gas

  • 2 Febbraio 2023

Raggiunto un accordo tra i partiti politici del Parlamento Ue sul testo della nuova Epbd, in vista del voto in commissione Energia il 9 febbraio. Previste deroghe per le caldaie "pronte per l'idrogeno".

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Prende forma la nuova direttiva Ue sulle case green, in vista del voto in commissione Energia al Parlamento Ue del 9 febbraio.

I partiti politici hanno raggiunto un accordo di compromesso sul testo della Epbd (Energy performance of buildings directive), che da un lato mantiene gli obiettivi generali sul miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, ma concede anche delle deroghe – in particolare per le caldaie a gas – che rischiano di annacquare il provvedimento.

I negoziati, condotti dal parlamentare verde Ciarán Cuffe, hanno messo insieme le richieste di popolari, socialisti, liberali di Renew Europe, oltre che dei verdi e della sinistra.

In base a tale accordo, citato dalla agenzia Euractiv che ha visionato i documenti, gli edifici privati dovrebbero diventare almeno di classe E entro il 2030 e di classe D entro il 2033. Mentre gli edifici pubblici dovranno raggiungere le stesse classi con tre anni di anticipo, quindi 2027-2030 rispettivamente per la E e la D (si veda anche Verso l’approvazione della nuova direttiva green sugli edifici: cosa prevede?).

Tuttavia, il “sì” dei conservatori del partito popolare ha avuto un costo, precisa Euractiv, che si è tradotto in diverse deroghe per esentare gli edifici dagli obblighi di rinnovamento energetico.

Il punto più negativo, ha spiegato a Qualenergia.it Davide Sabbadin, vice-responsabile delle politiche per il clima allo European Environmental Bureau (EEB), è che il compromesso “lascia aperte le porte alle caldaie a gas“.

In sostanza, le caldaie hydrogen ready certificate per funzionare anche con determinate percentuali di idrogeno, saranno calcolate come tecnologie rinnovabili e quindi ammissibili negli edifici nuovi e in quelli rinnovati.

Sarà quindi possibile aggirare lo stop alla installazione di nuovi sistemi di riscaldamento alimentati con combustibili fossili, tenendo in vita apparecchi e impianti legati al gas e ritardando così la piena decarbonizzazione degli edifici.

Peraltro, utilizzare idrogeno per riscaldare le abitazioni è costoso e poco efficiente, rispetto alle alternative full electric (pompe di calore); sarebbe più utile circoscrivere gli impieghi di H2 dove serve di più, ad esempio per decarbonizzare i processi industriali a elevato consumo di energia fossile, come la produzione di acciaio.

Inoltre, tornando alle deroghe approvate dai partiti, gli Stati membri potranno allentare i requisiti di prestazione energetica per ragioni di fattibilità tecnico-economica oppure legate alla disponibilità di manodopera qualificata.

Ricordiamo che la proposta di direttiva sulle case green ha innescato una serie di polemiche in Italia, arrivate soprattutto dalla destra al governo che ha parlato di un “attacco alla casa” e di una “patrimoniale camuffata”.

Così, anziché vedere nella direttiva una opportunità per accelerare il rinnovamento degli edifici, tagliando consumi e bollette, si sono diffuse diverse fake news in merito al testo europeo.

Lo stesso European Environmental Bureau ha diffuso una nota per rispondere alle critiche italiane (documento completo allegato in basso).

Ad esempio, chi si oppone alla Epbd sostiene che due terzi degli edifici italiani dovranno essere sottoposti al rinnovamento, ma questa secondo la EEB “è una fake news bella e buona”.

Difatti, si spiega (neretti nostri), “le principali fonti di informazione italiane hanno più volte citato il 60-75% come l’ammontare di edifici da ristrutturare, in virtù del loro attuale status di classi energetiche inferiori E, F e G rispetto agli standard continentali”. Tuttavia, “la nuova direttiva riclassifica le classi energetiche per ciascun paese e in base alla distribuzione del patrimonio edilizio nazionale”, pertanto “sulla base della proposta della Commissione europea, si stima che il 25-30% del patrimonio edilizio di ciascun Paese sarebbe coperto dalla direttiva, un numero decisamente inferiore a quello stabilito dai media italiani”.

Peraltro, “sono previste deroghe specifiche in caso di giustificate circostanze nazionali, e in particolare sono esclusi dal campo della direttiva gli edifici vincolati“.

A chi afferma che i lavori di ristrutturazione sono troppo costosi e non sono un investimento redditizio, si risponde che “spendere soldi per le bollette del gas e del riscaldamento di una casa poco isolata è un costo non recuperabile“, mentre “spendere soldi per migliorare l’efficienza energetica domestica e le energie rinnovabili è invece un investimento, che avvantaggia sia le famiglie che investono sia lo Stato italiano”, anche grazie ai bonus edilizi come il Superbonus.

Inoltre, si evidenzia, “il degrado degli edifici nel corso degli anni è inevitabile e questi investimenti possono incrementare notevolmente il valore degli immobili così facilitando il recupero dei costi”.

Nell’Unione Europea, si ricorda, “nell’ultimo anno sono stati investiti oltre 500 miliardi per sostenere le famiglie che pagano le bollette del gas e della luce. Invece di essere una soluzione tampone che arricchisce le compagnie energetiche fondate sul fossile, un tale importo avrebbe potuto essere un’opportunità di investimento in un futuro con edifici migliori, che funzionino con fonti rinnovabili sicure, convenienti e pulite”.

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