Cosa frena gli investimenti delle aziende nelle tecnologie low carbon?

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Difficoltà a garantire adeguati ritorni sui capitali investiti, scarsa disponibilità dei consumatori a pagare (poco) di più, liquidità trasferita agli azionisti. Le resistenze alla green economy nel rapporto di Bain & Company.

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Gli investimenti globali nelle tecnologie pulite dovranno accelerare moltissimo per tenere il passo degli obiettivi climatici (azzeramento delle emissioni nette al 2050), ma restano diverse resistenze da parte di aziende e consumatori.

La maggior parte delle persone non è disposta a pagare nemmeno un piccolo sovrapprezzo sulle bollette per ridurre le proprie emissioni, mentre tante imprese hanno difficoltà a garantire adeguati ritorni sugli investimenti legati alla transizione energetica.

Queste tendenze emergono dal nuovo rapporto annuale della società di consulenza internazionale Bain & Company, “Energy and Natural Resources Report 2023” (link in basso), che ha sentito oltre 600 dirigenti di 125 aziende del settore “energia e risorse naturali”, che comprende anche le compagnie fossili e minerarie.

Il documento segnala la necessità di triplicare gli investimenti annuali nelle energie green per gli obiettivi al 2050, eppure per le aziende non sembra una priorità destinare più capitali a nuovi progetti a basse emissioni di CO2.

Gli analisti hanno rilevato che una percentuale crescente di liquidità viene restituita agli azionisti anziché essere nuovamente investita. Nel comparto oil&gas, ad esempio, nel 2022 solo il 43% del capitale è stato reinvestito per crescita e innovazione, in calo rispetto al 58% del 2018.

Nel segmento delle utility, “la quota di capitale reinvestita per la crescita è costante e le spese in conto capitale sono in aumento, ma non sufficienti per ammodernare e sviluppare adeguatamente le reti, raggiungendo i livelli di energia rinnovabile e di elettrificazione necessari”, si legge nel rapporto.

“L’equilibrio tra approvvigionamento energetico e cambiamento climatico rappresenta una sfida enorme, che richiede un cambiamento, per portata e tempistiche, senza precedenti e, soprattutto, importanti investimenti infrastrutturali”, spiega Roberto Prioreschi, Semea Regional Managing Partner di Bain & Company (Semea sta per Southern Europe Middle East and Africa).

La transizione energetica – ha aggiunto – potrebbe generare “almeno 55 miliardi di dollari all’anno di margini incrementali se il mondo si avvicinasse al livello di investimenti annuali richiesto”. Tuttavia, “sbloccare il capitale si dimostra complesso per le aziende, che faticano a definire percorsi che consentano di ottenere ritorni sugli investimenti in relazione con il profilo di rischio mappato”.

Dalle analisi di Bain & Company, infatti, emerge che solo il 19% dei dirigenti intervistati considera la scarsità di capitale come un ostacolo all’espansione delle attività low carbon.

La preoccupazione principale per i manager è “la mancanza di chiarezza regolatoria e la quasi nulla disponibilità da parte dei clienti a pagare un premio per partecipare attivamente a un percorso green. Proprio quest’ultimo fattore, secondo il 78% degli intervistati, è il principale ostacolo alla decarbonizzazione”.

Ad esempio, solo 3 consumatori europei su 10 accetterebbero un incremento della propria bolletta del 2% per ridurre le emissioni.

Quindi il settore “deve accelerare gli investimenti e compiere, senza esitazione, scelte strategiche nella direzione dell’innovazione e della modellazione di nuovi rapporti con i consumatori, trovando un compromesso tra la necessità di adeguati ritorni sugli investimenti e l’opportunità di guidare il processo di transizione”, spiega Alessandro Cadei, Senior Partner e Responsabile Emea della Practice Energy & Utilities di Bain & Company.

Intanto, si osserva, già oggi sono molte le realtà attive in business a basse emissioni che stanno generando rendimenti e risultati importanti.

Tra le tecnologie e le soluzioni ritenute più rilevanti per il futuro business aziendale, i dirigenti parlano soprattutto di accumulo energetico, idrogeno a basse emissioni, economia circolare.

Le energie rinnovabili crescono di anno in anno: solo nel 2022, la capacità eolica e solare è incrementata di oltre 250 GW.

“La maggior parte delle aziende ha un ampio accesso al mercato dei capitali. È sui clienti che si devono focalizzare ora per far crescere le proprie organizzazioni: finché questo problema non sarà risolto, l’obiettivo di investimento globale di 4.600 miliardi di dollari [in tecnologie pulite] rimarrà irraggiungibile”, conclude Valeria Sterpos, Partner di Bain & Company.

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