Conviene di più il gas o il tutto elettrico? Nuovi scenari a confronto per la Sardegna

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Rse spiega perché è vantaggioso ricorrere almeno in parte al metano, mentre uno studio commissionato dal Wwf punta tutto su rinnovabili, pompaggi e idrogeno verde.

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Tutto elettrico o con un ruolo di rilievo anche per il gas?

Nel dibattito sul futuro energetico della Sardegna interviene lo studio realizzato per conto del Wwf dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, intitolato “Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna”, che scommette su rinnovabili e idrogeno verde, collegandosi così ai nuovi piani di Enel per il solo elettrico senza gas, grazie anche alla realizzazione del Tyrrhenian Link da parte di Terna.

Invece Rse, partecipando a un workshop organizzato da Snam, dopo aver anticipato che la “fase 2” dello studio sul mix energetico sardo si è da poco conclusa, ha confermato che la soluzione più vantaggiosa è quella che prevede un certo ricorso al gas.

La posizione di Rse

In generale, nella prima fase dello studio pubblicata ad agosto 2020, Rse osserva che, dal confronto fra la configurazione con maggior penetrazione del vettore elettrico e le configurazioni con maggiore ricorso al gas naturale, queste ultime sono maggiormente convenienti, nel medio termine.

Ciò si spiega, secondo Rse, con fattori peculiari del contesto isolano e con le ipotesi adottate: ad esempio, i costi chiavi in mano delle tecnologie sono stati assunti leggermente più elevati della media nazionale e i costi relativi alle scelte già operate, in materia di distribuzione del gas, sono stati considerati come già parzialmente sostenuti.

Tuttavia, affermava Rse, (corsivi e neretti nostri) “l’elettrificazione resta comunque la strada più coerente con le politiche di decarbonizzazione sull’orizzonte di lungo termine dal 2050, insieme allo sviluppo dell’idrogeno verde per l’alimentazione degli usi non elettrificabili e per la gestione dell’overgeneration da fonti rinnovabili”.

Per quanto riguarda la fase 2 dello studio, il suo obiettivo è analizzare soluzioni infrastrutturali intermedie, per individuare uno scenario “misto” ottimale che comprenda il trasporto sia mediante gasdotti, sia su strada, con costi inferiori rispetto alle soluzioni 100% gasdotti e 100% strada esaminate nella Fase 1.

Per Rse vanno comunque limitate le reti di distribuzione gas a quelle già realizzate o con lavori in corso, privilegiando nel residenziale, nel commerciale e nella piccola industrial l’elettrificazione dei consumi.

Lo studio del Wwf

Al contrario, secondo l’analisi proposta dal Wwf, è possibile e conveniente (in termini di posti di lavoro e crescita economica) uscire dal carbone entro il 2025 senza investire in altri combustibili fossili e puntando esclusivamente sulle fonti rinnovabili.

Lo studio, spiega una nota del Wwf, identifica le soluzioni su cui indirizzare gli investimenti, al fine di minimizzare il rischio di infrastrutture che rallenterebbero il processo di transizione energetica dell’isola con costi non recuperabili a carico della collettività.

Nel lungo periodo, infatti, si legge nella nota, il gas metano non è compatibile con un sistema energetico decarbonizzato e i nuovi impianti a fonti fossili non sono più competitivi, per quanto riguarda i costi, rispetto alle tecnologie pulite come eolico e fotovoltaico.

Per mantenere in sicurezza il sistema elettrico sardo, lo studio ipotizza due scenari di transizione al 2025-2030, senza prevedere investimenti nel metano: sviluppo di impianti di pompaggio per una capacità complessiva di 400 MW (come proposto anche da Terna), sviluppo di generazione a idrogeno verde associata a sistemi di accumulo di H2.

In particolare, dalle simulazioni dello studio emerge che la dismissione delle centrali a carbone sarde non deve essere necessariamente accompagnata dalla realizzazione di nuovi impianti termoelettrici a metano, ma può essere sostituita da nuovi impianti di pompaggio o Power-To-Hydrogen.

Il gas naturale, si spiega, non viene considerato nemmeno nel medio termine come un’alternativa tecnologica “ponte”.

Difatti, l’impiego di capitali per una nuova rete del gas o per impianti a metano, espone al rischio di attivi non recuperabili (cosiddetti stranded asset) e all’effetto lock-in degli investimenti, diventando anche una barriera al sistema di incentivazione per le rinnovabili e per l’efficienza energetica.

In termini di analisi costi-benefici, la realizzazione degli scenari al 2030 necessita di circa 3-4 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2030, mentre per lo scenario di neutralità climatica al 2050, gli investimenti addizionali richiesti sono stati valutati in circa 18-20 miliardi di euro.

Di notevole importanza anche le ricadute economiche e occupazionali.  Al 2030 gli occupati diretti nel settore delle rinnovabili potrebbero ammontare a circa 3.000-4.000 unità a seconda delle diverse configurazioni. Al 2050, invece, gli occupati diretti potrebbero salire a circa 8.000-9.000 unità.

La Sardegna, in definitiva, secondo questo studio, non dovrebbe investire sulla costruzione di dorsali, mini-dorsali, rigassificatori e nuovi cicli combinati, che la renderebbero dipendente dal gas fossile per i prossimi decenni.

I piani di Enel

Ricordiamo che il futuro energetico dell’isola è stato al centro delle recenti interviste pubblicate dalla Nuova Sardegna a Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, e Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica.

Starace ha affermato che Enel per la Sardegna punta esclusivamente su rinnovabili e accumuli, con l’obiettivo di uscire dal carbone entro il 2025 senza realizzare nuove centrali a gas.

Nel suo intervento, Starace ha parlato molto del Tyrrhenian Link di Terna, il collegamento sottomarino HVDC in alta tensione a 500 kV in corrente continua, con una capacità di 1.000 MW, che collegherà la Sardegna alla Sicilia e quest’ultima alla Campania, grazie a un investimento di circa 3,7 miliardi di euro (articolo qui sul nuovo Piano di sviluppo Terna 2021).

Sarà proprio questo collegamento a consentire alla Sardegna, secondo Enel, di sviluppare un mix energetico incentrato sulle rinnovabili.

Mentre Cingolani ha sostanzialmente bocciato il progetto della dorsale sud del gas, definendolo “abbastanza antitetico a quello che Parlamento e Governo stanno sviluppando insieme”.

Il piano “tutto elettrico”, in particolare, preoccupa la Giunta regionale sarda e i sindacati per i potenziali impatti negativi su economia e lavoro.

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