Contro la crisi post Covid, lo stimolo sia verde: lo studio firmato da Stern e Stiglitz

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Gli investimenti pubblici in decarbonizzazione hanno il miglior rapporto costi-benefici, emerge da una nuova ricerca pubblicata da un gruppo di economisti, fra cui anche Nicholas Stern e il premio Nobel Joseph Stiglitz.

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I programmi di salvataggio e stimolo economico che un po’ tutti gli Stati stanno varando contro gli effetti della pandemia, accelereranno o ritarderanno i progressi sul cambiamento climatico?

Questa è la questione fondamentale affrontata in una ricerca da un gruppo di economisti, fra cui anche il premio Nobel Joseph Stiglitz e Nicholas Stern, l’autore dello storico “Rapporto Stern” commissionato dal governo britannico, opera miliare (uscita nel 2006 e poi aggiornata da altri studi) nel tentativo di stimare gli impatti economici dei cambiamenti climatici.

La conclusione preliminare dello studio, i cui esiti sono appena stati pubblicati dall’Università di Oxford (vedi qui sotto) e la cui versione definitiva apparirà in un prossimo numero della Oxford Review of Economic Policy,  è che la pandemia del coronavirus potrebbe rappresentare la nostra ultima possibilità di prevenire cambiamenti climatici catastrofici.

I ricercatori hanno interpellato 231 dirigenti delle banche centrali, funzionari dei ministeri delle finanze e altri esperti economici dei paesi del G20 circa la performance relativa di 25 principali misure fiscali in relazione a quattro caratteristiche: velocità di attuazione, moltiplicatore economico, impatto climatico potenziale e desiderabilità complessiva.

Le misure di stimolo verde sono state tra le opzioni più votate, sulla previsione che forniranno il migliore rapporto costi-benefici in termini di spesa pubblica ed effetti positivi su economia e lavoro nella fase di ripresa post-pandemia.

Gli interpellati hanno poi indicato in particolare le politiche che secondo loro hanno il potenziale maggiore sia in termini di moltiplicatori economici che di impatto positivo sul clima.

Gli esperti raccomandavano di investire soprattutto nel trasporto a basse emissioni di carbonio, come treni, metropolitane e infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici; nella ricerca sull’energia pulita, soprattutto l’accumulo elettro-chimico delle batterie e l’immagazzinamento della CO2 in profondità nel sottosuolo; e nella decarbonizzazione della rete elettrica.

Queste e altre misure ridurrebbero le emissioni di carbonio, oltre a fornire grandi ritorni a lungo termine per ogni euro o dollaro di spesa pubblica, hanno detto gli economisti nella ricerca.

Secondo gli economisti, i pacchetti di stimolo anti-pandemia rappresentano quindi un’occasione unica per mitigare i mutamenti climatici, se i legislatori faranno le scelte giuste.

“I pacchetti di salvataggio e stimolo possono o prendere due piccioni con una fava – mettendo l’economia globale sulla strada di emissioni nette pari a zero – o rinchiudendoci in un sistema fossile dal quale sarà quasi impossibile uscire”, hanno scritto gli autori dello studio.

Per ogni politica rispettosa del clima, infatti, ce ne può essere un’altra che manterrebbe alte le emissione di anidride carbonica nell’atmosfera.

Secondo gli economisti, salvataggi incondizionati delle line aeree, per esempio, come quello da 25 miliardi di dollari recentemente approvato dall’amministrazione statunitense, oltre ad essere terribili per il clima, difficilmente daranno un grande impulso economico.

Anche i tagli alle imposte sul reddito e i tradizionali investimenti nel settore dei trasporti, come la costruzione di più strade o aeroporti, non sono visti di buon occhio dagli interpellati, quanto a capacità di abbinare stimolo economico a salvaguardai del clima e dell’ambiente.

Senza le politiche giuste, concludono gli economisti, “salteremo dalla padella della COVID al fuoco del clima”.

Will COVID-19 fiscal recovery packages accelerate or retard progress on climate change
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