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Consigli utili per installare a casa una wallbox

Perché conviene installare una wallbox presso la propria abitazione, anche in condominio? Qualche informazione sulla ricarica domestica delle auto elettriche.

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“Ho comprato l’auto elettrica … e ora dove la ricarico?”. Questo può essere uno dei pensieri più comuni nei neoproprietari dei veicoli a batteria.

Ricaricarli sempre e solo in strada non è molto conveniente: le tariffe a consumo delle colonnine pubbliche sono quasi circa 2-3 volte più alte di quelle domestiche (stimate a circa 0,3 €/kWh), con prezzi un po’ meno esosi in caso di abbonamento. Se non si fa attenzione si rischia di spendere come o più rispetto ad mezzo a benzina o diesel.

Inoltre, ricaricare alle colonnine comporta il dovere di rimuovere la macchina al termine della ricarica, pena il rischio di multe da 87 a 345 euro.

È vero però che ogni auto elettrica ha la possibilità di ricaricarsi semplicemente connettendola a una presa elettrica domestica di tipo schuko. Problema risolto?

“Non proprio, non tutti lo possono fare e farlo comporta sempre dei rischi. Non a caso le stesse istruzioni delle auto elettriche avvertono di usare questa soluzione solo in casi di emergenza”, avverte Alessandro Giubilo, amministratore unico di Flexenergy, che distribuisce impianti a rinnovabili e dispositivi per la ricarica domestica delle auto elettriche, tra cui le cosiddette wallbox.

Le wallbox, contrariamente a quanto molti pensano, non sono dei caricatori per la batteria dell’auto, ma una interfaccia fra la rete di un edificio e il caricabatteria che è sempre presente nell’auto. La loro funzione essenziale è quindi quella di controllare che la carica avvenga in sicurezza.

“È per queste ragioni che le wallbox sono obbligatorie per le norme antincendio nel caso si abiti in un condominio con garage con più di otto posti. In abitazioni singole, o in piccoli condomini con garage, ci può anche attaccare con la spina per la ricarica, sempre sapendo che ci sono non trascurabili rischi di incendio, se la batteria dell’auto assorbisse più potenza di quella che il conduttore a cui ci si è connessi può reggere. Peraltro, la stessa presa schuko regge solo fino a 2,5 kW. Non tutte le auto elettriche sono predisposte per evitare questi sovrassorbimenti. In caso ciò provochi un incendio nessuna assicurazione pagherà i danni”.

Le wallbox evitano questi rischi, non solo perché al loro interno hanno sensori che si accorgono di eventuali sovratensioni e aumenti di temperatura, interrompendo la carica, ma anche perché vanno installate da un professionista qualificato con una linea dedicata diretta da loro al contatore, progettata per la loro potenza massima.

“Visto che una wallbox non comporta una spesa enorme, è poco chiaro perché circa il 50% dei possessori di auto elettrica preferisca rischiare con la carica dalla normale presa, persino quando questo sarebbe illegale, come in un garage condominiale”, si chiede Giubilo.

Forse la ragione è che, in caso di installazione in condominio, occorrono l’autorizzazione dell’amministratore, il cambiamento del progetto di impianto elettrico condominiale e anche dei lavori non indifferenti per il collegamento wallbox-contatore, con una spesa che può superare quella dello stesso dispositivo.

“Certo, ma visto che i danni di un incendio possono essere di milioni di euro, direi che il gioco non valga affatto la candela, dato che in media wallbox di qualità costano sui 1000 euro; e poi è stato anche prorogato al 2024 il bonus colonnine che copre l’80% delle spese”.

Secondo il Decreto Milleproroghe (art. 12, comma 3), il contributo dell’80% è sul prezzo di acquisto e posa delle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici con limite massimo di 1.500 euro per gli utenti privati e fino a 8.000 euro per gli edifici condominiali (si veda la relativa piattaforma, che deve ancora riaprire per gli interventi 2024, ndr). Sono anche possibili le detrazioni previste dai bonus edilizi.

D’accordo, le wallbox offrono una maggior sicurezza. Ma consentono anche altri vantaggi?

“Bisogna distinguere i due tipi di wallbox, le semplici e le smart. Le prime, che in altri paesi non sono neanche più incentivate, si limitano ai vantaggi di sicurezza. Le wallbox smart, invece, aggiungono anche notevoli vantaggi di comodità e risparmio: sono in grado di rilevare sia l’andamento dei consumi di casa, che la produzione del proprio impianto fotovoltaico, e ottimizzare in base a questi dati l’afflusso di elettricità alla batteria, sia per evitare distacchi del contatore per il superamento della potenza massima, che con le wallbox semplici possono sempre avvenire, sia per utilizzare l’elettricità solare autoprodotta in modo ottimale, evitandone l’immissione in rete, e minimizzare la spesa per la ricarica”.

“Anche senza FV, di notte, quando gli altri consumi sono azzerati – spiega l’esperto – le wallbox smart possono impiegare una potenza un po’ maggiore di quella da contratto, così da accelerare la ricarica, senza incorrere nel distacco del contatore”.

In generale con un contatore monofase una wallbox da 3,7 kW richiede una potenza da contatore da 4,5 kW. Per una wallbox da 7,4 kW, è comunque utile impostare la stazione di ricarica a valore di potenza inferiore, cioè a 5 kW, si si ha un contatore da 6 kW.

Arera sta anche sperimentando l’uso delle wallbox smart come mezzo per regolare la domanda in modo diffuso, riducendone l’assorbimento nei momenti di deficit di produzione, e aumentandolo quando c’è un eccesso da smaltire. In pratica rendendole elementi di un grande serbatoio di elettricità (vedi anche Aumento gratuito della potenza per ricaricare l’auto elettrica. Domande dal 15 febbraio).

“In futuro potrebbero anche servire come interfaccia per la fornitura di energia alla rete, prelevandola, entro i limiti prefissati dall’utente, dalle batterie delle auto collegate alla ricarica. Ma bisognerà attendere che le auto elettriche siano predisposte per questo servizio, con un inverter interno, che trasformi l’energia continua delle batterie in alternata per la rete”.

Quindi le wallbox in futuro potranno assolvere anche a compiti molto più sofisticati. Ma per tornare al presente, quale potenza deve scegliere l’utente?

“Dipende da vari fattori: prima di tutto il contatore che ha a casa, cioè quale sia la sua potenza massima e se sia monofase o trifase. Le wallbox monofase gestiscono fino a 7,4 kW di potenza di carica, le trifasi fino a 22 kW, con il massimo effettivamente utilizzabile per la ricarica che ovviamente dipende dalla potenza massima prevista dal contratto di fornitura. Un secondo fattore è l’uso dell’auto: molto raramente un utente deve fare una ricarica completa al giorno; parliamo quindi di un ‘pieno’ di 50-100 kWh. Il più delle volte percorre da 30 a 200 km al giorno. Pertanto, può avere bisogno dai 4 ai 27 kWh, ammesso poi che non faccia anche una ricarica sul posto di lavoro”.

Per vedere il tempo necessario alla ricarica, basta dividere la capacità da ‘riempire’, per la potenza di carica, e si ottengono le ore necessarie. Per fare una ricarica dopo la normale percorrenza giornaliera, con una ricarica da 5 kW, per esempio, possono servire quindi da meno di un’ora fino a poco più di cinque.

Per una ricarica completa, con le normali potenze di carica domestica, può anche servire invece una giornata o quasi, ma, appunto, ciò accade raramente.

“Se si ha l’esigenza di frequenti ricariche di batterie molto capienti, si può optare per una wallbox trifase, che può appunto arrivare fino a 22 kW con un contatore adeguato, caricando così in 5 ore una batteria da 100 kWh. Addirittura ci si può dotare di una ben più potente colonnina di ricarica in corrente continua, ma in questo caso i costi si decuplicano rispetto a una wallbox”.

Va anche fatto notare che se l’utente dispone di un accumulo elettrico domestico, la ricarica dell’auto appare come un normale consumo, per cui il sistema di gestione della batteria rifornirà la wallbox con l’energia solare accumulata, e solo quando questa sarà esaurita potrà prelevare quella della rete elettrica.

In pratica anche ricaricando di notte, l’utente con un sistema di accumulo può usare energia solare per far andare la sua auto il giorno dopo.

Un ultimo dubbio può sorgere riguardo alla possibilità pratica di installare una wallbox: l’ideale sarebbe metterla su un muro in un’area privata, accanto allo spazio dove normalmente si parcheggia l’auto, nel punto più vicino alla presa di ricarica del mezzo. Ma non sempre è possibile…

“In realtà si può trovare una soluzione in quasi tutti i casi, perché le wallbox non sono le colonnine di ricarica che vediamo nelle strade, che richiedono spazio per l’installazione, sono scatolette di pochi centimetri di lato, da attaccare al muro con qualche tassello, e non è detto che debbano stare al chiuso: molti modelli sono predisposti anche per l’uso all’aperto. Sono poi dotate di cavi lunghi fino a 10 metri per raggiungere il punto di ricarica dell’auto, anche nel caso questa non possa fermarsi proprio sotto alla wallbox”.

Insomma, se hai un’auto elettrica, non hai sempre valide ragioni valide per non avere anche una wallbox.

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