Con gestione della filiera agroforestale italiana risparmi per 10 mld mc di gas

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Oggi solo il 15% della superficie forestale italiana è soggetto a piani di gestione forestale. I modelli da adottare in un position paper pubblicato anche su sito del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

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La filiera agroforestale italiana nel suo complesso sarebbe in grado, se opportunamente orientata e sostenuta, di evitare l’importazione di oltre 10 miliardi di metri cubi annui di gas.

È quanto si legge nel position paper (pdf) proposto dal Gruppo di lavoro temporaneo coordinato da AIEL, Associazione italiana energie agroforestali e pubblicato a maggio sul sito del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Fanno parte del Gruppo di lavoro temporaneo alcune delle più importanti associazioni del settore come Federlegno Arredo (FLA), Assocarta, FIPER, Legambiente, WWF, gli schemi di certificazione forestale FSC e PEFC, il coordinamento delle imprese boschive CONAIBO, oltre a rappresentanti istituzionali e del mondo dell’Università e della Ricerca.

Il documento propone una visione, condivisa fra i soggetti che compongono la filiera foresta-legno-energia, dei caposaldi e dei modelli da adottare per il corretto e sostenibile utilizzo delle biomasse forestali.

I settori produttivi collegati alla filiera foresta-legno-energia hanno un ruolo strategico per valorizzare dal punto di vista economico e occupazionale le aree interne e montane del nostro Paese e per contribuire al raggiungimento di obiettivi di decarbonizzazione e di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Quindi, adottare un approccio comune è il primo passo per la realizzazione di politiche coordinate che coinvolgano le filiere produttive ed energetiche collegate al settore forestale, dando il giusto valore a settori produttivi che possono sostenere l’economia delle zone marginali e interne.

Il position paper riconosce che l’uso più efficiente, sostenibile e a cascata (vedi infografica) delle biomasse forestali permetterebbe di aumentare il valore prodotto dai boschi italiani e contribuirebbe a stabilizzare la filiera locale e nazionale del legno, limitando così le importazioni, sia di legname e di combustibili legnosi sia di combustibili fossili.

Oggi solo il 15,3% della superficie forestale italiana è soggetto a piani di gestione forestale. Questa comprende complessivamente 11 milioni di ettari ed è raddoppiata negli ultimi 50 anni. Attualmente è ancora in aumento.

La produzione di legno e altri prodotti rimane stabile, ma diminuiscono le segherie e le infrastrutture per le utilizzazioni in bosco.

Il tasso di prelievo forestale è compreso tra il 18,4% e il 37,4% dell’incremento annuo, molto inferiore alla media europea, pari al 73%.

Il basso tasso di prelievo comporta una forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di legno e legname per l’industria nonché per l’importazione di legna da ardere, pellet e cippato.

A fronte di settori industriali solidi e competitivi su scala internazionale legati ai prodotti a base di legno e cellulosa (mobili, carta, fibre) la domanda di materie prime legnose, semilavorati in legno e biocombustibili legnosi non è soddisfatta da risorse forestali nazionali, se non in misura parziale.

Un altro dato fotografa la situazione: circa il 70% del legname prelevato in Italia è costituito da legna da ardere: su 15,4 milioni di metri cubi di prelievo forestale, più di 10,8 milioni sono legna da ardere; il 66,2% dei boschi è di proprietà privata e le forme di governo a ceduo e fustaia occupano all’incirca la stessa percentuale di superficie dei boschi italiani, rispettivamente il 42,3% e il 41,9% del totale (fonte: Le foreste italiane. Sintesi dei risultati del terzo Inventario Forestale Nazionale – pdf).

La produzione di legna da ardere costituisce da sempre un’importante attività economica locale e “circolare” per valorizzare i boschi cedui, gli scarti legnosi degli interventi di miglioramento forestale (conversioni, diradamenti, ecc.) e la parte meno pregiata delle utilizzazioni in fustaia.

L’uso energetico può valorizzare la biomassa legnosa proveniente dalla manutenzione degli alvei fluviali, dalla messa in sicurezza della rete stradale e della rete elettrica. La filiera legno-energia crea valore anche attraverso la manutenzione del patrimonio boschivo. Queste attività generano ricadute positive sui territori, inclusa la prevenzione del dissesto idrogeologico e del rischio incendi.

“Le biomasse legnose provenienti da gestione forestale sostenibile – ha commentato Annalisa Paniz, Direttrice generale di AIEL – consentono di diversificare le fonti per la sicurezza energetica del Paese, oltre a contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione europea. La produzione di calore e di energia elettrica in cogenerazione ad alto rendimento da biomassa legnosa può essere sviluppata nei territori senza alimentare alcuna competizione con altri possibili utilizzi”.

“L’auspicio – spiega Paniz – è che questo approccio possa affermarsi e consolidarsi nel tempo, attraverso iniziative a sostegno della filiera legno-energia che prevedano investimenti a lungo termine nella gestione delle foreste, per aumentare i livelli di approvvigionamento sostenibile di materie prime e il loro utilizzo a cascata”.

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