Clima e vertice dei 40 di Biden: è iniziata la corsa per tagliare le emissioni?

Il nuovo obiettivo Usa di tagliare le emissioni del 50-52% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005 corrisponde a una riduzione del 40-42% utilizzando una baseline al 1990, come fa l’Europa. È comunque un buon segnale.

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Ieri abbiamo festeggiamo la Giornata Mondiale della Terra con l’auspicio di un netto cambio di marcia nella lotta climatica.

L’annuncio di un deciso rafforzamento degli impegni Usa al 2030 in occasione dell’incontro virtuale di 40 capi di Stato organizzato da Biden, si coniuga con la formalizzazione dell’impegno della UE di ridurre del 55% le emissioni rispetto al 1990.

Gli Stati Uniti per recuperare la credibilità internazionale dovevano sicuramente alzare notevolmente i propri obiettivi. Alla fine di questo decennio le emissioni dovrebbero calare del 50-52%. Certo, un passo in avanti, considerato che la proposta di Obama era di ridurre le emissioni del 27 % entro il 2025.

Ma va ricordato che questo taglio è calcolato rispetto al 2005, facendo riferimento al 1990, come fa l’Europa, la riduzione Usa sarebbe solo del 40-42% (vedi grafico).

E in questo summit convocato da Biden il presidente cinese Xi sta tenendo una certa cautela in quanto a impegni, legata alle dinamiche dell’economia di Pechino.

Insomma, cinque anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi la corsa a ridurre le emissioni mondiali potrebbe finalmente iniziare nel 2022.

Quest’anno ci sarà sicuramente un rimbalzo che farà recuperare larga parte (80%) del calo del 6% delle emissioni di CO2 registratosi nel 2020 a causa della pandemia.

Fatih Birol, direttore della Iea, si dice scioccato per l’incremento previsto nel 2021 (si vedano qui le stime dell’Agenzia ,ndr). In realtà, il rimbalzo delle emissioni era del tutto prevedibile, anche se non di questa entità.

L’economia cinese ha infatti messo il turbo, +18% nel primo trimestre (ma nel periodo analogo del 2020 aveva perso il 7%). Malgrado la spettacolare crescita delle rinnovabili, il maggior ricorso al carbone spiega il 70% dell’aumento delle emissioni di CO2 di Pechino.

Ma torniamo agli impegni che i vari paesi si stanno assumendo. Alcuni vogliono guidare la corsa, come gli UK che ospiteranno la conferenza sul clima, la COP26, a novembre. Il Regno Unito intende infatti tagliare le emissioni del 68% nel 2030 e del 78% nel 2035.

Anche altri paesi hanno dichiarato la volontà di adottare obiettivi più ambiziosi dal Giappone al Sud Africa, al Canada.

E l’Italia? Draghi non ha parlato di obiettivi. Del resto, il Piano Nazionale Energia Clima (Pniec) presentato all’inizio dello scorso anno, prevedeva di ridurre le emissioni del 37% alla fine di questo decennio. Se guardiamo al nuovo obiettivo europeo di un taglio del 55% confermato proprio in questi giorni, si vede che il nostro paese dovrà rapidamente rivedere il Piano.

Per fare un esempio, il Pniec prevedeva di arrivare al 55% di elettricità verde nel 2030 (oggi siamo al 35%), ma la rivisitazione del target climatico imporrà di arrivare attorno al 70% di elettricità da rinnovabili. E così andrà alzato l’obbiettivo sulla mobilità elettrica, sulla riqualificazione degli edifici…

Insomma, bisogna iniziare a correre dopo molti anni in cui il nostro paese ha prestato poca attenzione alla riduzione delle emissioni.

E le risorse del Pnrr, se saranno appropriate (lo vedremo nei prossimi giorni), potranno contribuire alla decisa trasformazione dell’economia necessaria per rispondere alla sfida climatica.

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