La transizione energetica cinese viene spesso raccontata attraverso due letture contrapposte.
Da un lato, la crescita di eolico e fotovoltaico, dei veicoli elettrici e dei sistemi di accumulo a batteria viene indicata come la prova concreta di una transizione ormai entrata nel vivo.
Dall’altro, il continuo aumento della capacità delle centrali a carbone alimenta un’interpretazione diversa: più che una vera sostituzione delle fonti fossili, sarebbe in corso una semplice aggiunta di nuova elettricità pulita a un sistema energetico basato sui combustibili fossili che continua a espandersi.
L’economia cinese, come molte altre, si è sviluppata nel corso dei decenni attorno alle fonti tradizionali inquinanti, con sistemi di approvvigionamento energetico, processi industriali e reti di trasporto progettati attorno al loro utilizzo. Ma qual è la posizione attuale della Cina in questo processo?
Secondo il rapporto “China Energy Transition Review 2026” del think tank britannico Ember (link in basso), gli sviluppi del 2025 e dell’inizio del 2026 indicano un cambiamento più profondo. “Il nuovo sistema – si legge – sta iniziando ad assumere funzioni a lungo svolte dai combustibili fossili, nella produzione di energia, nel bilanciamento del sistema e nell’economia in generale”.
Nel 2025 le energie pulite (in cui Ember fa ricadere anche il nucleare) hanno soddisfatto interamente l’aumento della domanda elettrica nel Paese, spingendo la produzione termoelettrica (prevalentemente a carbone) al ribasso per la prima volta in un decennio. Non si tratta di un’anomalia isolata: la produzione elettrica da carbone è in fase di stallo dall’inizio del 2024, dopo anni di continua espansione, segnale di un cambiamento di più lungo periodo.
L’architettura cinese per il bilanciamento delle energie pulite si sta inoltre espandendo rapidamente, trainata da un’impennata nell’utilizzo delle batterie: nel 2025 la Cina ha rappresentato circa il 60% della nuova capacità di batterie installata a livello mondiale.
Sul fronte della domanda, l’elettrificazione si sta diffondendo in tutta l’economia cinese e nell’industria è già ben consolidata nella manifattura leggera (macchinari, elettronica, tessile) dove l’elettricità fornisce circa tre quarti dell’energia finale, e sta ora raggiungendo settori più “impegnativi” come la fusione dei metalli e i minerali non metallici.
Nel settore dei trasporti, la rapida diffusione dei veicoli elettrici nel segmento delle autovetture in Cina è nota, ma la transizione si sta ora spostando rapidamente verso segmenti più difficili, con i modelli elettrici che rappresentano già circa un quarto delle nuove vendite di camion.
Vediamo questi elementi in dettaglio.
Rinnovabili in crescita, il carbone arretra
La crescita delle rinnovabili ha spinto al ribasso la produzione di energia da carbone per la prima volta in un decennio.
Con la forte spinta di eolico e fotovoltaico, l’elettricità “pulita” ha soddisfatto l’intero aumento della domanda elettrica della Cina nel 2025, contribuendo a un calo dello 0,7% della produzione termica. Ciò è avvenuto nonostante un contestuale aumento della domanda elettrica del 5%, trainato dalla crescente elettrificazione e dall’espansione industriale.
L’associazione industriale China Enterprise Confederation (Cec) prevede che entro la fine del 2026 la capacità di generazione elettrica del Paese raggiungerà circa 4,3 TW.
L’installato fotovoltaico supererà quello delle centrali a carbone nel terzo trimestre di quest’anno e gli impianti solari ed eolici operativi assicureranno la metà della potenza elettrica totale installata (In Cina la capacità di fotovoltaico sta per superare quella da carbone).
Tuttavia eolico e FV aumentano la necessità di flessibilità per gestire le variazioni giornaliere, stagionali e meteorologiche della produzione di energia e, sebbene le centrali a carbone forniscano ancora gran parte di questa flessibilità, la capacità di bilanciamento dell’energia da rinnovabili sta crescendo abbastanza rapidamente da poter assumere una parte rilevante di questo compito.
In pochi anni, lo stoccaggio tramite batterie è passato da nicchia a tecnologia di massa. Il pompaggio idroelettrico rimane la spina dorsale consolidata dell’architettura cinese per il bilanciamento su larga scala, ma gli accumuli elettrochimici hanno recuperato terreno rapidamente, superando l’energia idroelettrica a pompaggio in termini di potenza installata a fine 2024, per poi crescere ulteriormente dell’84% nel 2025, quasi raddoppiando in un solo anno, come si vede nel grafico.
L’elettrificazione entra nell’economia reale
Nel 2025, la Cina ha consumato circa 10.400 TWh di elettricità, diventando il primo Paese nella storia a superare la soglia dei 10.000 TWh, più del doppio del consumo totale di elettricità degli Stati Uniti.
La quota di elettricità nel consumo finale di energia è aumentata costantemente nel Paese, raggiungendo il 28,8% nel 2024, rispetto al 22,3% del 2015: un valore superiore a quelli di Europa (circa il 23%) e Stati Uniti (circa il 21%). Questo significa che l’elettricità pulita sta penetrando sempre più a fondo nell’economia reale, comprese parti di essa a lungo considerate difficili, se non impossibili, da elettrificare.
In gran parte della produzione manifatturiera leggera e ad alta intensità di macchinari, l’elettricità è già diventata il vettore energetico dominante. Questi settori rappresentano circa un decimo del consumo energetico del settore manifatturiero, che a sua volta costituisce circa la metà del consumo energetico finale della Cina.
Nel 2023 l’elettricità forniva tre quarti dell’energia finale nei settori delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dei macchinari, del tessile e dei mezzi di trasporto, e oltre il 60% in quello della gomma, della plastica e delle fibre chimiche.
Si sta inoltre avvicinando alla parità con i combustibili fossili nei settori farmaceutico, food & beverage e del legno.
Questi settori manifatturieri dipendono fortemente da motori, macchinari, apparecchiature di processo, essiccazione e calore a bassa e media temperatura, il che rende tecnicamente più facile elettrificare molte delle loro esigenze energetiche.
Ma anche i settori più difficili da elettrificare stanno iniziando a cambiare. Le industrie estrattive, petrolchimiche, la fusione e la lavorazione dei metalli e i prodotti minerali non metallici sono ad alta intensità energetica e rappresentano insieme circa il 40% del consumo energetico finale totale della Cina.
La loro elettrificazione è spesso limitata dalle elevate temperature richieste, dal ruolo dei combustibili fossili come materia prima in alcuni processi e dalla presenza di apparecchiature di lunga durata, che risulta troppo costoso sostituire prima della fine della loro vita utile.
Ciononostante, la quota di elettricità ha iniziato ad aumentare anche in questi settori. Nella fusione e lavorazione dei metalli è passata da poco più del 10% del consumo energetico finale nel 2000 al 20% nel 2023; nell’estrazione di combustibili fossili, da meno del 10% al 17%; e nei prodotti minerali non metallici, da circa il 10% al 17% nello stesso periodo.
Anche l’elettrificazione dei trasporti si sta espandendo, fino ad estendersi oltre le autovetture. A giugno 2026, le auto elettriche per il trasporto passeggeri rappresentavano circa il 67% delle nuove vendite. Questa transizione sta ora interessando anche il settore dei camion, un segmento più difficile da elettrificare. Le vendite di camion elettrici in Cina sono più che raddoppiate nel 2024 e nuovamente nel 2025, portando la loro quota di nuove immatricolazioni al 26%, un dato paragonabile a quello raggiunto dalle auto elettriche nei principali mercati europei.
La domanda di energia fossile rallenta
Per gran parte di questo secolo, la Cina è stata il principale motore della crescita della domanda globale di petrolio e carbone. Tra il 2000 e il 2025, ha rappresentato circa la metà dell’intero aumento globale della domanda di petrolio e oltre il 90% della crescita della domanda di carbone.
La crescita della domanda cinese di petrolio e carbone ha subìto un netto rallentamento negli ultimi anni, dovuto alla rapida crescita dell’elettricità pulita e dell’elettrificazione degli usi finali. Come indicato nell’ultimo Piano quinquennale per l’energia, si prevede che il consumo di petrolio e carbone raggiungerà il picco entro il 2030 e che l’elettrificazione arriverà al 35%, rispetto al 30% circa del 2025.
Questo segna un punto di svolta per i mercati globali, con implicazioni significative per le economie esportatrici di combustibili fossili. Per il petrolio, il cambiamento è già visibile. La domanda di benzina in Cina ha iniziato a diminuire gradualmente: secondo stime del settore, nel 2026 potrebbe calare di circa il 5,5%.
Di contro, le esportazioni di tecnologie pulite dalla Cina hanno superato i 220 miliardi di dollari nel 2025, raggiungendo dimensioni vicine a quelle di comparti tradizionalmente forti nell’export cinese, come abbigliamento, mobili ed elettrodomestici.
Inoltre, l’economia pulita, che comprende investimenti in energie pulite, produzione e catene di approvvigionamento, ha generato un’attività economica stimata in 2.100 miliardi di dollari nel 2025, di dimensioni paragonabili a quelle dei principali settori tradizionali come l’immobiliare e l’edilizia.
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