Nella legge di conversione del dl 73/2022 sulla semplificazione fiscale, approvata in via definitiva ieri, 2 agosto, dal Senato, rimane lo sblocco retroattivo della cessione del credito, che fa saltare il limite del 1° maggio.

Come abbiamo anticipato, al momento dellapprovazione di alcuni emendamenti, le banche potranno cedere i crediti corrispondenti ai bonus edilizi ai loro correntisti di una certa dimensione con partite Iva, senza dover verificare che la comunicazione della prima cessione o dello sconto in fattura sia avvenuta dopo il 1° maggio 2022.

Infatti, nella legge di conversione (art. 40-quater) viene abrogato il comma 3 dell’articolo 57 del Decreto “Aiuti” che introduceva questo limite (pag. 19 del documento allegato).

Rimane però da risolvere il nodo della responsabilità sociale dei cessionari, che consente all’autorità fiscale di chiamarli a rispondere di eventuali condotte fraudolente dei cedenti.

Questo, come ricordava Rete Irene qualche giorno fa, è ciò che blocca veramente il meccanismo. “Se non si sterilizza questa responsabilità, le banche non venderanno a nessuno, se non a condizioni insostenibili”, ha commentato l’organizzazione.

Di conseguenza – ha spiegato Rete Irene – le imprese potrebbero restare con i loro crediti e le nuove operazioni potrebbero fermarsi, con il rischio concreto di non completare neanche quelle in corso, con tutte le conseguenze prevedibili: cantieri fantasma, cittadini esasperati, imprese fallite e lavoratori disoccupati.

Attualmente si parla di un nuovo provvedimento, il decreto “Aiuti-bis”, che dovrebbe modificare la normativa sulla cessione del credito, ma la crisi di Governo potrebbe far slittare lo sblocco dei crediti fiscali dopo le elezioni del 25 settembre prossimo.