Le case automobilistiche giapponesi Toyota e Mazda sono le ultime di una lunga serie di società che credono nell’uso di batterie auto a fine vita per creare nuovi sistemi di storage destinati a varie applicazioni.
In particolare, è stato annunciato a fine agosto l’avvio dei test per l’accumulo “Sweep energy storage system”, detenuto da Toyota e collegato allo stabilimento Mazda di Hiroshima. La tecnologia, si legge in una nota, “attiva e disattiva rapidamente il flusso di energia di ciascuna batteria, anche quando quelle nuove vengono collegate a batterie degradate o con capacità diversa”.
L’obiettivo, fanno sapere le due aziende, è verificare stabilità, qualità ed efficienza dei processi di carica e scarica, nell’ottica di applicare questa soluzione anche alla regolazione tra domanda e offerta di energia rinnovabile (si veda Le batterie di auto e bus elettrici che aiutano rinnovabili e reti).
In questo modo si potrà contribuire a creare “un ecosistema delle batterie”, secondo una delle sette priorità di settore indicate dalle Japan Automobile Manufacturers Association, e “supportare l’approvvigionamento stabile di risorse critiche con la costruzione di una catena del valore resiliente”.
Il progetto americano con batterie General Motors
Una direzione simile a quella giapponese è stata presa da General Motors che ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Redwood Materials volto ad accelerare l’implementazione di accumuli che utilizzino batterie GM prodotte in Usa.
In questo caso si sfrutteranno sia le batterie a fine vita sia quelle prodotte specificatamente per il progetto.
Le due società americane agiranno grazie alla controllata Redwood Energy che punta a sfruttare questi sistemi per alimentare grandi centri di consumo, come gli AI data center. Quest’ultimi sono sulla buona strada per triplicare la loro quota di consumo nazionale di elettricità, passando dal 4,4% del 2023 al 12% entro il 2028, come spiega GM citando dati dell’U.S Department of Energy.
Il mercato degli accumuli e dei relativi servizi di rete, invece, “non si sta solo espandendo, ma sta diventando un’infrastruttura essenziale”, secondo Kurt Kelty, vicepresidente batterie, propulsione e sostenibilità di GM.
Inoltre dicono da GM, “la domanda di elettricità è in aumento e non farà che accelerare. Per affrontare questa sfida gli Stati Uniti hanno bisogno di soluzioni di accumulo di energia che possano essere implementate rapidamente, economicamente e prodotte direttamente qui. Le batterie GM possono svolgere un ruolo fondamentale. Non stiamo solo costruendo auto migliori, stiamo plasmando il futuro della resilienza energetica”.
Accumuli e stabilità per la rete del Texas
Da citare, ripercorrendo i maggiori annunci su questa soluzione fatti nel corso dell’estate, anche l’iniziativa dell’americana B2U Storage Solutions.
In questo caso si sta lavorando a San Antonio (Texas) dove 500 batterie per veicoli elettrici giunte al termine del loro ciclo di vita saranno riutilizzate per fornire accumulo di energia alla rete elettrica dello Stato. Nell’arco di dodici mesi si punta a implementare quattro siti distinti di accumulo.
Il progetto si poggia su quanto già fatto dalla società in California negli ultimi cinque anni, dove sono stati messi in funzione 25 MWh di accumulo grazie alle batterie delle auto elettriche Nissan Leaf.
Anie: ora un ecosistema favorevole al second life delle batterie
Qual è, in generale, il vantaggio di sistema che possono portare progetti come questi?
“Basti pensare a quando si dice: quanto costa smaltire le batterie? Possiamo rispondere: non le smaltiamo, le ricicliamo e le riutilizziamo”, come spiega a QualEnergia.it Omar Imberti, coordinatore del gruppo e-mobility di Anie.
“È una grande opportunità. Il tema delle materie prime non è in Europa, ma con il second life possiamo trattenere queste materie da noi e riutilizzare le batterie”. Di contro, spiega Imberti, la parte più difficile sta negli aspetti burocratici ed economici. Da quest’ultimo punto di vista, seppur non ci siano dati definitivi, non c’è ancora una piena convenienza del sistema.
Dunque, conclude Imberti, bisogna creare “un ecosistema favorevole a questo uso”, anche perché il riutilizzo delle batterie auto a fine vita per differenti applicazioni di storage potrebbe essere un driver per “incidere sul costo delle vetture elettriche in futuro”.





























