A luglio 2021, per la prima volta, le auto alla spina (le 100% elettriche e le ibride plug-in ricaricabili) in Italia hanno superato il 10% delle nuove immatricolazioni complessive.

E sempre a luglio, i modelli ibridi non ricaricabili, per la prima volta, hanno venduto più delle auto a benzina, dopo il sorpasso sul diesel avvenuto già lo scorso febbraio.

Così il mix automobilistico italiano è sempre più orientato verso le vetture con alimentazioni alternative: sommando alle elettriche e ibride anche le vendite di modelli a Gpl e metano, infatti, si arriva al 50% del totale.

Nel complesso, il mercato di luglio ha perso il 19% rispetto allo stesso mese del 2020 e addirittura il 28% nel paragone con luglio 2019.

Sul crollo di luglio, ha pesato anche il periodo di attesa per il rifinanziamento (da agosto) degli incentivi: contributi per acquistare modelli nella fascia 61-135 grammi di CO2 per km e il cosiddetto extrabonus per modelli tra 0-60 g di CO2.

La tabella seguente, tratta dalle analisi Unrae (cliccare sopra per ingrandire), riassume la struttura del mercato auto a luglio e nei primi sette mesi del 2021 nel paragone con il 2019, in modo da evidenziare il divario ancora esistente tra le vendite prima del lockdown e le vendite dopo la fase più acuta della pandemia da Covid-19.

In particolare, a luglio ha proseguito il tracollo di benzina e diesel con riduzioni del 55-56% rispetto allo stesso mese di due anni fa.

I numeri delle elettriche

Concentriamoci ora sul 2021. Come detto inzialmente, le auto ibride non ricaricabili (HEV: Hybrid electric vehicle) con il 29,4% di vendite hanno scavalcato le auto a benzina, scese al 27,4% del mercato complessivo.

Le vetture elettriche pure (BEV: Battery electric vehicle) sono salite al 4,6% del mercato con poco più di 5.000 unità vendute, portandosi al 3,5% cumulato da gennaio a luglio, quando due anni fa non riuscivano a schiodarsi dallo zero-virgola.

Le ibride plug-in (PHEV: Plug-in hybrid electric vehicle) hanno raggiunto il 5,6% del nuovo immatricolato, con circa 6.300 unità. Così dalla somma di tutte le vetture alla spina, si ottiene una fetta di venduto per le elettriche superiore al 10% del totale, come non era mai accaduto in precedenza nel nostro paese.

Guardando alle crescite percentuali, si legge nelle analisi di Motus-E, parliamo rispettivamente del +217% e +201% per le elettriche pure e le ibride ricaricabili, in confronto a luglio 2020.

Su luglio 2019 i numeri sono ancora più impressionanti: i modelli esclusivamente elettrici hanno registrato un +440% di vendite, mentre i modelli ibridi ricaricabili hanno segnato un +1.500% circa.

Gli incentivi a disposizione

Dal 2 agosto è possibile prenotare sulla piattaforma ecobonus del MiSE gli incentivi per acquistare nuovi veicoli con emissioni fino a 135 g/km di CO2, con e senza rottamazione, grazie al rifinanziamento complessivo da 350 milioni di euro per il fondo automotive.

Questa la ripartizione dei contributi statali per le auto:

  • 1.500 euro per acquistare, solo con rottamazione, veicoli con emissioni comprese tra 61-135 g/km di CO2 (200 milioni totali a disposizione);
  • 2.000-1.000 euro rispettivamente con-senza rottamazione per ottenere il cosiddetto extrabonus e acquistare veicoli con emissioni comprese tra 0-60 g/km di CO2 (60 milioni disponibili).

Ci sono poi 50 milioni destinati agli acquisti di veicoli commerciali e speciali, di cui 15 milioni riservati ai mezzi elettrici, e 40 milioni per acquistare automobili usate di classe non inferiore a Euro 6 ed emissioni fino a 160 g/km di CO2, alle quali viene riconosciuto un contributo fino a 2.000 euro, calcolato in base alla fascia di emissione, con necessità di contemporanea rottamazione di un vecchio veicolo.

Purtroppo, commenta Motus-E, non è stato rafforzato il fondo ecobonus, con gli incentivi da 4.000-6.000 euro rispettivamente per gli acquisti di auto elettriche senza e con rottamazione.

Al 3 agosto, infatti, rimanevano solamente 37 milioni a disposizione; è chiaro quindi, afferma Motus-E, “che i fondi si esauriranno ben prima della fine di settembre, considerando una media di spesa settimanale poco superiore ai 10 milioni di euro, per quanto ad agosto tale dato diminuirà fisiologicamente per la contrazione degli acquisti totali”.