Le flotte aziendali stanno avendo un ruolo sempre più strategico nel mercato automobilistico: non solo rappresentano un canale in forte crescita, ma sono anche una leva decisiva per la diffusione della mobilità elettrica e, di riflesso, per lo sviluppo del mercato dell’usato elettrico.
In media, i veicoli aziendali percorrono il doppio dei chilometri rispetto a un’auto privata: un fattore che amplifica sia i benefici ambientali sia il ritorno economico degli investimenti in elettrificazione.
La nuova guida di Motus-E, “Come si elettrifica una flotta aziendale” (allegata in fondo), analizza il quadro normativo nazionale ed europeo e approfondisce tutti gli aspetti chiave per le imprese: dalle esigenze dei driver alla gestione dei veicoli e della ricarica, fino all’analisi economica e alle esperienze di chi ha già intrapreso il percorso verso l’elettrico. In questo articolo proponiamo una sintesi dei contenuti principali.
I passi fondamentali per elettrificare una flotta
Il percorso di elettrificazione della flotta, secondo l’associazione, inizia con un’analisi preliminare del parco mezzi attuale — numero e tipo di veicoli, percorrenze e costi complessivi — per valutare la convenienza economica e individuare le esigenze di mobilità.
Segue la progettazione dell’infrastruttura di ricarica, che comprende la pianificazione delle colonnine aziendali, la verifica della potenza disponibile, l’eventuale potenziamento della rete e la mappatura delle stazioni pubbliche.
Fondamentale è il coinvolgimento del personale interno: management, conducenti e uffici operativi devono essere parte attiva del processo, anche per accedere a incentivi e garantire la coerenza con le strategie ESG aziendali.
La gestione operativa richiede l’uso di software di fleet management (gestione delle flotte), procedure di manutenzione predittiva e un monitoraggio costante di costi, emissioni e tempi di fermo.
Un ruolo chiave spetta alla formazione, sia per i conducenti — sull’uso efficiente dei veicoli e la ricarica — sia per il personale tecnico, impegnato nella gestione delle infrastrutture e dei dati.
Infine, la roadmap che prevede un rinnovo graduale della flotta, la revisione periodica dei costi e l’integrazione dei risultati nei report ESG, per trasformare l’elettrificazione in un progetto strategico e sostenibile nel tempo.
Flotte diverse, esigenze diverse
Rispondere ai bisogni specifici di ogni flotta aziendale significa riconoscere che le esigenze di mobilità non sono uguali per tutte le imprese.
Per questo Motus-E propone un approccio su misura, fondato sull’analisi dei diversi tipi di utilizzo dei veicoli e sull’individuazione delle soluzioni più adatte a ciascun contesto.
Per le auto a uso promiscuo, assegnate a dipendenti, dirigenti e impiegati sia per motivi di lavoro che personali, Motus-E suggerisce modelli con autonomie variabili, dai 200 ai 700 km. A supporto di questa categoria sono consigliate l’installazione di wallbox domestiche e colonnine aziendali, l’utilizzo di carte carburante per la ricarica pubblica e l’adozione di strumenti digitali per il monitoraggio e la gestione del veicolo.
Per gli agenti di commercio, che percorrono spesso lunghe distanze, sono indicati veicoli con autonomie superiori ai 500 km e infrastrutture di ricarica più rapide, come stazioni aziendali fast da 30-50 kW. Anche in questo caso, l’uso di carte carburante e la disponibilità crescente di punti di ricarica ultra-fast sulle principali tratte autostradali agevolano gli spostamenti.
Per gli addetti alle consegne, che utilizzano veicoli commerciali leggeri, si consigliano modelli con autonomie intorno ai 300 km, sufficienti a coprire le percorrenze giornaliere tipiche. È fondamentale garantire una ricarica notturna nei depositi, sia in corrente alternata che continua veloce, e adottare software predittivi per pianificare le ricariche in base ai carichi e ai percorsi. Anche la sosta presso i punti di consegna o nei nodi logistici può essere sfruttata per ricaricare, contribuendo a ridurre i costi e a mantenere alta la disponibilità dei mezzi.
Per gli operatori del trasporto pesante e della logistica interregionale, che percorrono ogni giorno centinaia di chilometri, la Guida consiglia camion elettrici con autonomie fino a 430 km (vedi anche Camion elettrici: una tecnologia pronta che aspetta la spinta della domanda). A questi si affiancano soluzioni di ricarica rapida notturna in deposito, strumenti avanzati di pianificazione per organizzare le ricariche in base a carichi e tragitti, e carte per la ricarica pubblica.
L’ampliamento della rete di ricarica ultra-fast lungo le autostrade, insieme ai minori costi di manutenzione, rende l’elettrificazione una scelta sempre più conveniente anche per questo segmento del trasporto.
Infine, per i tecnici di manutenzione e assistenza, che necessitano di grande flessibilità e compiono numerose soste durante la giornata, i veicoli elettrici rappresentano un’opzione ideale grazie a un’autonomia sufficiente per gli spostamenti quotidiani e alla possibilità di ricaricare in deposito durante la notte.
In tutti i casi, i vantaggi includono l’accesso a Zone a Traffico Limitato e parcheggi riservati gratuiti, oltre alla riduzione dei costi di manutenzione e a un maggiore uptime del veicolo, cioè il tempo totale in cui il mezzo è operativo e disponibile per l’uso.
La ricarica più conveniente
La ricarica dei veicoli elettrici è un elemento cruciale nella gestione delle flotte aziendali, con un impatto diretto su produttività, disponibilità dei mezzi e costo totale di esercizio (TCO).
Il grafico in basso, estratto dalla Guida, mostra i costi medi di ricarica dell’energia elettrica (espressi in €/kWh) per veicoli a batteria, confrontando diverse modalità e contesti di ricarica.
Si osserva che la ricarica tramite impianto fotovoltaico o con benefit aziendale è la più economica, con costi prossimi allo zero. La ricarica aziendale e quella domestica hanno costi medi compresi tra circa 0,25 e 0,45 €/kWh, risultando le opzioni più convenienti dopo l’autoproduzione.
Le colonnine pubbliche con abbonamento hanno costi intermedi: intorno a 0,5-0,7 €/kWh per la corrente alternata e 0,6-0,8 €/kWh per la corrente continua. Le colonnine pubbliche senza abbonamento sono le più costose, con tariffe che arrivano a circa 0,9-1,1 €/kWh, in particolare per la ricarica rapida in DC.

Molte aziende trovano la convenienza adottando un modello di ricarica mista, che combina colonnine aziendali e rete pubblica.
Per rendere più vantaggiosa la ricarica pubblica, possono essere firmati accordi con Operatori di Punti di Ricarica e con Fornitori di Servizi di Mobilità, che permettono di accedere a sconti tariffari, gestire le ricariche in modo centralizzato e semplificare la rendicontazione dei consumi.
A fare la differenza è anche la corretta pianificazione delle soste di ricarica integrata nei percorsi aziendali, che consente di trasformare la ricarica in un momento di ottimizzazione del lavoro.
Gestione della flotta: digitale e predittiva
Il passaggio verso una flotta elettrica non è soltanto un cambio di alimentazione, ma richiede un’evoluzione profonda nella gestione dei veicoli, che passa attraverso nuove logiche operative: dalla pianificazione delle ricariche al monitoraggio continuo dello stato delle batterie.
La gestione moderna delle flotte (fleet management) si fonda oggi su piattaforme digitali in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale per ottimizzare costi ed efficienza.
Questi strumenti consentono di monitorare percorsi, consumi e stato delle batterie, offrendo dashboard intuitive con indicatori su costi operativi, energia utilizzata ed emissioni evitate. Grazie alle tecnologie di telematica e geolocalizzazione, è possibile tracciare i veicoli, analizzare lo stile di guida e ottimizzare i tragitti, riducendo i chilometri percorsi inutilmente.
I sistemi di fleet management gestiscono inoltre le scadenze e la manutenzione predittiva, sfruttando i dati provenienti dai veicoli elettrici per anticipare eventuali guasti, migliorare l’efficienza operativa e contenere le spese di gestione.
Su questo tema la Guida dedica un approfondimento specifico. I modelli tradizionali di manutenzione, infatti, si basano su approcci ormai superati: la manutenzione reattiva, che interviene solo dopo il guasto con costi elevati e lunghi tempi di fermo, e la manutenzione programmata, che prevede interventi a intervalli fissi (ad esempio ogni 10.000 km), spesso senza prevenire guasti improvvisi e generando spese non sempre necessarie
Con l’introduzione dei veicoli elettrici è invece possibile adottare la manutenzione predittiva, che utilizza intelligenza artificiale (AI), Internet of Things (IoT) e big data per prevedere i malfunzionamenti e pianificare interventi mirati solo quando servono davvero.
Grazie a queste tecnologie, la manutenzione predittiva consente di ridurre fino al 50% i tempi di fermo e di abbattere fino al 40% i costi di manutenzione, migliorando l’efficienza complessiva e la continuità operativa delle flotte. Si tratta, sottolineano gli autori, di un mercato in rapida espansione.
Quando conviene l’elettrico
L’analisi dei costi è un passaggio decisivo nel percorso di elettrificazione delle flotte aziendali, perché non basta valutare solo il prezzo d’acquisto o di noleggio dei veicoli.
Va considerato il costo totale di possesso (TCO), che comprende tutte le spese legate all’uso del mezzo: energia, manutenzione, assicurazioni, tasse, infrastrutture di ricarica e valore residuo. Pur avendo un costo iniziale spesso più elevato, i veicoli elettrici possono presentare un TCO inferiore grazie a minori costi di manutenzione, incentivi e riduzione delle spese operative nel tempo.
La Guida di Motus-E analizza il TCO delle auto aziendali, concentrandosi sui veicoli del segmento D, i modelli più diffusi tra le flotte, e li confronta in base a diverse percorrenze e scenari di prezzo della ricarica.
Il TCO dei veicoli elettrici a batteria (BEV) risulta nettamente inferiore rispetto a quello dei modelli plug-in hybrid (PHEV), benzina e diesel in tutti e tre i contesti analizzati: extraurbano, misto e urbano.
Anche se in ambito extraurbano l’efficienza può ridursi, il BEV mantiene comunque un vantaggio economico rispetto alle altre alimentazioni, confermando la convenienza, sia economica che ambientale, della mobilità elettrica in diversi scenari d’uso.

Un altro grafico (in basso) sempre di Motus-E, mostra che il TCO del veicolo elettrico a batteria resta conveniente fino a un costo di ricarica di circa 0,75 €/kWh rispetto alla benzina e fino a circa 0,9 €/kWh rispetto al diesel.

Superati questi valori il vantaggio economico si riduce, dimostrando quanto sia fondamentale mantenere bassi i costi energetici per massimizzare il risparmio con l’elettrico.
Per accompagnare le aziende in questo percorso, Motus-E ha inoltre raccolto le domande più frequenti sulla mobilità elettrica, offrendo risposte chiare e basate su dati concreti.
Questa Guida verrà in futuro ulteriormente arricchita con nuovi casi studio, testimonianze ed esempi pratici illustrati da chi ha già deciso di promuovere in azienda il passaggio all’elettrico.
- Guida di Motus-E (pdf)



























