Amazon continua a lavorare sulla sostenibilità della “logistica dell’ultimo miglio”, ovvero la consegna effettiva dell’oggetto al cliente.

Il colosso ha infatti siglato un accordo con Stellantis –  il gruppo nato dalla fusione tra PSA e Fiat Chrysler Automobiles – che permetterà al big dell’e-commerce di essere il primo cliente commerciale del nuovo veicolo elettrico a batteria (BEV) Ram ProMaster, che verrà lanciato nel 2023.

Con il contributo di Amazon, Stellantis ha progettato questo modello arricchendolo di caratteristiche specifiche, pensate proprio per l’utilizzo di questo veicolo nell’ultimo tratto del percorso di consegna dei pacchi.

Inizialmente Amazon metterà in circolazione i veicoli sulle strade degli Stati Uniti: sulla base dell’attuale intesa, le due aziende introdurranno  migliaia di ProMaster elettrici ogni anno.

L’iniziativa rientra nell’ambito del Climate Pledge, programma siglato da 217 aziende internazionali, co-fondato da Amazon e Global Optimism, che si pone l’obiettivo di azzerare le emissioni di carbonio entro il 2040.

Amazon e Stellantis

È un rapporto commerciale di lunga data quello che lega Amazon e Stellantis e che da circa 4 anni accompagna il processo di rinnovo parco auto, anche in chiave sostenibile, della internet company statunitense.

Dal 2018, infatti, Stellantis ha fornito ad Amazon decine di migliaia di veicoli commerciali leggeri per supportare la logistica dell’ultimo miglio in Nord America e in Europa. Tra i modelli coinvolti rientrano Ram ProMaster, Fiat Ducato e i veicoli commerciali leggeri di Peugeot e Citroën.

Gli accordi tra le due aziende comprendono anche attività di sviluppo software, gestione e fornitura di cloud e iniziative di ingegneria collaborativa.

Amazon nella transizione energetica

L’impegno di Amazon nello sviluppo ecosostenibile, come ricorderanno i nostri lettori, si traduce anche in investimenti nelle rinnovabili. Lo scorso primo dicembre, infatti, la società ha annunciato una nuova tornata di 18 progetti eolici e fotovoltaici utility-scale per oltre 1,8 GW, in diversi Paesi, tra cui l’Italia, portando così il totale della potenza rinnovabile commissionata finora nel 2021 a 5,6 GW.

Ma quante di queste iniziative sono di sostanza e quante sono invece classificabili come “greenwashing”, cioè il tentativo di dare una parvenza “verde” a attività che invece rimangono essenzialmente non sostenibili? Ne abbiamo parlato qualche tempo fa, in questo articolo: “Amazon e l’e-commerce: non solo greenwashing, ma neanche vera sostenibilità“.