Installare un sistema di accumulo per il fotovoltaico, quali passaggi burocratici?

Una sintesi dei passaggi fondamentali da seguire, dal punto di vista tecnico e burocratico, per chi vuole aggiungere una batteria al proprio impianto FV, distinguendo tra i diversi casi che si possono presentare. Attenzione soprattutto alle norme CEI di connessione.

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Con la prevista diffusione dei sistemi di accumulo (SdA) anche in Italia, grazie ai prezzi in discesa delle batterie (QualEnergia.it, Fotovoltaico con batteria: oggi conviene? Un’analisi economica)  e alla prossima apertura del mercato per lo scambio locale di energia elettrica, come stabilito dalla nuova direttiva Ue sulle rinnovabili, torniamo a chiederci quali siano i passaggi burocratici da seguire per abbinare una batteria all’impianto fotovoltaico.

Vediamo in sintesi i punti principali, con l’aiuto di Fabio Zanellini di Anie Energia (vedi anche QualEnergia.it Le regole per aggiungere un sistema di accumulo ad un impianto fotovoltaico ), esaminando tre casi: che il sistema di storage sia aggiunto a un impianto FV esistente incentivato con il vecchio conto energia, che sia abbinato a un impianto che non riceve tariffe incentivanti ma comunque connesso alla rere oppure, terza ipotesi, in un sistema off-grid, cioè non connesso.

Batteria su impianto FV in conto energia

Parliamo, innanzi tutto, del fotovoltaico residenziale/commerciale connesso alla rete in bassa o media tensione che riceve gli incentivi in conto energia.

In questo caso, per aggiungere un SdA, dobbiamo comportarci come se volessimo realizzare un nuovo impianto fotovoltaico o ampliare quello già funzionante.

Quindi, spiega Zanellini, “il proprietario del sistema FV esistente deve presentare una richiesta di adeguamento della connessione al proprio distributore di energia, corredandola con tutta la documentazione tecnica richiesta”.

In particolare, chiarisce l’esperto di Anie Energia, “l’utente deve dimostrare che la modifica dell’impianto rispetti scrupolosamente le norme di connessione CEI 0-21 e CEI 0-16, rispettivamente per la bassa e media tensione”.

Queste norme, infatti, stabiliscono come collegare fisicamente il sistema di accumulo secondo diversi possibili schemi, che comprendono i vari dispositivi interessati (batteria, inverter, misuratori).

Una volta installato l’accumulo, in piena conformità alle regole CEI, l’utente è sicuro di mantenere l’incentivo erogato dal GSE, con l’unica eccezione degli impianti fotovoltaici fino a 20 kWp del primo conto energia, dove l’eventuale aggiunta di uno storage farebbe decadere la tariffa incentivante.

Nel caso di configurazioni “complesse” e “miste”, come definite dalle regole tecniche del GSE, è necessario richiedere la valutazione preventiva dell’intervento.

Per quanto riguarda gli schemi di collegamento, ricorda poi Zanellini, “il sistema di accumulo può essere collegato in corrente continua e così condividere lo stesso convertitore/inverter utilizzato dai pannelli fotovoltaici”.

Altrimenti, il sistema può essere inserito sul lato della corrente alternata, tra l’impianto FV e il contatore M2 di produzione, grazie a un inverter riservato all’accumulatore; oppure, sempre in corrente alternata con inverter dedicato, ma tra il contatore M1 di scambio con la rete e il contatore M2.

In quest’ultimo caso, prosegue il nostro esperto, se il fotovoltaico è incentivato con la tariffa omnicomprensiva del VI e V conto energia, “bisogna aggiungere un apparecchio M3 che consente di misurare l’energia scambiata dalla batteria”.

Tornando infine alla richiesta di adeguamento della connessione, il distributore di energia, dopo aver esaminato i documenti allegati, invierà un tecnico per le verifiche e infine rilascerà un nuovo regolamento di esercizio. Per chiudere definitivamente le pratiche, il titolare dell’impianto dovrà comunicare sul portale del GSE che è stato aggiunto un SdA, così come sul portale Gaudì di Terna.

Su un sistema FV non in conto energia ma connesso alla rete

Se, invece, si vuole installare un accumulo su un sistema fotovoltaico nuovo/esistente che non riceve gli incentivi in conto energia, quali sono i passi da compiere?

Per una configurazione di questo tipo, prosegue Zanellini, “non va previsto un contatore M2 né misurata l’energia elettrica scambiata dalla batteria con la rete, ma rimane l’obbligo di rispettare le norme tecniche CEI, tranne ovviamente le parti specifiche sugli schemi di misura degli impianti incentivati”.

L’utente deve dialogare solo con il distributore di energia e con Terna, mentre il GSE non è più coinvolto nel procedimento, proprio perché mancano gli incentivi.

C’è poi il caso, molto raro, delle installazioni fotovoltaiche connesse in alta tensione, per le quali non esiste alcuna prescrizione specifica per l’aggiunta di un SdA.

Pertanto, precisa Zanellini, il titolare dell’impianto deve iniziare una discussione tecnica con il gestore di rete, Terna, per definire come connettere l’accumulatore, secondo le disposizioni generali del codice di rete.

Il sistema off grid

C’è un’ultima possibilità da considerare: chi vuole realizzare un fotovoltaico con accumulo integrato off-grid, quindi “a isola,  non connesso alle linee di distribuzione.

Qui si esce dal perimetro delle norme CEI di connessione, racconta l’esperto di Anie Energia, di conseguenza “occorre affidarsi alle norme e certificazioni di prodotto della batteria e all’esperienza del tecnico-progettista, che deve dimensionare correttamente la capacità della batteria in rapporto ai consumi previsti e alla potenza dei pannelli solari”.

Un appunto finale sulla conformità dei sistemi di accumulo alle prescrizioni CEI sia in bassa sia in media tensione: è necessaria la dichiarazione di conformità rilasciata dal costruttore sull’insieme di tutti i singoli componenti, quindi inverter, batteria, dispositivi di controllo e così via.

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