Dieci giorni fa l’annuncio dell’aggiudicazione di un’asta per una centrale solare in India a 36 €/MWh aveva fatto scalpore in tutto il mondo.

È vero che in Cile, Messico ed Emirati Arabi alcuni contratti erano già andati sotto la soglia dei 30 €, ma il dato indiano era particolarmente significativo considerate le previsioni governative di un quadruplicamento della domanda elettrica al 2040 e la forte dipendenza dal carbone del paese asiatico.

Una novità che il ministro dell’energia Piyush Goyal aveva immediatamente sottolineato: “Il costo dell’elettricità solare è ormai inferiore a quello del carbone”.

Ma le agenzie non avevano finito di diffondere il commento che il record è stato nuovamente battuto. Venerdì 12 maggio una cordata guidata dalla giapponese SoftBank e dalla taiwanese Foxconn ha infatti vinto con 34 €/MWh una gara per due centrali solari da 200 e 300 MW da installare nell’assolato stato indiano del Rajasthan. 

Continua così inesorabilmente la corsa al ribasso che ha portato a tagliare in poco più di un anno del 44% il prezzo dell’elettricità solare.

L’accelerazione in atto non è solo legata al calo dei prezzi dei moduli, ma anche al ruolo del governo che ha offerto garanzie agli investitori e ha facilitato l’accesso ai terreni.

Questi risultati sono particolarmente significativi, considerando che il paese asiatico è, dopo Cina e Usa, il terzo responsabile delle emissioni di anidride carbonica. Le dinamiche di questi tre paesi saranno dunque decisive per il raggiungimento degli obbiettivi climatici di Parigi. 

Se lo scenario cinese sembra ormai delineato, con installazioni record nelle rinnovabili che hanno portato il governo di Pechino a bloccare la scorsa settimana la costruzione delle centrali a carbone in 29 province, ora anche l’India sembra seguire un percorso virtuoso.

L’ambizioso obiettivo al 2022 di 175.000 MW da solare, eolico e biomasse è a portata di mano. E con i nuovi prezzi del solare è possibile alzare il tiro. Il governo punta infatti a 275.000 MW rinnovabili nel 2027 e al blocco della costruzione di centrali a carbone nel prossimo decennio. 

Significativamente, in una clamorosa inversione dei ruoli, adesso sono proprio Cina e India che, ribaditi i propri impegni climatici (in realtà stanno facendo molto di più di quanto promesso a Parigi), chiedono agli Stati Uniti di Trump di chiarire la propria strategia.

Ma c’è una riflessione anche più profonda connessa con queste novità. Gli ultimi contratti sul versante fotovoltaico e su quello eolico in una molteplicità di paesi indicano infatti una svolta a livello mondiale.  

La storia energetica a partire dalla rivoluzione industriale ha visto inizialmente la centralità del carbone, successivamente la comparsa del petrolio e, infine, la diffusione su larga scala del metano. Una successione di combustibili caratterizzata da un impatto ambientale progressivamente decrescente e da una maggiore flessibilità.

L’ultimo passaggio di questa evoluzione, quello che stiamo vivendo, vede l’emergere delle nuove fonti rinnovabili decisive per vincere la sfida del riscaldamento del pianeta e destinate a dominare i futuri scenari energetici mondiali.

Solare ed eolico solo fino a cinque anni fa erano caratterizzati da costi di investimento molto elevati e ben pochi avevano pronosticato la diffusione di queste tecnologie e ancor meno il calo dei prezzi.  

La creazione di un ampio mercato delle rinnovabili, che ha consentito produzioni su larga scala innescando così la corsa verso la competitività, è merito delle politiche coraggiose dell’Europa avviate dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. È proprio grazie a questo ruolo di apripista se adesso solare ed eolico riescono a battere i combustibili fossili in un numero crescente di paesi. 

Considerando poi che sul fronte degli accumuli si sta registrando lo stesso crollo dei prezzi, nei prossimi decenni queste tecnologie sono destinate a soppiantare la produzione termoelettrica. Nelle situazioni migliori le rinnovabili risulteranno vincitrici senza neanche la necessità di dare un valore alle emissioni di carbonio al fine di contabilizzare i danni ambientali dei fossili, anche se sul breve e medio periodo per accelerare la transizione energetica in molti paesi sarà decisiva l’introduzione di un prezzo della CO2 di 20-40 €/tonnellata.

Queste prospettive devono far riflettere l’Italia, a partire dalla Strategia Energetica Nazionale in via di definizione, e l’Europa sugli scenari energetici a medio e lungo termine e sulle scelte industriali da avviare in questo comparto (di Silvestrini leggi anche Riflessioni, criticità e obiettivi per la nuova Strategia Energetica Nazionale e Il solare FV verso la conquista irreversibile del mercato elettrico).