IEA: rinnovabili al 70% degli investimenti in elettricità, ma per il clima non basta

Calano gli investimenti in fossili che però restano maggioritari considerando anche i consumi termici e i trasporti. Il mondo dell'energia sta cambiando, ma troppo lentamente per mantenere gli impegni presi a Parigi ed evitare gli effetti peggiori del global warming. Il nuovo report IEA.

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Quasi tre quarti degli investimenti in nuova potenza elettrica messi in campo nel 2015 sono stati destinati alle rinnovabili, sopratutto eolico e fotovoltaico.

Il mondo dell’energia sta cambiando, ma troppo lentamente per mantenere gli impegni presi a Parigi a dicembre ed evitare gli effetti peggiori del global warming.

Nonostante un calo drastico, dovuto al crollo del prezzo del barile, le fossili pesano ancora per il 55% della spesa energetica totale, includendo, cioè, oltre all’elettricità i consumi termici e per i trasporti.

È questo uno dei messaggi più importanti che si possono ricavare dal nuovo report IEA sugli investimenti energetici mondiali, pubblicato oggi pomeriggio (vedi allegati basso).

“A livello globale – si legge nella presentazione del report – gli investimenti nel settore energetico ancora non sono coerenti con la transizione low-carbon prevista dall’accordo sul clima di Parigi

“Mentre in linea di massima gli investimenti nell’eolico, nel fotovoltaico e per i veicoli elettrici sono allineati con l’obiettivo di limitare il surriscaldamento globale sotto i 2°, quelli in altre tecnologie a basse emissioni sono ancora in ritardo”.

Nel 2015 – si legge nel documento – gli investimenti in energia sono calati dell’8%, alla cifra di 1.830 miliardi di dollari. La contrazione, si spiega, è dovuta soprattutto alle basse quotazioni del petrolio e delle fossili, che hanno attirato 200 miliardi in meno rispetto al 2014, passando dal 61 al 55% degli investimenti totali.

Le rinnovabili (sempre parlando di investimenti totali in energia) hanno guadagnato un punto, arrivando al 17%, con 313 miliardi di $ di investimenti.

Gli investimenti in reti sono passati dal 12 al 14% del totale e quelli in efficienza dal 10% del 2014 al 12% del 2015 (vedi grafico).

Dove le fonti pulite la fanno da padrone è nel settore della produzione elettrica, che contribuisce per il 23% degli investimenti energetici complessivi (il settore oil & gas, da solo, è al 46%).

Sui 420 miliardi di dollari spesi in nuova potenza elettrica, 288, cioè circa il 70% è andato a fonti rinnovabili, come si vede dal grafico sotto, soprattutto grazie alla crescita dell’eolico, che ha visto la realizzazione di vari grandi parchi in mare.

Nell’Unione Europea gli investimenti in fonti rinnovabili, 55 miliardi di dollari, sono stati addirittura l’85% del totale del settore elettrico. Negli USA la quota delle rinnovabili negli investimenti elettrici – 40 miliardi di $ – è stata ancora maggiore, del 90%.

La crescita della domanda elettrica mondiale, mostra il report, è interamente compensata dalla nuova capacità da rinnovabili, che ha consentito in 5 anni di aumentare di un terzo la produzione.

Un altro dato notevole è relativo alla diminuzione dei costi delle nuove rinnovabili: nel 2015 a parità di investimenti si è installato il 40% in più di potenza rispetto al 2011, ottenendo il 33% in più di produzione aggiuntiva, come si vede dal grafico sopra.

Da segnalare (grafico sotto) anche la crescita dello storage: i progetti di accumulo per la rete hanno visto investimenti moltiplicati per 10 dal 2010, anche se restano minoritari rispetto al totale della spesa infrastrutture elettriche.

Dato positivo per la transizione energetica è anche quello sull’efficienza energetica: nonostante il crollo del barile e di altre commodity gli investimenti, spinti soprattutto dalle politiche, gli investimenti sono cresciuti del 6%.

Dove il crollo del barile ha fatto sentire di più il suo impatto è – ovviamente – nell’oil & gas: qui gli investimenti sono calati del 25% nel 2015 e si prevede una ulteriore riduzione del 24% per il 2016.

Qui sotto si mostra la frenata degli investimenti nell’upstream, che secondo la IEA si fermerà nel 2017.

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