Oltre un miliardo di persone in tutto il mondo è costretto a vivere senza accesso all’energia elettrica, di cui 600 milioni circa nella sola Asia; senza contare quei milioni di persone che possono utilizzare una fonte di elettricità, ma per periodi limitati e con forniture altalenanti, in condizioni cioè di “sotto elettrificazione” ben lontane dagli standard di servizio cui siamo abituati nei Paesi avanzati.

È da questi dati che prendono le mosse due recenti rapporti sui sistemi di generazione off-grid: tutte le tecnologie che permettono di produrre energia in zone geografiche remote, scollegate dalle reti nazionali. Anche se il tema può riguardare realtà molto più vicine a noi (pensiamo alle sperimentazioni su alcune isole italiane per incrementare la produzione delle fonti rinnovabili abbinate a sistemi di accumulo), qui stiamo parlando essenzialmente di piccoli impianti domestici o commerciali e di micro-reti gestite da aziende locali.

Generazione distribuita in India e Nepal

L’accesso universale all’energia entro il 2030 è uno degli obiettivi lanciati dall’Onu qualche anno fa, ma c’è ancora molta strada da percorrere. Le informazioni disponibili sono piuttosto scarse: IIASA e WRI (International Institute for Applied Systems Analysis e World Resources Institute) per la prima volta hanno cercato di valutare l’impatto socioeconomico delle soluzioni off-grid, concentrandosi su alcune comunità rurali in India e Nepal.

La domanda principale che si sono posti i ricercatori è la seguente: quali sono gli effetti della generazione distribuita sulla qualità della vita? La situazione fotografata dallo studio è molto frammentata, perché nei villaggi coesistono diverse tecnologie spesso in competizione tra loro e con differenti standard di servizio.

Micro-reti e sistemi solari domestici

Dalle micro-reti alimentate con generatori diesel a quelle che sfruttano energia idroelettrica o impianti a biomasse, passando per le installazioni stand-alone di pannelli fotovoltaici (SHS, solar home systems), è chiaro che sconfiggere la povertà energetica è più complesso di quanto si potrebbe immaginare.

La maggior parte delle reti locali garantisce elettricità solo per poche ore giornaliere e, spesso, con poca o nulla prevedibilità. A farne le spese sono soprattutto le utenze domestiche, perché i fornitori tendono a favorire i clienti commerciali, piccole imprese e negozi.

Siccome i contatori sono poco diffusi, gli utenti pagano solitamente delle tariffe flat mensili: anche in questo caso, a essere penalizzati sono soprattutto i consumatori più poveri, costretti a destinare fino al 10% del loro reddito domestico per pagare le bollette elettriche a fronte di un servizio scadente, che basta appena ad accendere qualche luce e ricaricare il telefono cellulare.

Un dato che fa riflettere è che i ricercatori non hanno riscontrato particolari differenze di reddito, tra le persone che vivono in abitazioni elettrificate e quelle prive di qualunque accesso all’energia. La diffusione delle tecnologie off-grid, con ogni probabilità, è troppo recente e a macchia di leopardo per riuscire a modificare in modo sensibile le abitudini di vita e lavoro.

Ecco perché diventa così importante, per un Paese come l’India, oltre a pianificare grandi impianti fotovoltaici, anche elaborare un piano di sviluppo energetico-rurale per promuovere servizi più moderni e dai costi più accessibili.

Il mercato mondiale dei dispositivi off-grid

I sistemi solari domestici potrebbero giocare un ruolo decisivo. Dallo studio, infatti, emerge che solo il 25% delle abitazioni che utilizza uno SHS continua a impiegare kerosene, candele o torce a batterie per l’illuminazione. Quanto vale il mercato mondiale del solare off-grid? Ha provato a rispondere l’associazione del settore, GOGLA (Global Off-Grid Lighting Association), con uno studio riferito alla seconda metà del 2015, condotto in collaborazione con Lighting Global (piattaforma della Banca Mondiale che supporta lo sviluppo di questo mercato) e la società di consulenza olandese Berenschot.

Da luglio a dicembre 2015 sono stati venduti più di quattro milioni di apparecchi solari off-grid, segnando un +40% rispetto al primo semestre dello scorso anno per un giro d’affari che ha superato 118 milioni di dollari (tutti i dati riguardano 31 produttori/distributori associati a GOGLA).

L’Africa subsahariana ha assorbito oltre metà del mercato complessivo, con circa 2,2 milioni di prodotti distribuiti in Paesi come Tanzania, Etiopia e Kenya. L’Asia ha acquistato oltre un milione e mezzo di dispositivi solari, pari al 39% circa del totale; la maggior parte è stata venduta in India (90% del mercato asiatico).

I prodotti più richiesti sono stati quelli entry-level con una capacità di 1,5 Wp, poco costosi e in grado solamente di accendere una luce led: hanno rappresentato il 54% delle vendite, ma valevano poco più del 20% dei ricavi. Molto richiesti anche i dispositivi fino a 3 Wp che permettono di ricaricare un cellulare, che hanno costituito il 39% delle vendite, facendo incassare circa 69 milioni di dollari alle aziende produttrici, pari al 58% dei ricavi globali in questo settore nella seconda metà del 2015.

Fotovoltaico in Alaska

Il fotovoltaico off-grid in zone remote sta interessando anche realtà molto distanti da quelle africane e asiatiche. Un recente studio del Dipartimento americano dell’energia (DoE), ad esempio, ha esaminato alcuni villaggi dell’Alaska. Sono centri abitati che devono ricorrere ai generatori diesel e all’olio combustibile per soddisfare il fabbisogno energetico, che è molto elevato non solo d’inverno (soprattutto per il riscaldamento) ma anche d’estate, a causa per esempio delle attività legate alla pesca e al turismo.

D’altronde, evidenzia lo studio, alcune regioni dell’Alaska presentano livelli d’insolazione paragonabili a quelli della Germania, che come tutti sappiamo, è leader mondiale delle installazioni fotovoltaiche. Ecco perché, in determinate condizioni, il fotovoltaico in territori con un clima particolarmente rigido può produrre energia a un prezzo conveniente rispetto alla generazione diesel e, quindi, contribuire a ridurre il costo complessivo dell’approvvigionamento elettrico.

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