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Spalma-incentivi, commissione Bilancio: “sottovalutato il rischio contenzioso”

Lavori in corso sul taglia-bollette: tra le proposte di modifica sullo spalma-incentivi, spunta anche l'ipotesi Robin Tax sulle rinnovabili. Intanto, in un parere appena approvato, la Commissione Bilancio del Senato conferma le perplessità sul'intervento retroattivo contro il fotovoltaico.

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Sullo spalma-incentivi “appaiono sottovalutati i rischi di contenzioso connessi alla rimodulazione degli incentivi e al conseguente allungamento dei relativi tempi di erogazione” degli incentivi. Mentre sono in corso i lavori sulla conversione in legge del decreto contenente il taglia bollette (qui testo e sintesi), in un parere approvato ieri pomeriggio (allegato in basso) la commissione Bilancio del Senato conferma la perplessità già espressa riguardo all’intervento retroattivo contro il fotovoltaico.

Non hanno convinto le parole pronunciate in commissione dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando, secondo il quale sarebbero “state poste in essere le iniziative idonee a prevenire questo rischio”. Il parere approvato dalla commissione rimarca infatti le critiche su due aspetti della misura: la dubbia applicabilità della garanzia della Cassa depositi e prestiti prevista per i finanziamenti “compensativi” agli operatori e il fatto che lo spalma-incentivi esporrà il paese a ricorsi, che come sappiamo verosimilmente porterebbero a risarcimenti miliardari.

Così si legge nel parere approvato: “Per quanto attiene all’articolo 26, comma 5 – che consente ai beneficiari delle tariffe incentivanti dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici l’accesso a finanziamenti bancari assistiti dalla garanzia della Cassa depositi e prestiti o dello Stato – non ne risulta pienamente evidente la portata finanziaria e, inoltre, appaiono sottovalutati i rischi di contenzioso connessi alla rimodulazione degli incentivi e al conseguente allungamento dei relativi tempi di erogazione”.

D’altra parte, come abbiamo riportato, almeno un centinaio di investitori hanno già avviato la prima fase della procedura arbitrale prevista dal Trattato internazionale della Carta dell’Energia. Lo spalma-incentivi come definito dal testo del decreto 91, oltre a contraddire i principi della Costituzione italiana in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sembrerebbe infrangere il citato Trattato internazionale, violandone l’articolo 10 (che garantisce il principio del giusto ed equo trattamento e tutela gli investitori da repentini e inattesi cambiamenti delle condizioni sulla base delle quali gli investimenti sono stati effettuati) nonché l’articolo 13 (che mira a proteggere gli investitori da un’espropriazione da parte di uno degli Stati contraenti).

Il parere della commissione Bilancio renderà più probabile una modifica della norma in questione? I giochi sono aperti ma raramente si era visto un tale schieramento trasversale contro un provvedimento anti-rinnovabili. La discussione sugli emendamenti al decreto è attualmente in atto alle commissioni Industria e Ambiente del Senato, quelli riguardanti il pacchetto taglia-bollette, che contiene lo spalma-incentivi (art. 26) e la norma sull’autoconsumo (art. 24) dovrebbero essere affrontati lunedì.

Tra le ipotesi c’è quella che la spalmatura obbligatoria degli incentivi da 20 a 24 anni sia sostituita dall’alternativa proposta da Confindustria: usare dei bond emessi dal GSE per alleggerire la componente A3 (a beneficio di tutti e non solo delle Pmi). A favore di una soluzione del genere tre emendamenti identici provenienti dai partiti di maggioranza (si veda al link in basso i punti 26.12, 26.13, 26.15), a firma rispettivamente Merloni (PI-Gruppo per l’Italia), Mancuso (Ncd) e Puppato (PD). La grande incognita da cui dipende la percorribilità di questa alternativa indicata è come il Tesoro considererà rispetto al debito pubblico la spesa del GSE per emettere i bond.

Tra le altre ipotesi in ballo, tra gli emendamenti emerge anche la proposta, di Tommaselli (PD), di applicare l’addizionale Irpef del 5,5% della cosiddetta Robin Tax anche a tutte le aziende delle rinnovabili che abbiano un volume di ricavi superiore a 300 mila euro e di un reddito imponibile superiore a 30.000 euro.

Altri emendamenti chiedono invece direttamente la soppressione dello spalma-incentivi, l’articolo 26 del decreto: tra questi anche emendamenti a firma degli stessi Mancuso e Puppato, De Petris (Sel), Fravezzi (Aut), Di Maggio (PI), Maran (Scelta Civica), Consiglio (Lega Nord), Perrone (FI) e i senatori M5S.

Altra norma controversa che il mondo delle rinnovabili spera di vedere stralciata o quantomeno corretta è quella che introduce il pagamento di parte degli oneri di sistema anche sull’energia autoconsumata, scaricando possibili aumenti futuri della quota da pagare sugli impianti che si realizzeranno dal 2015. Anche qui emendamenti provenienti da senatori di tutti gli schieramenti chiedono direttamente di stralciare l’articolo in questione, mentre altre proposte di modifica intervengono sulla questione più critica, cioè gli aumenti non prevedibili e scaricati sul nuovo.

Staremo a vedere e vi terremo aggiornati.

Il parere della Commissione Bilancio del Senato

Gli emendamenti al decreto

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