Per capire se siamo in dirittura d’arrivo sul burden sharing, cioè sulla norma che regola la quota a carico delle Regioni per la produzione da fonti rinnovabili al 2020, Qualenergia.it intervista l’Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione della Regione Piemonte, Massimo Giordano, chiedendogli anche quali misure la Regione sta approntando per soddisfare obiettivi che, come ci spiega, ritiene molto ambiziosi, ma che comunque andranno misurati meglio nel corso dei prossimi anni. Di questi temi si parlerà il 23 febbraio a Roma anche nel corso del workshop “Normative regionali e solare termico tra obbligo negli edifici e burden sharing” organizzato nell’ambito della Conferenza dell’Industria Solare (CIS-IT).


Assessore Giordano, qual è l’attuale quadro dello stato del burden sharing nelle diverse amministrazioni regionali e quali i tempi per renderlo operativo?


Ci sarà oggi (martedì 21 febbraio, ndr) un’ulteriore Commissione politica Energia-Ambiente e una Conferenza tecnica Stato-Regioni per valutare gli ulteriori emendamenti proposti dalla Regione Calabria, Veneto e Basilicata. In realtà il 21 dicembre eravamo arrivati ad un testo su cui si era trovato l’accordo anche del Ministero. Tuttavia, durante la conferenza politica Stato-Regioni del 2 di febbraio due regioni non hanno dato l’assenso all’intesa e quindi al fine di evitare che ci fosse un procedimento senza l’intesa, il Presidente Errani ha deciso il rinvio. La Conferenza politica Stato-Regioni si svolgerà quindi mercoledì 22 febbraio. La preoccupazione è che questi emendamenti non trovino l’assenso del Ministero nella conferenza tecnica Stato-Regioni. Se si raggiungesse l’Intesa il DM burden sharing verrà emanato entro pochi giorni, se non ci sarà l’Intesa immaginiamo che non si andrà comunque oltre un mese.


Su cosa vertono questi nuovi emendamenti?


Per quanto riguarda quello proposto dalla Regione Calabria, si sostiene che l’onere economico a carico delle Regioni che hanno un obiettivo superiore alla media nazionale debba ricadere non solo sulla Regione che non raggiunge l’obiettivo ma anche su tutte le Regioni che hanno un obiettivo inferiore alla media nazionale. Questa però è una proposta di emendamento già bocciata a novembre dalla Commissione Politica Ambiente-Energia. La Regione Veneto chiede invece un emendamento per gli impianti a fonti rinnovabili che si trovano a ‘scavalco’ tra due regioni , cioè sulle modalità di contabilizzazione della produzione per simili impianti (i problemi sono soprattutto su impianti idroelettrici afferenti ai territori della Regione Veneto e delle Province di Trento e Bolzano). Infine, la Regione Basilicata chiede alcune modifiche tra cui una in particolare sull’andamento degli obiettivi intermedi del burden sharing. Gli obiettivi vengono verificati ogni biennio e aumentano seguendo un andamento lineare, mentre la Basilicata propone di seguire una curva non lineare. Questo è un emendamento che difficilmente sarà accolto perché richiederebbe una modifica degli obiettivi indicati nel Piano di Azione Nazionale.


Sulla bozza del burden sharing ci sono ovviamente delle rigidità.


La tabella A è, per così dire, statica. Cioè l’obiettivo nazionale del 17%, a cui è stato sottratto la percentuale relativa ai trasporti, viene ripartito in base al potenziale delle singole regioni, tenuto conto dello stato dell’arte delle installazioni, che non è però basato su dati rilevati, ma prettamente statistici. Per accettare questa tabella è necessario fare un “atto di fede”, perché nessuna regione è oggi in grado di approvare né confutare quei dati. Abbiamo capito e in gran parte condiviso la metodologia sottostante, ma la potenzialità delle singole regioni non è al momento scientificamente provabile. Quindi abbiamo pensato di introdurre al 2014, allorché ci sarà il secondo step di verifica, un momento di ulteriore riscontro che consentirà; se si rilevasse uno scostamento del raggiungimento dell’obiettivo nazionale superiore al 30% rispetto a quello indicato nel PAN e nella tabella A, di rivedere la ripartizione tra le regioni.


La Regione Piemonte ritiene che il suo obiettivo sia eccessivo rispetto alle potenzialità?


Allo stato attuale ci sembra così. Ma poiché ci potrebbero sfuggire alcuni dati di impianti approvati dalle Province e che potrebbero essere anche entrati in funzione, oltre alle incertezze sui reali dati dei consumi, abbiamo pensato che valga la pena attrezzarci così da arrivare al 2014 con dati certi e verificare a che punto saremo e se l’obiettivo al 2020 sia effettivamente realizzabile.


Come si sta muovendo la Regione Piemonte dal punto di vista normativo ai fini del raggiungimento dell’obiettivo 2020?


Il Piemonte fino a quando è stato possibile ha recepito le linee guida nazionali. Lo scorso anno abbiamo individuato le aree inidonee al fotovoltaico a terra, adesso quelle per gli impianti a biomassa al fine di dare indicazioni programmatiche al mercato ed alle autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni. Nel momento in cui verrà approvato il burden sharing dovremo aggiornare il Piano Energetico-Ambientale Regionale. Queste due fonti rinnovabili sono state ritenute prioritarie anche alla luce dei numerosi contenziosi generati sul territorio e quindi richiedevano interventi normativi ad hoc. Abbiamo inoltre approvato delle linee guida procedurali al fine di consentire alle Province di applicare il D.lgs.387/2003 in maniera omogenea sul territorio piemontese evitando disparità di trattamento tra progetti proposti in aree diverse del Piemonte. Per quanto riguarda il nuovo Piano energetico-ambientale aspettiamo l’ufficialità dell’obiettivo di burden sharing ed i due decreti relativi agli incentivi al fine di programmare misure incentivanti complementari e sinergiche a quelle nazionali.


Sulle due linee per gli obiettivi 2020, cioè rinnovabili ed efficienza, cosa state predisponendo come Regione Piemonte?


Il piano energetico-ambientale regionale, la cui approvazione segue un percorso lungo anche condizionato agli esiti della Valutazione Ambientale Strategica cui deve essere assoggettato, si fonderà principalmente su tre assi: lo sviluppo delle rinnovabili, la promozione delle misure per il risparmio e l’efficienza energetica, la promozione di un piano di reti di teleriscaldamento e di infrastrutture energetiche e, infine, su azioni di sistema che riguardano anche il recepimento delle nuove normative uscite in questo anno e mezzo ai fini dell’aggiornamento della normativa regionale, la legge regionale n.13/2007.


Qualche maggiore dettaglio sulle azioni regionali per lo sviluppo di rinnovabili ed efficienza energetica?


Per quanto concerne le rinnovabili i nostri target saranno soprattutto le imprese e gli enti pubblici. Per definire al meglio le nostre misure restiamo in attesa dei decreti sugli incentivi, soprattutto quelli relativi alle rinnovabili termiche, perché le normative regionali devono essere complementari e sinergiche a quelle nazionali. Sull’efficienza invece verranno coinvolti anche i privati. Abbiamo anticipato la misura per gli edifici a ‘quasi zero emissioni’. Adesso siamo nella fase dell’istruttoria dei progetti, ma va detto che occorrono anche azioni di disseminazione al fine di diffondere questa nuova tipologia di edifici. Si trattava di un bando a sportello e già con il primo giorno avevamo, di fatto, esaurito le risorse che ammontavano a più di due milioni di euro. Sull’efficienza verranno considerati tra i target anche i condomini. Se non basterà il Fondo Kyoto, costituiremo un fondo rotativo regionale per la sostituzione degli impianti termici obsoleti e per promuovere l’efficienza energetica nel settore residenziale e pubblico. Anche qui sarà necessario capire come si svilupperà la normativa nazionale. Sulla parte riguardante le reti, proveremo a promuovere la predisposizione dei Piani per il teleriscaldamento e teleraffrescamento previsti dal D.lgs.28/2011 presso gli enti locali.